Libia- Italia: al-Sarraj incontra Conte

Pubblicato il 18 settembre 2019 alle 17:24 in Italia Libia

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Il presidente del Consiglio presidenziale della Libia e premier del governo di Tripoli, Fayez al-Sarraj, si è recato a Roma per incontrare, il 18 settembre, il primo ministro italiano, Giuseppe Conte. Al centro del meeting, la questione Libia ed il tema migranti.

L’incontro, svoltosi a Palazzo Chigi, alla presenza di diversi funzionari sia italiani sia libici, è stato organizzato nel quadro delle relazioni di cooperazione Italia- Libia e del processo di consultazione tra le due parti. Durante il meeting, Conte e al-Sarraj hanno discusso del coordinamento congiunto in materia di contrasto all’immigrazione irregolare e del sostegno italiano alla Libia nel settore dei servizi e delle infrastrutture. Non da ultimo, è stato altresì evidenziato il continuo sostegno alla Guardia Costiera e la necessità di offrire programmi di formazione che forniscano le competenze tecniche e professionali necessarie.

Da parte sua, il premier italiano, nel corso dell’incontro, ha evidenziato che non esiste una soluzione militare alla crisi libica e, pertanto, l’Italia desidera perseguire una soluzione politica, l’unica davvero sostenibile, in grado di portare stabilità e crescita in Libia, oltre ad instaurare legami di cooperazione con Tripoli. Circa la minaccia terroristica, fonte di preoccupazione a livello internazionale, il primo ministro italiano ha invitato la controparte a continuare a profondere sforzi per contrastare gli estremisti annidati tra le milizie.

Conte ha poi accolto con favore l’iniziativa di al-Sarraj, circa l’organizzazione di un forum libico, volto a raggiungere una soluzione inclusiva che metta d’accordo i cittadini libici. Inoltre, il primo ministro ha elogiato il ruolo del governo di Tripoli nella lotta al terrorismo ed il lavoro svolto dalla Guardia Costiera libica nel contrastare l’immigrazione e nel salvare i migranti, nonostante il Paese stia affrontando crisi e difficoltà.

Non da ultimo, è stato sottolineato come l’opinione pubblica italiana sia sensibile a questioni riguardanti le condizioni umanitarie in Libia, i flussi migratori e la gestione dei centri di detenzione. A tal proposito, Conte si è detto speranzoso circa una maggiore collaborazione tra le agenzie Onu presenti sul posto.

A sua volta, il premier libico ha espresso il proprio apprezzamento verso la posizione dell’Italia, che rifiuta qualsiasi tipo di aggressione e sostiene il processo democratico in Libia. “L’aggressore non è più un partner della soluzione politica”, ha affermato al-Sarraj, il quale ha evidenziato il desiderio del proprio Paese di contrastare i propri aggressori e porre fine al progetto di “militarizzare” la Libia.

Uno degli ultimi meeting Italia-Libia si è svolto il 30 luglio scorso, quando al-Sarraj, ha incontrato l’ambasciatore italiano, Giuseppe Buccino Grimaldi, nella capitale libica. “Rappresentiamo un messaggio di stabilità per tutti”, aveva dichiarato Grimaldi, aggiungendo: “Se prima il dialogo era bilaterale, ormai ogni soluzione politica deve essere multilaterale”.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

L’ultima ondata di violenti combattimenti tra le due fazioni, che ha avuto inizio il 4 aprile, ha causato la morte di 1093 persone, tra cui anche civili, ed il ferimento di altri 5762. Stando alle cifre Onu, sono, invece 120.000 gli sfollati causati dal conflitto.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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