Bahrein: acquistati missili Patriot dagli Stati Uniti

Pubblicato il 17 settembre 2019 alle 15:59 in Bahrein USA e Canada

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Il principe ereditario del Bahrein, Salman bin Hamad Al Khalifa, ha reso noto, il 16 settembre, di aver firmato un accordo con Washington che prevede l’acquisto del primo sistema di missili Patriot di fabbricazione statunitense.

L’accordo è giunto nel corso di un incontro svoltosi alla Casa Bianca e che ha visto protagonisti il principe mediorientale ed il presidente statunitense, Donald Trump. In particolare, l’ordine includerà altresì dispositivi per l’intercettazione di missili e aerei da combattimento. Già nel mese di maggio scorso, il Dipartimento di Stato statunitense aveva approvato un ordine di sistemi missilistici Patriot dal valore di 2.5 miliardi di dollari. Non da ultimo, il Bahrein potrebbe ricevere anche arsenale aggiuntivo per i propri aerei F-16, pari a 750 milioni di dollari.

L’accordo USA- Bahrein giunge in un momento di particolare tensione per il Medio Oriente che ha assistito, lo scorso 14 settembre, ad un attacco contro due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita. L’offensiva è stata rivendicata dai ribelli sciiti Houthi, protagonisti del conflitto in Yemen, ma, al momento, sono in corso indagini per scoprire i reali responsabili. Per gli USA, è l’Iran ad essere dietro all’accaduto. Di fronte a tale scenario, Trump si è detto determinato a scoprire gli autori e, sebbene non desideri alcuna guerra, è pronto a qualsiasi opzione, considerando altresì che il proprio Paese è “più preparato ad affrontare conflitti” rispetto a qualsiasi altra nazione.

Circa l’impegno degli Stati Uniti nel Golfo, Washington ha altresì proposto la costituzione di una missione navale, volta ad assicurare la sicurezza e la libertà di navigazione dell’area e nello Stretto di Hormuz, anche alla luce delle crescenti minacce e degli eventi che hanno caratterizzato l’ultimo periodo. A tal proposito, è del 19 agosto la notizia secondo cui il Bahrein ha dato la propria disponibilità a partecipare a tale missione, con l’obiettivo di mettere in sicurezza i corridoi internazionali utilizzati in ambito commerciale ed energetico.

Il Bahrein, confinante con l’Arabia Saudita e situato di fronte all’Iran, è stato turbato da disordini interni, sin dal febbraio 2011, quando i manifestanti hanno occupato la capitale di Manama, chiedendo più democrazia e la fine della discriminazione contro la maggioranza della comunità musulmana sciita, da parte della famiglia reale sunnita. In tale scenario, l’Arabia Saudita e altri Paesi della Penisola inviarono truppe a sostegno della monarchia. L’Iran, Paese a maggioranza sciita, chiese il ritiro delle truppe ma ciò che ottenne fu l’espulsione dell’incaricato d’affari iraniano a Manama, con l’accusa di aver avuto contatti con i gruppi d’opposizione.

Ancora oggi le tensioni nel Paese continuano e il Bahrein accusa l’Iran di essere coinvolto e di influire in tali turbolenze. Nel quadro delle recenti tensioni nel Golfo, invece, Manama, ha invitato Teheran a promuovere una tregua ed a rispettare interessi, sovranità e indipendenza dei Paesi della regione del Golfo, oltre a preservare la pace e la sicurezza sia a livello regionale sia internazionale.

Circa i rapporti con gli Stati Uniti, il Bahrein è sede del quartier generale della Quinta Flotta statunitense, oltre ad essere un alleato di Washington. Il presidente della Casa Bianca ha alleggerito le restrizioni sulle vendite di armi al Paese, da quando è salito al potere, nel gennaio 2017. Inoltre, gli Stati Uniti forniscono assistenza a tale alleato mediorientale per migliorarne le capacità nel quadro della lotta al terrorismo.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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