Spagna: nessun accordo, si va verso il voto a novembre

Pubblicato il 18 settembre 2019 alle 9:48 in Europa Spagna

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Il Re di Spagna, Felipe VI, ha constatato che non c’è accordo tra i partiti e che nessuno ha possibilità di essere investito presidente dalle Cortes entro lunedì 23 settembre. Di conseguenza il monarca non ha dato nessun incarico e il paese sarà convocato alle urne il prossimo 10 novembre. Lo ha reso noto il premier ad interim, il socialista Pedro Sánchez, che dopo l’incontro con il Re, ha dichiarato che la legislatura è finita. Era iniziata ufficialmente il 21 maggio, dopo il voto del 28 aprile. 

Il premier socialista ha accusato gli altri partiti di “aver reso impossibile” la formazione del governo ed ha dichiarato in conferenza stampa di avere “tentato il tutto per tutto”. Gli altri partiti addossano tutta la responsabilità a Sánchez. La formazione di sinistra radicale Unidas Podemos lo accusa di aver respinto ogni idea di governo di coalizione, nonostante le diverse formulazioni proposte da Pablo Iglesias, insistendo su un monocolore socialista nonostante il PSOE avesse solo 123 seggi su 350.

I liberali di Ciudadanos, che lunedì avevano tentato di sbloccare la situazione offrendo a Sánchez un’astensione condizionata in cambio della denuncia del patto di governo tra socialisti, nazionalisti baschi e sinistra radicale in Navarra, della disponibilità a sospendere nuovamente l’autonomia catalana in caso la situazione lo richieda e dell’impegno a non aumentare le tasse a famiglie e liberi professionisti, hanno definito la risposta del premier alla loro proposta una “presa in giro”, e sottolineano la sua “incapacità di negoziare con chicchessia” che porterà il paese alle urne.

Il Partito Popolare, che in due occasioni aveva proposto a Sánchez dei ‘patti di stato’ sulla base dei quali far partire la legislatura, segnala l’incapacità del leader socialista di stringere accordi. “Voleva governare ‘a destra e a sinistra’, non è stato in grado di stringere accordi né a destra né a sinistra” – affermano fonti del partito.

Sinistra Repubblicana di Catalogna esprime rammarico per la mancata coalizione di sinistra PSOE-Podemos, mentre le altre formazioni minori sottolineano la “poca responsabilità” dei grandi partiti.

La stampa spagnola è durissima. “Saranno le seconde elezioni generali in sette mesi e la quarta in quattro anni, un caso senza precedenti in Europa che segna il fallimento di una generazione di politici” – scrivono Anabel Díaz, Miquel Alberola e Carlos Cué su El País, ricordando come gli spagnoli siano stati chiamati alle urne il 20 dicembre 2015, il 26 giugno 2016, il 28 aprile scorso e ora il 10 novembre prossimo. “Il costo sociale ed economico del blocco politico lo pagheranno tutti gli spagnoli” – si legge nell’editoriale del quotidiano madrileno El Mundo, che definisce quelli della legislatura attuale “i lavori parlamentari più idioti della democrazia”.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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