Donna palestinese uccisa da forze di sicurezza israeliane

Pubblicato il 18 settembre 2019 alle 12:48 in Israele Palestina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La polizia israeliana e fonti mediche locali hanno riferito, mercoledì 18 settembre, che una donna palestinese è stata uccisa a colpi di arma da fuoco dalle forze di sicurezza israeliane.

Secondo quanto dichiarato, la donna, prima di essere uccisa, ha cercato di accoltellare le forze dell’ordine che si trovavano al posto di blocco di Qalandiya, situato tra la città di Ramallah, nella Cisgiordania occupata, e Gerusalemme Est. Il portavoce della Polizia nazionale israeliana, Micky Rosenfeld, ha affermato che la donna, al momento non ancora identificata, si era avvicinata alla corsia dei veicoli presso il checkpoint, ignorando l’invito delle forze di sicurezza a fermarsi. Da parte israeliana è stato affermato che, prima di aprire il fuoco, la donna ha tirato fuori un coltello ed in quel momento è stata sparata alla gamba.

Secondo testimoni presenti sul posto, la donna si trovava, invece, nell’area pedonale del checkpoint quando è stata colpita. Le stesse fonti hanno aggiunto che l’esercito ha chiuso il posto di blocco ai pedoni e ha impedito alle ambulanze palestinesi di raggiungere la donna e curarla, lasciandola sanguinare per molto tempo. È stato l’ospedale di Gerusalemme, Hadassah, ad aver dato la notizia del decesso. Per l’agenzia di stampa palestinese WAFA, la donna non costituiva alcun pericolo.

Diverse organizzazioni locali ed internazionali per i diritti umani hanno più volte evidenziato le proprie preoccupazioni circa l’uso di eccessiva forza e violenza da parte delle forze di sicurezza israeliane quando si trovano ad affrontare attacchi da parte palestinese, reali o presunti. Nel 2015, Israele ha reso meno severi i regolamenti riguardanti il confronto con armi da fuoco, consentendo ai propri agenti di sparare con proiettili veri contro coloro che lanciano pietre o esplosivi per primi, senza dover impiegare dapprima armi non letali.

Tale incidente giunge in un momento particolare per Israele, alla luce delle elezioni del 17 settembre che hanno visto scontrarsi, in particolare, il premier Benjamin Netanyahu ed il suo maggiore sfidante, Benny Gantz, in una battaglia verso la formazione del nuovo governo. Non da ultimo, il premier israeliano, prima delle elezioni, il 10 settembre, ha altresì annunciato la propria intenzione di annettere la Valle del Giordano alla Cisgiordania occupata, in caso di vittoria.

Si tratta di territori che equivalgono a circa un terzo della Cisgiordania. In particolare, da quando Israele ha occupato la Cisgiordania nel 1967 e fino ad ora, sono stati creati 36 insediamenti nelle valli palestinesi, costruiti su circa 27 mila dunum di terra arabile, e sede di circa 9500 coloni. A ciò si aggiungono otto campi di addestramento israeliani presenti nell’area e 11 insediamenti nel governatorato settentrionale di Tubas, in cui vivono circa 1.500 coloni.

A livello europeo, Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Spagna, hanno fortemente condannato l’intenzione di Netanyahu. A questi si sono aggiunti i Paesi della Lega Araba ed il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, il quale ha espresso il proprio stato di preoccupazione a riguardo. Nello specifico, secondo Guterres, l’annessione di tali aree in caso di vittoria costituisce una grave violazione del diritto internazionale, ma anche “un danno alle possibilità di rilanciare i negoziati e la pace regionale”.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.