ISIS: nuovo messaggio audio di al-Baghdadi

Pubblicato il 17 settembre 2019 alle 13:04 in Iraq Siria

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Il leader dello Stato Islamico, Abu Bakr al-Baghdadi, ha rilasciato, il 16 settembre, una nuova registrazione audio, in cui invita i propri seguaci a salvare i combattenti e militanti detenuti in carceri e campi di detenzione, promettendo altresì vendetta.

Tale dichiarazione fa riferimento al fatto che migliaia di combattenti dell’ISIS si trovano in prigioni sovraffollate in Iraq e nelle aree poste sotto il controllo dei militanti nella Siria Nord-orientale, dove i campi ospitano anche decine di migliaia di membri dell’ISIS siriani, iracheni e stranieri.

Nella registrazione audio, della durata di 30 minuti, pubblicata sull’applicazione Telegram, sull’account di un gruppo jihadista, il leader ha rivolto l’attenzione verso le prigioni. Qui numerosi uomini e donne dell’ISIS si trovano intrappolati, ed alcuni, nel tentativo di salvarli, sono stati anch’essi rinchiusi. Non da ultimo, i seguaci dello Stato Islamico sono sotto processo e, pertanto, per al-Baghdadi, giudici ed investigatori devono essere anch’essi perseguiti. “Quanto può essere bello per uomini e donne musulmani vivere nei campi della diaspora e nelle prigioni di umiliazione, gestite da Crociati e dai propri seguaci sciiti?” è stato chiesto, con particolare riferimento ai centri di detenzione controllati dalla coalizione anti-ISIS a guida statunitense.

Tuttavia, al-Baghdadi ha invitato i propri seguaci a pazientare perché “Allah non si è dimenticato e si non dimenticherà di vendicarli”. A tal proposito, il leader dello Stato Islamico ha altresì riferito che le proprie milizie stanno conducendo diversi attacchi in diverse parti del mondo, ed ha esortato i propri seguaci a continuare a lavorare come i precursori dell’Islam, affidandosi al proprio Dio. “Ciò che verrà è positivo…pertanto, i vostri sforzi devono essere raddoppiati, dovete dare il meglio di voi, in ogni ambito” è stato dichiarato.

I campi controllati dai combattenti curdi nella Siria Nord-orientale ospitano decine di migliaia di famiglie di membri dell’ISIS, tra cui 12.000 stranieri, 4.000 donne e 8.000 bambini. A questi si aggiungono centinaia di militanti dell’ISIS siriani e stranieri, anch’essi detenuti in prigione dopo aver giurato fedeltà allo Stato Islamico. Gli arresti hanno fatto seguito alle sconfitte subite negli ultimi anni dall’organizzazione terroristica, ad opera delle Syrian Democratic Forces (SDF), sostenute dalla coalizione internazionale a guida statunitense. Le SDF, sabato 23 marzo 2019, hanno ufficialmente riconquistato Baghouz, ponendo fine al califfato jihadista. La liberazione di tale roccaforte ha rappresentato un evento decisivo nella lotta contro i terroristi i quali, tuttavia, secondo noti ufficiali occidentali, continueranno a porre una grave minaccia.

In Iraq, la vittoria sull’ISIS è stata proclamata il 9 dicembre 2017.  Il governo iracheno non ha fornito dati ufficiali su centri di detenzione o prigioni, ma alcuni studi hanno suggerito la presenza di 20.000 detenuti, sospettati di avere legami con il gruppo terroristico. Dal 2018, la magistratura irachena ha condannato più di 500 uomini e donne stranieri condannati per appartenenza all’organizzazione. Alcuni sono stati condannati a morte ma finora nessuno degli stranieri è stato giustiziato.

In Siria, uno dei maggiori campi di detenzione è quello di al-Hawl, nella provincia siriana Nord-orientale di Hasakeh, che ospita circa 73.000 persone, molti dei quali membri dello Stato Islamico un tempo residenti nelle roccaforti siriane.

L’ultimo video trasmesso dall’ISIS risale al 29 aprile scorso, quando al-Baghdadi, a cinque anni di distanza dalla sua prima apparizione, ha invitato i suoi fedelissimi a continuare a combattere, minacciando altresì una “lunga battaglia” con l’Occidente, contro cui il gruppo si vendicherà. Successivamente, l’ISIS o ha trasmesso un video, lo scorso 11 agosto, in cui ha dichiarato di voler sferrare nuovi attacchi in Siria, sia contro la coalizione a guida statunitense sia contro gli alleati curdi.

Con una ricompensa pari a 25 milioni di dollari, al-Baghdadi, dell’età di 48 anni, rappresenta l’uomo più ricercato al mondo, colpevole di aver guidato la propria organizzazione in omicidi di massa contro gli oppositori e di aver perpetrato attacchi terroristici in Europa e nel mondo. Nonostante gli sforzi profusi dalle forze di Intelligence, il leader è riuscito a non essere catturato. Secondo l’Intelligence irachena, egli si nasconde nel deserto, spostandosi al confine tra Siria e Iraq.

Nonostante le numerose sconfitte sul campo, vi sono diverse cellule dormienti in Siria e Iraq. Si stima che lo Stato Islamico includa tra 14.000 e 18.000 membri in tali Paesi, cui si aggiungono altri 3.000 combattenti stranieri. Tuttavia, tali cifre variano di continuo.

Gli osservatori temono che prigioni e campi saranno una ragione per il risveglio dello Stato Islamico. Inoltre, a detta di alcuni esperti, la frequenza dei messaggi di al-Baghdadi potrebbe essere un segnale del suo stato di salute critico e del suo desiderio di incoraggiare i propri seguaci prima di morire. Di recente, ha nominato il suo successore, Abdullah Qardash, che sarà colui che supervisionerà la ricostruzione dell’ISIS, secondo quanto affermato anche dall’organo di stampa Amaq.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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