Algeria: manifestanti contro le elezioni di dicembre, “Non siamo pronti”

Pubblicato il 18 settembre 2019 alle 13:08 in Africa Algeria

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Centinaia di algerini hanno marciato nelle strade della capitale per contestare la data delle prossime elezioni presidenziali, indette per il 12 dicembre. I manifestanti hanno innalzato cartelli con su scritto “Non fermeremo le nostre proteste” o “Vogliamo uno Stato civile, non uno Stato militare” e hanno richiesto le dimissioni immediate sia del presidente ad interim Abdelkader Bensalah sia del primo ministro Noureddine Bedoui. “Non voteremo finché gli uomini del regime non verranno rimossi”, hanno urlato gli algerini accorsi per mantenere vive le tradizionali proteste del martedì e del venerdì, sempre meno affollate da quando l’ex presidente Abdelaziz Bouteflika ha rassegnato le proprie dimissioni, il 2 aprile 2019. I manifestanti hanno dunque rifiutato qualsiasi elezione per il momento, sostenendo che non ci potrà essere alcuna votazione libera ed equa se i membri della vecchia guardia continuano a rimanere al potere. Lunedì 16 settembre, un famoso attivista algerino, Samir Belarbi, è stato arrestato dalle autorità, secondo quanto riferito da due avvocati all’agenzia di stampa Reuters, ma nessuna conferma ufficiale è arrivata dal Ministero della Giustizia di Algeri.

Sono mesi che l’Algeria è caratterizzata da un’atmosfera di mobilitazione politica e protesta. Dopo le prime 6 settimane, il 2 aprile, il presidente in carica, Abdelaziz Bouteflika, si è dimesso, mettendo fine a circa 20 anni di potere. Tuttavia, anche in seguito alla caduta dell’ex capo di Stato, le proteste sono continuate e i manifestanti si riuniscono regolarmente nelle piazze per contestare la presa di potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika.

Le richieste degli algerini includono soprattutto le dimissioni di tutte le personalità politiche legate all’ex presidente e il rinnovo dell’élite politica al potere. Le ultime manifestazioni, del 6 settembre, sono giunte dopo che l’esercito ha chiesto di accelerare l’organizzazione delle elezioni presidenziali. Ciò è stato causa di scontento popolare, in quanto i movimenti di mobilitazione e di opposizione, tra cui l’alleanza di “Alternativa Democratica”, considerano tale mossa un tentativo di imporre un sistema ed un potere simile al precedente. Si pensa altresì che ciò potrebbe portare nuovamente a fenomeni di favoritismo in campo politico, vista l’assenza di garanzie convincenti, e all’ascesa di personalità legate ancora all’entourage di Bouteflika.

Nei mesi passati, il governo ha condannato diverse figure del regime precedente accusandole di corruzione, ma, allo stesso tempo, ha iniziato a fare pressione sui manifestanti, arrestando anche esponenti dell’opposizione e tentando di ristabilire l’ordine con un utilizzo maggiore delle forze di sicurezza e degli agenti di polizia. Il generale Salah spinge da tempo per nuove elezioni, affermando che il voto immediato è l’unico modo per far uscire l’Algeria da questa situazione di stallo. Secondo i piani, dunque, domenica 15 settembre il presidente Bensalah ha annunciato che le votazioni si terranno il 12 dicembre. Il capo di Stato ad interim ha altresì affermato che le elezioni rappresenteranno un’opportunità unica e consentiranno di riguadagnare la fiducia del Paese, oltre a costituire una porta per il popolo algerino verso una nuova fase promettente, che sarà segnata da una nuova realtà in cui poter praticare la vera democrazia. Tale decisione, a detta di Bensalah, è il risultato di un dialogo che ha portato a un consenso sulle elezioni e a garanzie per assicurarne la credibilità. “Le condizioni ci impongono elezioni anticipate, l’unica soluzione democratica ed efficace che consentirà al nostro Paese di superare la situazione attuale” sono state le parole di Bensalah, secondo cui votare costituisce non solo una necessità ma anche un requisito fondamentale per intraprendere un percorso verso la ripresa politica ed istituzionale del Paese e far fronte alle principali sfide economiche, sociali e di sicurezza.

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Chiara Gentili

di Redazione

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