Venezuela: rilasciato vicepresidente del parlamento

Pubblicato il 18 settembre 2019 alle 10:05 in America Latina Venezuela

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Il procuratore generale del Venezuela, Tarek William Saab, ha annunciato tramite un tweet la decisione di rilasciare Edgar Zambrano, primo vicepresidente dell’Assemblea nazionale, detenuto nel carcere militare di Fuerte Tiuna dallo scorso 8 maggio, quando fu arrestato per il suo ruolo nel tentato golpe contro Nicolás Maduro del 30 aprile. Nel pomeriggio di martedì 17 settembre è stata poi resa nota la decisione presa dalla Commissione per la verità e la pace pubblica. Il rilascio, una risorsa utilizzata in precedenza nei negoziati tra governo e opposizione, è arrivato poco dopo. “La mia prigione è ingiusta, una violazione della Costituzione e dell’immunità parlamentare. Speriamo che a partire da domani ci saranno altri 58 rilasci” – ha dichiarato Zambrano lasciando il carcere. 

Il vicepresidente del parlamento non potrà lasciare il paese e sarà sottoposto a diverse misure legate alla libertà condizionale, tra cui presentarsi in tribunale ogni 30 giorni.

La liberazione di Zambrano e di altri detenuti per ragioni politiche è uno dei punti dell’accordo siglato dal ministro della Comunicazione, Jorge Rodríguez, con un settore dell’opposizione, la Concertación por el cambio. Il governo di Caracas sottolinea come il chavismo ha “tutte le intenzioni” di rispettare l’accordo e invita altri settori dell’opposizione a unirsi al patto, isolando “i radicali”.

Di tutt’altro avviso il leader dell’opposizione e presidente auto-proclamato Juan Guaidó. “La liberazione di Zambrano e dei prigionieri politici è una vittoria della cittadinanza, delle pressioni internazionali e del rapporto Bachelet, non una ‘cortesia’ della dittatura” – ha dichiarato Guaidó in un messaggio diffuso sui social media. “L’abbiamo detto oggi: non avrebbero mai dovuto finire dietro le sbarre. La liberazione è il risultato dell’impegno di coloro che non si arrendono”.

Alla scarcerazione di Zambrano non ha fatto seguito, tuttavia, l’applicazione di un altro punto dell’accordo, e cioè il ritorno del gruppo parlamentare del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) di Maduro, all’assemblea nazionale.

Lo schieramento della polizia attorno al palazzo legislativo martedì 17 settembre era imponente a causa del timore di incidenti e scontri tra chavisti e anti-chavisti. I deputati del PSUV, che lunedì 16 settembre avevano annunciato il loro ritorno agli scranni che avevano lasciato nel 2017, non si sono presentati. I 55 seggi che avevano ottenuto nel 2015 sono rimaste  vuote mentre il resto della camera ha serrato i ranghi attorno a Guaidó, come Presidente del parlamento e “responsabile della transizione, sostenuto da oltre 50 paesi, fino a quando Maduro lasci il potere o libere elezioni si svolgano con poteri pubblici indipendenti” – secondo la mozione approvata dall’Assemblea Nazionale.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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