Brexit: termina processo della Corte Suprema, UE lancia ultimatum a Johnson

Pubblicato il 19 settembre 2019 alle 18:46 in Europa UK

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Si è chiuso il terzo e ultimo giorno del processo alla Corte Suprema in merito alla liceità della sospensione delle attività parlamentari del Regno Unito. Mentre la Corte ascoltava le testimonianze, il Consiglio dell’UE imponeva a Johnson un ultimatum di 12 giorni per presentare un accordo di recesso alternativo.

Nonostante la sospensione delle attività del Parlamento inglese, la Brexit continua a impegnare a pieno i politici inglesi, i quali si sono trovati, giovedì 19 settembre, di fronte la Corte Suprema del Regno Unito per l’ultimo giorno del processo teso a decidere in merito alla competenza dell’autorità giudiziaria e alla possibilità che il governo abbia o meno infranto la legge nel sospendere le Camere fino al 14 ottobre.

Se il 17 settembre è stato il giorno che la Corte Suprema ha dedicato all’accusa, il secondo giorno del processo ha coinvolto il legale rappresentante del governo, James Eadie, il quale ha sostenuto che la decisione di Johnson è “politica” e non “di competenza della giustizia”.

Il terzo giorno del processo è stato interamente dedicato alle testimonianze degli autorizzati a intervenire in sede di appello. Tra questi, gli avvocati dell’ex premier, John Major, il quale aveva guidato il governo dal 1990 al 1997. Secondo quanto sostenuto dai legali rappresentanti di Major, la decisione di Johnson va contrastata in quanto ha ingannato la regina perché è derivata interamente da “interessi politici”. In simil modo, il legale del governo scozzese, James Wolffe, ha dichiarato che “la giustificazione della non-interferenza delle corti in questioni politiche non dovrebbe essere applicata a una decisione che priva il Parlamento dei mezzi in base ai quali esso assicura l’affidabilità dell’esecutivo in merito alle questioni politiche”.

Al termine dell’udienza, la presidente della Corte Suprema, Brenda Hale, ha ribadito che “il processo non riguarda quando e a quali condizioni il Regno Unito lascerà l’Unione Europea. Al contrario, ci stiamo solo occupando della legittimità della sospensione delle attività del Parlamento”, in merito al quale verrà emessa una sentenza entro l’inizio della prossima settimana.

Dei 12 giudici che compongono la Corte suprema, 11 sono coinvolti nell’emissione del giudizio. Al termine del processo, servirà qualche giorno prima dell’emissione della sentenza da parte della Corte Suprema. Se vince il governo, le attività del Parlamento rimarranno sospese fino al 14 ottobre come da richiesta di Johnson. Se vince l’opposizione, i giudici della Corte Suprema possono ordinare la ripresa delle attività delle Camere.

Nel frattempo, continuano le discussioni tra il governo inglese e l’Unione Europea.

Il premier finlandese, Antti Rinne, il quale detiene la presidenza del Consiglio dei ministri europei, ha annunciato che Johnson avrà 12 giorni per presentare all’Europa “in forma scritta” un accordo alternativo e, qualora non dovesse riuscirci, “allora sarà finita”. La dichiarazione di Rinne, tuttavia, sebbene abbia ricevuto il sostegno del presidente francese, Emmanuel Macron, incontrato il giorno precedente da Rinne, non è ancora stata discussa con i leader delle istituzioni e degli altri Paesi europei.

Di fronte a tale ultimatum, una fonte vicina al governo inglese ha dichiarato che il Regno Unito “continuerà a negoziare e ad avanzare proposte al momento opportuno”.

Nel frattempo, poche ore dopo le dichiarazioni di Rinne, l’esecutivo inglese ha annunciato di aver condiviso numerosi “documenti confidenziali che riflettono le idee che il Paese ha portato avanti” sulla Brexit, aggiungendo che i ministri presenteranno “soluzioni scritte quando saranno pronti” e non in risposta “a una finta scadenza”.

I documenti presentati dal governo, tuttavia, secondo quanto reso noto da una fonte interna al governo, non sono stati condivisi in virtù dell’annuncio di Rinne.

Il Regno Unito ha assunto l’impegno di lasciare l’UE entro il 31 ottobre rinegoziando l’accordo precedentemente raggiunto tra Buxelles e l’ex premier, Theresa May, il quale era stato respinto per tre volte dai legislatori, oppure andando via senza aver concordato un accordo di recesso. Lunedì 9 settembre, però il Parlamento aveva ottenuto l’approvazione della regina sul disegno di legge che di fatto vieta l’uscita dall’UE senza un accordo. La legge approvata prevede che il primo ministro avrà tempo fino al 19 ottobre, ovvero 2 giorni dopo il vertice con l’Unione, per raggiungere un accordo con l’UE e farlo approvare dal Parlamento inglese o, in alternativa, ottenere il consenso dei deputati sull’uscita senza un accordo. Nel caso in cui ciò non avvenga entro il 19 ottobre, il premier dovrà a quel punto chiedere a Bruxelles un’estensione della scadenza per l’abbandono da parte del Regno Unito del blocco comunitario, prorogandola al 31 gennaio 2020, sempre se l’Unione non propone una data alternativa. In caso contrario, il premier avrà 2 giorni di tempo per accettare la nuova scadenza, che però potrà nel frattempo essere rigettata dai membri del Parlamento.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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