Balcani: Babis valuta revoca riconoscimento Kosovo, Serbia dialoga con USA

Pubblicato il 17 settembre 2019 alle 15:09 in Balcani Repubblica Ceca USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il premier della Repubblica Ceca, Andrej Babis, ha discusso della revoca del riconoscimento del Kosovo con il presidente, Milos Zeman. Intanto, la Serbia ha avuto un colloquio telefonico con il Rappresentante speciale della Casa Bianca per i Balcani occidentali, Matthew Palmer.

La Repubblica Ceca sta portando avanti il processo di valutazione della revoca del riconoscimento del Kosovo, nonostante, giovedì 12 settembre, il ministro degli Affari Esteri della Repubblica Ceca, Tomas Petricek, avesse dichiarato che Praga “ha riconosciuto il Kosovo nel 2008 e non intende cambiare tale posizione nell’interesse della sua sicurezza e nella trasparenza della sua politica estera”.

La svolta giunge in occasione delle dichiarazioni del premier ceco, il quale ha ufficializzato, martedì 17 settembre, di aver incontrato il presidente della Repubblica Ceca per discutere della revoca del riconoscimento del Kosovo. Nello specifico, secondo quanto dichiarato da Babis, il tema è stato già affrontato con il presidente, il quale ha ribadito di avere “un parere negativo sul riconoscimento del Kosovo” e, in virtù di tale posizione, la questione “verrà ridiscussa in occasione di un vertice di coordinamento della politica estera del Paese, al quale parteciperanno i ministri dell’Interno e degli Affari Esteri e i presidenti di Camera e Senato”.

L’opinione di Zeman in merito al Kosovo era già emersa lo scorso 10 settembre, in occasione della sua visita a Belgrado, in Serbia. Nello specifico, Zeman aveva dichiarato di essere “molto affezionato alla Serbia” e di “non gradire il Kosovo, il quale non è uno Stato democratico”, dal momento che “uno Stato guidato da criminali di guerra non dovrebbe essere nella comunità dei Paesi democratici”.

Successivamente, il 12 settembre, Zeman aveva però specificato che non avrebbe richiesto la revoca del riconoscimento del Kosovo in caso di vincita delle elezioni di Pristina da parte di un partito democratico privo del peso del passato. Tuttavia, tale eventualità era vista con scetticismo da parte del presidente ceco, il quale ritiene che i partiti democratici siano eccessivamente poco rappresentati in Kosovo.  

Da parte sua, Babis ha dichiarato di non poter decidere da solo al posto del suo governo sul riconoscimento del Kosovo, motivo per cui ha annunciato di volersi confrontare in materia con gli altri membri dell’esecutivo in occasione del vertice di coordinamento sulla politica estera del Paese.

È un momento delicato per la Serbia e per il Kosovo, entrambi vicini alle elezioni. Dopo la nomina del nuovo Rappresentante Speciale della Casa Bianca per i Balcani occidentali, Matthew Palmer, i Paesi della regione avevano intravisto dopo tempo uno spiraglio di possibilità per la riapertura del dialogo tra Pristina e Belgrado, fattore che vincola lo sviluppo dell’intera regione balcanica. Anche la Serbia aveva inizialmente mostrato apertura, ma il 9 settembre il ministro dell’Interno serbo, Nebojsa Stefanovic, aveva dichiarato che la Serbia continuerà ad opporsi all’ingresso del Kosovo nell’Interpol. Tale dichiarazione rappresentava un cambio di rotta rispetto a quanto finora emerso, dal momento che il Kosovo aveva imposto i dazi sui beni importati dalla Serbia proprio in virtù dell’ostruzionismo portato avanti da Belgrado in merito al possibile ingresso di Pristina nell’Interpol e, da parte sua, la Serbia aveva annunciato che fino a quando permarranno i dazi, Belgrado non avrà intenzione di avviare il processo di dialogo. Poco prima, il premier uscente del Kosovo, Ramush Haradinaj, il quale si è dimesso nel mese di luglio, aveva dichiarato che finché la Serbia non riconoscerà l’indipendenza di Pristina non avrà senso avviare un processo di dialogo. Tuttavia, la Serbia aveva reso noto di riporre speranze nel nuovo governo che assumerà il potere, il quale potrà essere “più costruttivo e positivo”, “abolire le tasse sui beni serbi e aprire la strada per un nuovo dialogo”. Nel frattempo, le elezioni in entrambi i Paesi, il 6 ottobre a Pristina, mentre a Belgrado in primavera, sono considerate positivamente dagli Stati Uniti, che intendono fare da mediatore affinché tra le due elezioni si riapra il dialogo per identificare i punti di incontro, così come le differenze, al fine di raggiungere un accordo che possa essere il migliore possibile per il futuro di entrambi” e per consentire lo sviluppo della regione.

In tale contesto, Palmer ha avuto, lunedì 16 settembre, un colloquio telefonico con il presidente serbo, Aleksandar Vucic, il quale ha più volte ribadito la disponibilità della Serbia di impegnarsi seriamente per raggiungere un compromesso vero e sostenibile con il Kosovo. Tale accordo, però, ha sottolineato Vucic, deve proteggere gli interessi della Serbia e dei serbi.

Nel corso del colloquio, i due hanno altresì concordato sull’importanza strategica della stabilità e della pace nella regione dei Balcani occidentali, il cui sviluppo politico ed economico dipende dalla risoluzione delle controversie tuttora irrisolte.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play 

Jasmine Ceremigna

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.