Hong Kong: annunciate discussioni pubbliche con i manifestanti

Pubblicato il 17 settembre 2019 alle 9:09 in Asia Hong Kong

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il capo dell’esecutivo di Hong Kong, Carrie Lam, ha riferito, martedì 17 settembre, che la sua amministrazione convocherà alcune sessioni di discussione pubblica, a partire dalla prossima settimana, per cercare di avviare un dialogo con i manifestanti che stanno protestando in tutta la città.  

Lam ha aggiunto che le discussioni saranno quanto più aperte possibile, con tutti i membri del pubblico in grado di iscriversi per partecipare alla conversazione. “La società di Hong Kong ha davvero accumulato molte questioni economiche, sociali e persino politiche”, ha affernati ka Lam ai giornalisti durante un briefing. “Spero che queste diverse forme di dialogo possano fornirci una piattaforma su cui discutere”. Le questioni principali che l’esecutivo pensa di trattare in tali forum cittadini includono la difficoltà di trovare un’abitazione e la scarsità di suolo per costruirne. Tale problema è dovuto al fatto che Hong Kong è una delle città più densamente abitate al mondo, con ben 7,4 milioni di abitanti in una sola metropoli. In tale contesto, l’esecutivo comprende che i giovani siano particolarmente frustrati dal costo elevato delle case e dalla difficoltà di reperirne. 

“Devo sottolineare però che la piattaforma di dialogo non significa che non dobbiamo intraprendere azioni di governo risolute. Fermare la violenza è ancora la priorità”, ha aggiunto Carrie Lam.  Le mobilitazioni ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo e, dopo pochi mesi, si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Oggi, sono diventate quotidiane e i leader delle proteste stanno cercando il supporto internazionale contro l’ingerenza cinese nella città semi-autonoma. Recentemente le proteste si sono spinte fino al consolato britannico, dove i manifestanti hanno chiesto all’ex Paese coloniale di esercitare pressioni sul governo locale affinché sostenga l’autonomia della città. Il 15 settembre, i manifestanti hanno chiesto a Londra di dialogare con Pechino, per costringere la Cina a onorare la Dichiarazione congiunta sino-britannica del 1984, che stabiliva le condizioni per il ritorno di Hong Kong in Cina, nel 1997. In base all’accordo sottoscritto dalle Nazioni Unite, Hong Kong è una città cinese in un quadro noto come “un Paese, due sistemi” che garantisce una serie di libertà alla zona che non sono garantite nella Cina continentale. 

Gli attivisti pro-democrazia hanno 4 richieste, oltre quella relativa al ritiro di una proposta di legge che permetteva l’estradizione in Cina, che l’esecutivo di Hong Kong ha cancellato definitivamente il 4 settembre. La prima riguarda l’avvio di una inchiesta indipendente su ciò che è accaduto nel corso delle proteste, sia in riferimento alla condotta dei manifestanti, ma sopratutto per quanto riguarda l’utilizzo della violenza da parte delle autorità. La seconda è quella di ottenere elezioni libere e democratiche, sul modello di Taiwan. La terza richiesta prevede invece l’abbandono del termine “rivolta” in riferimento alle manifestazioni in corso ad Hong Kong. Infine, gli attivisti chiedono che vengano annullati i capi d’accusa indirizzati contro coloro che fino ad ora sono stati arrestati. 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.