Libia: colpita nuovamente la base di Mitiga

Pubblicato il 17 settembre 2019 alle 15:15 in Africa Libia

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La base aerea situata nell’aeroporto internazionale di Mitiga, nell’Est della capitale Tripoli, è stata il bersaglio di un nuovo attacco. La notizia è giunta martedì 17 settembre ed è stato il governo di Tripoli ad averla resa nota.

Quest’ultimo ha accusato l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar. L’aeroporto è un’ex base militare, utilizzata successivamente per scopi civili, ed è situato nell’area controllata dal governo tripolino, riconosciuto dalle Nazioni Unite. Tuttavia, negli ultimi mesi, è stato preso di mira più volte, divenendo terreno di scontri tra le forze di Tripoli e l’Esercito Nazionale Libico. Ciò ha causato più volte l’interruzione dei voli da e verso l’aeroporto, e al momento dell’attacco risultava inattivo sin dal 1° settembre scorso. L’ultimo attacco aereo è della sera del 15 settembre.

Un’altra violenta offensiva contro Mitiga risale alla notte tra il 31 agosto ed il 1° settembre, quando la Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) aveva reso noto che 4 missili avevano colpito aree dell’aeroporto riservate al passaggio civili, causando danni a un aereo che trasportava decine di pellegrini e ferendo due membri dell’equipaggio di cabina.

L’aeroporto di Mitiga è stato utilizzato in alternativa a quello di Tripoli, anch’esso fuori uso dal 2014, a causa dei ripetuti bombardamenti. Tuttavia, l’esercito di Haftar accusa la propria controparte di utilizzare un aeroporto civile per scopi militari, oltre ad impiegare la pista per lanciare droni turchi.

La giornata del 16 settembre è stata segnata da un’ulteriore offensiva, per cui il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale, ha accusato l’LNA. In particolare, 3 attacchi aerei hanno colpito la città di Sirte, situata a 450 km a Est di Tripoli, e hanno provocato 2 morti e 18 feriti tra le forze di sicurezza locali, poste in diverse postazioni della città e nel proprio comando generale.

Secondo quanto riferito da fonti locali, in seguito agli attacchi diversi aerei sono stati visti sorvolare a bassa quota. Non da ultimo, rinforzi militari, provenienti da Misurata, sono giunti a Sirte, comprendenti sia forze militari sia veicoli con a bordo armi pesanti. A detta di una fonte militare, nuove milizie verranno concentrate alla periferia di Sirte, con l’obiettivo di garantire la sicurezza della città contro nuove eventuali offensive.

In tale quadro, il Supremo Consiglio di Stato libico ha rilasciato una dichiarazione in seguito all’attacco di Sirte, in cui afferma che nelle sale operative straniere, situate nel territorio libico, vengono gestiti gli aerei delle forze di Haftar, e che i Paesi che sostengono il generale mirano ad ampliare la portata dei conflitti e delle guerre in Libia. In particolare, a detta del Consiglio, l’uomo forte di Tobruk ed i propri alleati desiderano il ritorno dello Stato Islamico a Sirte, dopo che questo era stato annientato nella città in precedenza, in modo da sfruttare la minaccia terroristica per soddisfare i propri interessi di conquista.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, l’ultima ondata di violenti combattimenti tra le due fazioni, che ha avuto inizio il 4 aprile, ha causato la morte di 1093 persone, tra cui anche civili, ed il ferimento di altri 5762. Stando alle cifre Onu, sono, invece 120.000 gli sfollati causati dal conflitto.

In un incontro con alti comandanti militari delle forze tripoline, al-Sarraj ha affermato che la guerra sta per giungere al sesto mese ma la propria fazione è sempre più forte. “Le nostre forze continuano a difendere Tripoli e le altre città, oltre a contrastare le aggressioni” ha affermato il premier, aggiungendo che le diverse conquiste apriranno la strada verso la pace e che la vittoria definitiva è vicina. Per al-Sarraj, al momento, la priorità del proprio governo è continuare a fornire aiuti militari e a soddisfare i bisogni del proprio popolo, in quanto non è possibile intraprendere un processo democratico con chi è coinvolto in crimini di guerra.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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