Turchia: la “safe zone” ospiterà milioni dei rifugiati siriani dell’Europa

Pubblicato il 18 settembre 2019 alle 15:00 in Europa Siria Turchia

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Il presidente turco, Tayyip Erdogan, ha dichiarato che la cosiddetta “safe zone” che sarà istituita nel Nord della Siria potrà ospitare 2-3 milioni dei rifugiati siriani che si trovano oggi in Turchia e in Europa.

Tali dichiarazioni sono state rilasciate dal presidente turco il 18 settembre. Erdogan ha poi ripetuto che Ankara avrebbe attuato tale progetto anche senza il supporto degli Stati Uniti, se questi non si fossero mostrati favorevoli. “Con la trasformazione dell’area a Est dell’Eufrate in un luogo sicuro, a seconda della profondità di questa zona, potremo reinsediare 2-3 milioni di sfollati che vivono attualmente nel nostro paese e in Europa”, ha affermato. “Vogliamo vedere un forte sostegno da parte dei Paesi europei, sia sulle questioni riguardanti Idlib, sia sulla regione ad Est dell’Eufrate. Siamo pieni di parole e ci aspettiamo un’azione”, ha sottolineato Erdogan. “Se non riusciamo a stabilire rapidamente la pace a Idlib, non saremo in grado di sostenere l’onere di 4 milioni di siriani che vivono in quella regione”, ha aggiunto il presidente turco.

L’intesa USA-Turchia, secondo fonti turche, deriva dalla preoccupazione di Washington di una grave azione militare unilaterale di Ankara. Da parte sua, la Turchia è preoccupata per la situazione corrente ed ha minacciato di avviare un’operazione transfrontaliera contro le fazioni curde siriane, che considera alleate dei combattenti curdi nel suo territorio. Inoltre, il Paese ha schierato 12 postazioni di osservazione a Idlib e nelle aree circostanti, in attuazione dell’accordo di Sochi, raggiunto un anno e mezzo fa per stabilire una zona smilitarizzata nella provincia, ed impedire una vasta operazione militare siriana. Non da ultimo, lo scorso 13 settembre, il presidente turco Erdogan ha avvertito che qualsiasi attacco delle forze del regime siriano ai posti di osservazione turchi richiederebbe una risposta da parte delle truppe turche, minacciando un confronto diretto tra Ankara e Assad. 

Un aumento dei combattimenti nel Nord-Ovest della Siria hanno poi aumentato il rischio che una nuova ondata di migranti si riversi in Turchia, che ospita già circa 3.6 milioni di rifugiati siriani. Sin dalla fine del mese di aprile, la provincia di Idlib e le aree adiacenti, nel Nord-Ovest del Paese, hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia. Sebbene nei primi tre mesi i combattimenti fossero concentrati soprattutto nell’area rurale di Hama, le forze del regime hanno iniziato, l’8 agosto, ad ampliare il proprio raggio di azione nella periferia meridionale di Idlib. Dopo circa quattro mesi di combattimenti e 950 civili morti, venerdì 30 agosto, l’esercito russo aveva reso noto di aver accettato un cessate il fuoco unilaterale nella regione Nord-occidentale di Idlib, che avrebbe rispettato anche il regime siriano a partire dalla mattina di sabato 31 agosto. 

Tuttavia, già a partire dal 10 settembre, tale tregua è stata violata. Uno degli ultimi attacchi risale al 12 settembre, quando aerei da guerra russi hanno lanciato per la seconda volta attacchi missilistici nella zona di Jisr al-Shughur, situata nell’area rurale occidentale di Idlib. Anche il terrorismo continua a sconvolgere l’area. Nella giornata del 15 settembre, oltre ad attacchi delle forze del regime nell’area meridionale di Idlib, un’automobile carica di esplosivo è esplosa nei pressi di un ospedale in un villaggio siriano al confine con la Turchia, al-Rai, uccidendo 10 persone e ferendone altre 15. Secondo fonti della difesa civile siriana, presente a Idlib, vi sono state diverse vittime, tra cui una donna morta a Kansafra e 4 civili, tra cui 2 bambini, uccisi da un proiettile di mortaio a Baluon, nel Sud di Idlib. In particolare, secondo la medesima fonte, sono stati 14 i villaggi e le municipalità colpite nel Sud e nell’Est del governatorato, con 229 razzi e 13 missili altamente esplosivi.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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