Venezuela-Colombia: le foto con i narcotrafficanti che imbarazzano Guaidó e Duque

Pubblicato il 16 settembre 2019 alle 6:10 in Colombia Venezuela

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Il 22 febbraio scorso, Juan Guaidó ha attraversato il confine tra Venezuela e Colombia ed è apparso a sorpresa al concerto organizzato a Cúcuta alla vigilia dell’operazione per introdurre i container con medicine e cibo nel paese vicino con il supporto logistico degli Stati Uniti e del Governo di Iván Duque. Il tentativo fallì e fu la prima grande battuta d’arresto per il capo dell’Assemblea Nazionale, che un mese prima aveva lanciato la sua sfida a Nicolás Maduro, di cui cercava di forzare le dimissioni per aprire un processo di transizione. Guaidó viaggiò da Caracas allo stato di confine di Táchira con la massima segretezza. Lungo la strada schivò i controlli della polizia e cercò il sostegno dei membri delle forze armate. Una volta nel comune di San Antonio, partì di nascosto per andare dall’altra parte della frontiera. I video e le immagini di quel giorno mostrano che riuscì ad arrivare in Colombia attraversando trochas, sentieri e strade secondarie e informali senza sorveglianza.

Le fotografie dell’attraversamento della frontiera, pubblicate nei giorni scorsi sui social media, tuttavia, hanno scatenato aspre accuse nei confronti di Guaidó e del presidente colombiano Duque e minacciano di alimentare una nuova tempesta politica nei due paesi. Nelle foto e nei video, infatti, il politico venezuelano posa con due uomini identificati come membri dei los Rastrojos, una banda di narco-paramilitari che opera lungo il confine in una zona che la stampa colombiana definisce di “limbo legale”. Le immagini mostrano due leader di quella organizzazione criminale: John Jairo Durán Contreras, soprannominato Menor, e Albeiro Lobo Quintero, alias BrotherEntrambi sono stati arrestati a Cúcuta lo scorso giugno. Alberto Ravell, portavoce di Guaidó, ha spiegato in un’intervista radiofonica che “tutti i cittadini chiedono [a Guaidó] di farsi foto. Quelle persone gli hanno chiesto un selfie, non sapeva chi fossero. Il presidente Guaidó non chiede la carta d’identità per fare una foto. Pensi che se il presidente Guaidó avesse saputo che sono narcos, avesse fatto scattare la foto perché poi fosse diffusa?” – ha chiesto Ravell al giornalista.  

La diffusione delle istantanee, rilasciate per la prima volta dal numero due del chavismo, Diosdado Cabello, nel suo programma televisivo, ha un ovvio scopo politico. Di per sé, non sono sufficienti per dimostrare un legame tra Guaidó e il gruppo narco-paramilitare, ma sono sufficienti a sollevare sospetti e seminare seri dubbi.

Ravell nega, in ogni caso, che Guaido abbia ricevuto aiuto di gruppi irregolari per attraversare la frontiera. 

Wilfredo Cañizares, responsabile della Fondazione Progresar nel dipartimento del Norte de Santander, ha dichiarato di aver avvertito questa circostanza sin dal primo giorno. “L’ingresso in Colombia il 23 febbraio del sig. Juan Guaidó è stato coordinato con i Rastrojos”  ha detto quando ha pubblicato le foto su Twitter. -Il senatore Gustavo Petro, uno dei leader dell’opposizione al governo Duque, ha attaccato duramente il presidente colombiano e ha criticato il presunto legame con la banda narco-paramilitare, dandolo per scontato a causa del fatto che Guaidó indossasse gli stessi abiti in quelle immagini e nei video che documentano il suo arrivo in Colombia.

“Per coloro che dubitano: Duque e Guaidó si sono alleati con il traffico di droga per il loro atto al confine. Signor Guaidó, sei a conoscenza di chi fossero i tuoi alleati sul confine colombiano / venezuelano? Signor Duque, hai intenzione di collegare la tua politica estera con traffico di droga?” – ha attaccato Petro, il candidato sconfitto al ballottaggio da Duque alle elezioni dello scorso anno.

Il presidente colombiano è il principale avversario regionale del governo di Nicolás Maduro e fin dall’inizio ha sostenuto Guaidó come presidente ad interim. Nonostante ciò, il 23 gennaio ha rifiutato di prolungare il tentativo di introdurre aiuti attraverso i ponti di Cúcuta a causa della resistenza delle task force inviate dall’esercito venezuelano e a causa degli episodi di violenza che si stavano verificando alle frontiere.

La tensione tra i due paesi è aumentata nei giorni scorsi per le accuse, dirette a Caracas, di fornire asilo in territorio venezuelano alle cellule dissidenti delle FARC, come quella guidata da Iván Márquez e Jesús Santrich, e alla cupola dell’Esercito di liberazione nazionale (ELN), che hanno i loro mezzi di sostentamento nel traffico di droga come i Rastrojos e altre mafie locali. Il governo di Caracas ha risposto con esercitazioni militari al confine organizzate “a scopo difensivo” per il timore di operazioni di falsa bandiera organizzate da Bogotà.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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