Elezioni israeliane: l’esito dei primi risultati

Pubblicato il 18 settembre 2019 alle 15:58 in Israele Medio Oriente

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Israele ha assistito, il 17 settembre, a elezioni legislative che mirano a formare un nuovo governo nel Paese. Secondo i risultati preliminari, basati sul 92% dei voti, è il partito Kahol Lavan, Blue and White, con il candidato Benny Gantz, ad essere in testa rispetto al suo rivale, il primo ministro Benjamin Netanyahu, a capo di Likud.

Tuttavia, nessuno dei due partiti, sino ad ora, è riuscito a raggiungere la maggioranza per formare un nuovo governo alla Knesset. In particolare, secondo i dati emessi dalla commissione elettorale centrale, Likud e Blue and White hanno conquistato lo stesso numero di seggi, pari a 32, sui 120 complessivi. La coalizione di Netanyahu, composta prevalentemente da partiti religiosi, si attesta intorno a 55 mentre, con i propri alleati, Gantz potrebbe arrivare a 59 seggi, un numero comunque insufficiente per raggiungere la soglia di 61, che è la maggioranza più uno della Knesset. Il terzo partito di maggiore rilevanza è rappresentato dalla Lista congiunta dei partiti arabi, una coalizione formata da quattro partiti arabi, con 12 seggi. A seguire, vi è il partito di destra Yisrael Beiteinu, guidato da Avigdor Lieberman, che ha vinto 9 seggi. Lo stesso numero è stato raggiunto da un altro partito di destra, Shas.

I risultati mostrano che senza Yisrael Beiteinu, Netanyahu non sarà in grado di formare un nuovo governo. Nel suo primo discorso dopo le elezioni, il premier non ha dichiarato la vittoria né ha ammesso la sconfitta, affermando di essere in attesa dei risultati finali definitivi. Per il primo ministro, Israele ha davanti a sé numerose sfide ed opportunità, rappresentate dal piano proposto dagli USA per risolvere il conflitto arabo-israeliano, il cosiddetto accordo del secolo, e la minaccia iraniana. Tutto ciò richiede la formazione di un governo sionista, forte e stabile, che si impegni negli interessi di uno Stato ebraico. “Non c’è e non vi potrà essere alcun governo che si basi su partiti arabi ostili al sionismo” sono state le parole di Netanyahu.

Dal canto suo, la controparte di Blue and White ha affermato di essere riuscito nella propria missione mentre il proprio rivale Netanyahu ha fallito. Gantz ha poi reso noto di aver intrapreso contatti e relazioni con gli altri partiti, con l’obiettivo di formare un governo di unità, sebbene sia ancora in attesa degli ultimi risultati ufficiali. Il leader dei nazionalisti di destra, Liebermann ha, invece, esortato il presidente israeliano, Reuven Rivlin, a riunire i leader di Likud e Blue and White il prossimo 20 settembre, invitandoli a formare un governo di unità tra di loro. “A tutti i livelli, sia economici che di sicurezza, siamo in uno stato di emergenza” sono state le parole di Liebermann, secondo cui Israele ha bisogno di un governo a lungo termine e non di un esecutivo che miri alla sopravvivenza settimana per settimana, e che rischia di vedere negata ogni volta la fiducia.

La decisione di indire nuove elezioni è stata approvata dal parlamento israeliano il 30 maggio scorso, dopo che Benjamin Netanyahu non era riuscito a formare una coalizione in grado di governare il Paese, nonostante il suo partito, Likud, insieme agli alleati di destra, avesse ottenuto la maggioranza dei seggi.

Negli ultimi mesi, il premier ha dovuto affrontare accuse di corruzione, frode e abuso d’ufficio. La precedente campagna di Netanyahu si era basata sulla linea dura nei confronti della resistenza palestinese e sui successi ottenuti nelle relazioni con i maggiori attori del panorama politico internazionale. In tale quadro, uno dei più importanti traguardi raggiunti durante il suo mandato è stato il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, avvenuta il 14 maggio 2018. Tale evento ha portato al riconoscimento della città come capitale di Israele, da parte degli Stati Uniti, nonostante la Città Santa goda di uno status internazionale, regolato da un piano di spartizione delle Nazioni Unite.

Un altro rilevante successo, per Israele, è stato il riconoscimento americano, avvenuto il 25 marzo, della sovranità israeliana sulle Alture del Golan, conquistate alla Siria a seguito della vittoria della guerra arabo-israeliana del 1967. L’ultimo annuncio di Netanyahu, durante la precedente campagna elettorale, ha riguardato l’intenzione di annettere le colonie israeliane in Cisgiordania. Tale mossa è considerata illegale ai sensi del diritto internazionale. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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