Sudafrica: estesa la presenza dell’esercito nelle città dopo le violenze

Pubblicato il 17 settembre 2019 alle 11:21 in Africa Sudafrica

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I soldati sudafricani pattuglieranno le strade di città del Capo per altri 6 mesi. È quanto ha deciso il presidente Cyril Ramaphosa, lunedì 16 settembre, estendendo fino a marzo 2020 il mandato delle sue truppe. L’esercito era stato dispiegato a luglio per prevenire l’ondata di violenza nel Paese, diffusa soprattutto tra gang criminali. Gli alti tassi di disoccupazione e la crescita del malcontento avevano alimentato attività illecite in diversi quartieri di Città del Capo, equiparati dagli ufficiali militari a zone di guerra. Secondo quanto riferito da alcuni funzionari provinciali, gli spargimenti di sangue tra cittadini principalmente poveri, neri o di etnia mista hanno provocato da inizio anno la morte di circa 2.000 persone. “I membri delle forze regolari e di riserva della SANDF effettueranno operazioni militari in collaborazione con la polizia e sosterranno la prevenzione e la lotta contro la criminalità”, ha detto Ramaphosa in una dichiarazione pubblica, in cui ha annunciato l’estensione della missione per altri 6 mesi.

Inizialmente, il dispiegamento delle forze di difesa nazionale era stato programmato per 2 mesi e sarebbe dovuto terminare il 16 settembre. Tuttavia, gli attacchi a carattere xenofobo che hanno coinvolto diverse città del Paese hanno costretto le autorità a mantenere alti i livelli di allerta e di sicurezza. Per rassicurare i cittadini stranieri residenti in Sudafrica sulle capacità del governo di mantenere l’ordine e per sottolineare che la loro presenza nel Paese non deve essere minacciata, Ramaphosa ha inviato una delegazione di emissari di alto livello in diversi Stati africani. La missione, guidata dal ministro Jeff Radeba, ha appena lasciato il Sudafrica e visiterà la Nigeria, il Niger, il Ghana, il Senegal, la Tanzania, la Repubblica Democratica del Congo e lo Zambia, dove incontrerà funzionari di alto rango dei rispettivi Paesi. “Sono davanti a voi come fratello africano per esprimere il mio rammarico e scusarmi per quello che è successo nel nostro Paese”, aveva detto pubblicamente Ramaphosa.

Dopo i violenti attacchi di Johannesburg e Pretoria, che hanno provocato circa 12 vittime, molte delle quali di nazionalità nigeriana, il presidente sudafricano si è altresì scusato profondamente con il governo della Nigeria. Oltre 600 nigeriani hanno deciso di tonare a casa per sfuggire ai tumulti verificatisi in Sudafrica, dove molti cittadini della Nigeria risiedono e possiedono le loro attività. Nella sua prima visita ad Abuja, avvenuta lunedì 16 settembre, il ministro Radebe ha portato “le più sincere scuse” di tutto il governo sudafricano e ha dichiarato: “L’incidente non ci rappresenta. La polizia sudafricana non assolverà nessuno e le persone responsabili saranno presto giudicate”. Da parte sua, l’esecutivo nigeriano ha commentato l’incontro come segue: “Il presidente Muhammadu Buhari ha risposto alle scuse del presidente sudafricano e si impegnerà a rafforzare le relazioni tra i due Paesi”.

Le proteste di Johannesburg sono iniziate domenica 1 settembre quando un vecchio palazzo nel distretto centrale della città è stato dato alle fiamme ed è crollato, provocando la morte di almeno 3 persone. La rivolta si è poi estesa nei sobborghi orientali ed è arrivata fino alla capitale amministrativa del Paese, Pretoria. Qui i giornalisti hanno riportato diversi incendi contro i negozi di Marabastad, il distretto degli affari popolato da numerosi migranti economici. La polizia sudafricana, da parte sua, ha effettuato finora più di 300 arresti. Gli ultimi attacchi risalgono a domenica 8 settembre, dove 2 persone sono rimaste uccise a Johannesburg. Il bilancio dei morti si attesta al momento a circa 12 vittime.

Tra il 4 e il 5 settembre, pericolose rappresaglie si sono verificate in diverse città della Nigeria contro cittadini e imprese sudafricane, per vendicare le proteste contro cittadini stranieri avvenute a Johannesburg e Pretoria,. Alcuni manifestanti nigeriani sono scesi in strada, nella città di Lagos, per protestare contro le aggressioni commesse nei confronti dei propri “fratelli e sorelle in Sudafrica”. I nigeriani hanno preso d’assalto il supermercato della compagnia Shoprite, principale rivenditore sudafricano di generi alimentari, lanciando pietre contro la proprietà e gli edifici vicini. I vertici di Shoprite e di MTN, operatore di telecomunicazioni sudafricano, hanno fatto sapere di aver chiuso temporaneamente, fino a nuovo avviso, tutti i negozi e i centri di assistenza presenti in Nigeria. Il presidente sudafricano ha anche ordinato la chiusura temporanea dell’ambasciata e il portavoce del Ministero degli Esteri, Lunga Ngqengelele, ha confermato che le missioni diplomatiche nelle città nigeriane di Lagos e Abuja sono chiuse da mercoledì 4 settembre. Da parte sua, il governo nigeriano ha ritirato il proprio rappresentante dal summit africano del World Economic Forum, tenutosi a Città del Capo dal 4 al 6 settembre, e ha redatto una lista di richieste da avanzare alle autorità sudafricane tra cui la garanzia che il governo di Pretoria avvii un’indagine per condannare le recenti violenze xenofobe, che cerchi giustizia per le persone colpite e provveda a risarcirle e infine che lavori sui suoi problemi di sicurezza interna.

Negli ultimi anni, gli attacchi contro compagnie di proprietà straniera sono aumentati insieme al vertiginoso incremento della disoccupazione, attualmente al 29%. Nel 2008, circa 60 persone erano state uccise in seguito ad aggressioni di tipo xenofobo e nel 2015, le proteste si erano ripetute con altre 7 persone rimaste vittime. Il Sudafrica è una destinazione particolarmente ambita per i migranti economici che arrivano da diverse parti del continente. Molti si muovono soprattutto dal Lesotho, dal Mozambico e dallo Zimbabwe in cerca di lavoro e condizioni di vita migliori. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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