Vertice tripartito di Ankara: cosa è stato detto da Turchia, Russia e Iran

Pubblicato il 17 settembre 2019 alle 9:06 in Siria Turchia

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Ankara ha ospitato, il 16 settembre, un vertice tripartito volto a discutere della situazione in Siria, che ha visto protagonisti il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ed i suoi omologhi di Russia e Iran, Vladimir Putin e Hassan Rouhani.

Si è trattato del quinto colloquio trilaterale dal 2017 sulla situazione in Siria, noti altresì come “colloqui di Astana”, in cui i tre partecipanti principali hanno la funzione di garanti del processo di pace avviato in Kazakistan nel gennaio 2017, volto a porre fine alla guerra siriana e a integrare gli sforzi guidati dalle Nazioni Unite per risolvere il conflitto. Circa il quadro attuale in Siria, i tre Paesi si sono detti preoccupati e hanno messo in luce la necessità di riportare stabilità nei territori siriani attraverso sforzi congiunti, misure concrete, ed una riduzione del livello di violenza. Ciò vale soprattutto per l’area di de-escalation di Idlib, nel Nord-Ovest del Paese, e per la zona Nord-orientale, che assistono ad una situazione umanitaria precaria.

In tale ultima occasione, il presidente russo ha affermato che il proprio Paese e le proprie controparti hanno gettato le basi per una soluzione duratura in Siria. Per Putin, tali colloqui rappresentano il meccanismo esistente più efficace per trovare una possibile via d’uscita.

Il presidente turco ha, invece, affermato: “Siamo pienamente d’accordo nel ricercare un accordo politico che preservi l’unità politica e l’integrità territoriale della Siria”, esortando le parti coinvolte a farsi carico di maggiori responsabilità per giungere ad una soluzione. Inoltre, per Erdogan, tale ultimo incontro ha rimosso gli ostacoli, dapprima esistenti, per formare un comitato costituzionale, che presto verrà costituito e inizierà i propri lavori. Non da ultimo, è stato chiarito che la Turchia è stata al fianco del popolo siriano nei momenti più difficili ed ha raggiunto grandi risultati nella lotta contro le organizzazioni terroristiche attraverso diverse operazioni. Pertanto, Ankara si è detta pronta a continuare su tale strada e a profondere sforzi nella cornice dei colloqui di Astana, con l’obiettivo di giungere a una nuova fase in cui la “palude ad Est dell’Eufrate sia prosciugata dal terrorismo”.

Non da ultimo, per Erdogan, sostenere gruppi estremisti, con il pretesto di contrastare lo Stato Islamico, è inaccettabile. Il vero pericolo in Siria, a detta del presidente, sono le People’s Protection Units, altresì note come YPG. Queste fanno parte dell’Esercito di Liberazione Siriano (SDF) e sono state supportate da Washington nella lotta contro l’ISIS. Il presidente turco ha altresì evidenziato che 3 milioni di rifugiati siriani potrebbero ritornare nella cosiddetta “safe zone”, posta al confine tra Siria e Turchia, il cui accordo è stato siglato lo scorso 7 agosto con gli Stati Uniti. Tale area, situata nel Nord della Siria, dovrebbe estendersi dalla città orientale siriana di Deir ez-Zur fino a Raqqa.

Rouhani, dal canto suo, ha ribadito il proprio rifiuto verso qualsiasi presenza straniera nel Paese, a meno che non vi sia un invito ufficiale. In particolare, per il presidente iraniano “la presenza di forze statunitensi in un Paese indipendente e membro delle Nazioni Unite, come la Siria, minaccia l’integrità territoriale e la sovranità dello Stato”. Pertanto, le forze statunitensi dovrebbero immediatamente uscire dal Paese.

Mosca sta cercando di fare pressioni per progredire nella formazione di un comitato costituzionale, proposto anche dalle Nazioni Unite, volto a supervisionare un’eventuale fase di insediamento politico in Siria. Putin ha confermato che la decisione di istituire un comitato per redigere una nuova costituzione per la Siria è stata presa nel corso di quest’ultimo incontro e si prevede che i lavori inizieranno presto a Ginevra.

Il vertice tripartito sulla Siria si è concentrato, poi, sulla provincia di Idlib, dove i violenti combattimenti tra le forze del regime appoggiate dalla Russia e l’opposizione armata hanno costretto centinaia di migliaia di siriani a fuggire e la tregua vacillante è stata più volte proposta e successivamente violata. Non da ultimo, dopo circa quattro mesi di combattimenti e 950 civili morti, il 30 agosto, l’esercito russo aveva reso noto di aver accettato un cessate il fuoco unilaterale nella regione Nord-occidentale di Idlib, che avrebbe rispettato anche il regime siriano a partire dalla mattina di sabato 31 agosto. Tuttavia, già dal 10 settembre diversi attacchi da parte dell’esercito del presidente siriano, Bashar Al-Assad, e dalla Russia, hanno posto fine al cessate il fuoco. Dal canto suo, da circa due mesi, la Turchia ha invitato la Russia a fare pressione sul regime siriano affinché interrompa le sue operazioni nelle aree di de-escalation, in particolare nelle zone rurali di Idlib e Hama.

In tale quadro, l’intesa USA-Turchia, secondo fonti turche, deriva dalla preoccupazione di Washington di una grave azione militare unilaterale turca.  Al contempo, Ankara è preoccupata per la situazione corrente ed ha minacciato di avviare un’operazione transfrontaliera contro le fazioni curde siriane, che considera alleate dei combattenti curdi nel suo territorio. Inoltre, il Paese ha schierato 12 postazioni di osservazione a Idlib e nelle aree circostanti, in attuazione dell’accordo di Sochi, raggiunto un anno e mezzo fa per stabilire una zona smilitarizzata nella provincia, ed impedire una vasta operazione militare siriana. Non da ultimo, lo scorso 13 settembre, il presidente turco Erdogan ha avvertito che qualsiasi attacco delle forze del regime siriano ai posti di osservazione turchi richiederebbe una risposta da parte delle truppe turche, minacciando un confronto diretto tra Ankara e Assad.

I combattimenti nel Nord-Ovest della Siria hanno anche aumentato il rischio che una nuova ondata di migranti si riversi in Turchia, che attualmente ospita circa 3.6 milioni di rifugiati siriani. Pertanto, la Turchia spera di rimpatriare almeno 1 milione di rifugiati nella Siria settentrionale.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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