Balcani: la Germania non farà da mediatore tra Serbia e Kosovo

Pubblicato il 18 settembre 2019 alle 13:20 in Germania Kosovo Serbia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Germania ha rivelato di non prevedere di nominare un rappresentante speciale che possa occuparsi del dialogo tra Serbia e Kosovo.

Il dialogo, secondo quanto dichiarato dall’Ambasciata tedesca con sede a Pristina, mercoledì 18 settembre, dovrebbe essere facilitato dall’Unione Europea, più che da Berlino. Ciò non scaturisce, tuttavia, da un distaccamento da parte dello Stato europeo, dal momento che, stando alle parole di un portavoce della rappresentanza diplomatica tedesca a Pristina, “la Germania continua a sostenere e seguire da vicino il processo di dialogo finalizzato alla normalizzazione delle relazioni tra Kosovo e Serbia”.

Nello specifico, l’Ambasciatrice Susanne Shutz, ha spiegato la rappresentanza diplomatica, si occupa dell’Europa sudorientale, della Turchia e degli Stati dell’Associazione europea di libero scambio, in inglese EFTA. Per tale ragione, “se vista in questa ottica”, ha dichiarato un portavoce dell’Ambasciata, “allora può essere considerata l’inviato speciale per i Balcani occidentali”. Ma la Germania “non ha intenzione di nominare un rappresentante apposito per il dialogo tra Serbia e Kosovo, perché tale processo deve avvenire sotto l’egida dell’UE”.

In particolare, l’ambasciata della Germania in Kosovo ha reso noto che supporterà gli sviluppi che giungeranno a seguito della nuova Commissione Europea, soprattutto dopo che  la neoeletta presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, aveva dichiarato, in occasione della presentazione della sua squadra, avvenuta il 10 settembre, che una delle priorità della sua agenda sarà proprio l’avvio di buone relazioni e forti collaborazioni con i Paesi della regione balcanica. 

Al fine di raggiungere tale obiettivo, von der Leyen ha già nominato un nuovo Commissario per l’allargamento dell’Unione, László Trócsányi, già ministro della Giustizia del governo ungherese di Orban. Il ruolo di Trócsányi, secondo quanto dichiarato da Von der Leyen, sarà mirato a “mantenere una prospettiva credibile per i Paesi dei Balcani occidentali, che includa la velocizzazione delle riforme strutturali e istituzionali, con un forte accento sui principi dello stato di diritto, dello sviluppo economico e delle riforme della pubblica amministrazione”. Al centro delle attività di Trócsányi, vi sarà anche “il sostegno a ogni azione in materia di contrasto alla corruzione, allo sviluppo di buone relazioni tra Paesi vicini e soprattutto alla risoluzione delle dispute bilaterali”.

Le parole di von der Leyen si ponevano come primo passo verso la già suggerita nomina di un Inviato Speciale dell’UE per i Balcani, replicando quanto fatto dagli Stati Uniti, come proposto da un parlamentare tedesco, Peter Beyer, dopo che, il 2 settembre, aveva incontrato il presidente della Serbia Aleksandar Vucic, il quale aveva dichiarato di riporre speranze nel ruolo che la Germania avrebbe potuto assumere per facilitare il dialogo tra Serbia e Kosovo. Da parte sua, Beyer aveva suggerito sia la nomina di un Inviato Speciale dell’UE, sia la replica di quanto applicato alla Germania al termine della Seconda guerra mondiale, quando “la Germania dell’Est e quella dell’Ovest coesistevano nel contesto delle organizzazioni internazionali, ma senza riconoscersi a vicenda”.

È un momento delicato per la Serbia e per il Kosovo, entrambi vicini alle elezioni. Dopo la nomina del nuovo Rappresentante Speciale della Casa Bianca per i Balcani occidentali, Matthew Palmer, i Paesi della regione avevano intravisto dopo tempo uno spiraglio di possibilità per la riapertura del dialogo tra Pristina e Belgrado, fattore che vincola lo sviluppo dell’intera regione balcanica. Anche la Serbia aveva inizialmente mostrato apertura, ma il 9 settembre il ministro dell’Interno serbo, Nebojsa Stefanovic, aveva dichiarato che la Serbia continuerà ad opporsi all’ingresso del Kosovo nell’Interpol. Tale dichiarazione rappresentava un cambio di rotta rispetto a quanto finora emerso, dal momento che il Kosovo aveva imposto i dazi sui beni importati dalla Serbia proprio in virtù dell’ostruzionismo portato avanti da Belgrado in merito al possibile ingresso di Pristina nell’Interpol e, da parte sua, la Serbia aveva annunciato che fino a quando permarranno i dazi, Belgrado non avrà intenzione di avviare il processo di dialogo. In tale contesto, la Serbia aveva reso noto di riporre speranze nel nuovo governo che assumerà il potere, il quale potrà essere “più costruttivo e positivo”, “abolire le tasse sui beni serbi e aprire la strada per un nuovo dialogo”.

Le elezioni in entrambi i Paesi, il 6 ottobre a Pristina, mentre a Belgrado in primavera, sono considerate positivamente anche dagli Stati Uniti, che intendono fare da mediatore affinché tra le due elezioni si riapra il dialogo per identificare i punti di incontro e di divergenza, al fine di raggiungere un accordo che possa essere il migliore possibile per il futuro di entrambi” e per consentire lo sviluppo della regione.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play 

Jasmine Ceremigna

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.