Immigrazione: Di Maio contro Ungheria, “Facile fare i sovranisti con le frontiere degli altri”

Pubblicato il 17 settembre 2019 alle 13:06 in Immigrazione Italia Ungheria

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Il nuovo ministro degli Affari Esteri dell’Italia, Luigi di Maio, ha rilasciato una nota ufficiale in materia di immigrazione.

A renderlo noto, è stato, lunedì 17 settembre, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il quale ha diffuso le parole del ministro Di Maio in risposta all’omologo ungherese, Peter Szijjarto, il quale aveva dichiarato, il giorno precedente, che la decisione del governo italiano di aprire i confini dell’Europa ai migranti rappresenta un errore e che Budapest avrebbe tutelato i propri confini.

Nello specifico, Szijjarto aveva commentato la decisione dell’Italia di aprire le frontiere quale “deplorevole” e “pericolosa”, ma soprattutto, aveva dichiarato il ministro degli Esteri ungherese, “dopo aver lasciato entrare in massa i migranti irregolari, l’Italia vuole anche redistribuirli tra i Paesi membri dell’UE”. Ciò, aveva spiegato Szijjarto, “rappresenta un ulteriore tentativo di esercitare pressione sugli Stati membri dell’UE sull’approvazione del meccanismo di ripartizione dei migranti al quale l’Ungheria si oppone”. Budapest, aveva specificato il ministro, “non accetterà alcun tipo di quota e difenderà i propri confini con tutti i mezzi a disposizione”.

A seguito di tali dichiarazioni, Di Maio ha deciso, lunedì 16 settembre, di rispondere ufficialmente all’omologo ungherese, il cui giudizio sull’Italia è stato definito “del tutto strumentale”.

Nello specifico, il ministro italiano ha dichiarato che le condizioni in cui versa il suo Paese sono “da anni” quelle di “un’emergenza causata anche e soprattutto dall’indifferenza di alcuni partner europei come l’Ungheria”, alla quale Di Maio ha ricordato che “è facile fare i sovranisti con le frontiere degli altri”.

In merito al tema della ridistribuzione dei migranti, il ministro degli Esteri italiano ha avuto modo di ribadire la propria posizione, affermando che “chi non accetta le quote deve essere sanzionato duramente”, dal momento che “l’Italia non può e non si farà più carico da sola di un problema che riguarda tutta l’UE”.

Nello specifico, secondo Di Maio “nei Paesi di transito vanno istituiti degli uffici europei nei quali i migranti possano presentare richiesta di asilo in modo da poter essere poi trasferiti in Europa – e non solo in Italia – attraverso un corridoio umanitario”. Tale visione era stata annunciata già lo scorso 9 settembre dal premier, Giuseppe Conte, il quale aveva dichiarato che “in materia di immigrazione non possiamo più prescindere da un’effettiva solidarietà tra gli Stati membri dell’Unione europea. Questa solidarietà finora è stata annunciata, ma non ancora realizzata”. In tale contesto, Conte aveva dichiarato di aver “rappresentato con convinzione questa visione ai principali leader europei” e di aver intenzione di avviare a breve “iniziative concrete che devono farci uscire da gestioni emergenziali, come ad esempio l’istituzione di corridoi umanitari europei”.

Con l’istituzione di un corridoio umanitario e la redistribuzione dei migranti, secondo quanto dichiarato da Di Maio, “si mette fine all’inferno dei trafficanti di uomini e dei barconi e ognuno si assume le sue responsabilità”.

Già nel 2017, sotto la guida dell’ex ministro dell’Interno, Marco Minniti, l’Italia aveva aperto due corridoi umanitari con l’Etiopia e la Libia. Il primo era stato inaugurato il 12 gennaio 2017, con l’obiettivo di favorire l’arrivo degli stranieri bisognosi di protezione internazionale in territorio italiano in modo legale e in condizioni di sicurezza. Il 27 febbraio 2017, un gruppo di 113 migranti di origini eritree, somale e sud sudanesi è giunto all’aeroporto di Fiumicino, mentre il 30 novembre successivo sono arrivati altri 500 profughi partiti dall’Etiopia.

Il secondo corridoio umanitario, con la Libia, è stato invece aperto tra il 22 e il 23 dicembre 2017, in cooperazione tra i Ministeri dell’Interno e degli Esteri, alla Conferenza episcopale italiana (Cei) tramite la Caritas e l’Alto Commissariato per i rifugiati. In quei giorni sono giunti 162 migranti, mentre il 14 febbraio 2018 è giunto il secondo gruppo di rifugiati e richiedenti asilo, formato da 150 stranieri, di cui 73 uomini, 59 donne e 18 minorenni.

Secondo le stime dell’IOM, dall’1 gennaio al 15 settembre 2019 i migranti che hanno raggiunto l’Europa sono stati 70.027, di cui 56.552 via mare. Il numero di morti e dispersi ammonta invece a 909, di cui 640 nella rotta del Mediterraneo Centrale, la quale vede la Libia tra i principali porti di partenza. I Paesi europei maggiormente colpiti dal fenomeno migratorio sono la Grecia, la Spagna, Cipro, l’Italia e Malta. In particolare, dall’1 gennaio al 15 settembre 2019, sono giunti 35.171 migranti in Grecia, 20.460 in Spagna, 5.852 in Italia, 4.806 a Cipro e 2.252 a Malta. Paragonando i dati alle cifre totali riguardanti lo stesso periodo del 2018, gli arrivi sono diminuiti del 25%.

In particolare, per quanto concerne gli arrivi in Italia, il Dipartimento per la Pubblica Sicurezza del Viminale rende noto che dall’1 gennaio al 17 settembre 2019 sono sbarcati  6.291 migranti che, se paragonati alle cifre dello stesso periodo dell’anno precedente, rappresentano il 69.77% in meno. Coloro che sbarcano in Italia provengono principalmente dalla Tunisia, dal Pakistan, dalla Costa d’Avorio, dall’Algeria, dall’Iraq, dal Sudan, dal Bangladesh, dall’Iran, dalla Guinea e dal Marocco.    

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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