Siria: autobomba al confine turco, 10 morti

Pubblicato il 16 settembre 2019 alle 6:00 in Siria Turchia

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Un’automobile carica di esplosivo è esplosa, domenica 15 settembre, nei pressi di un ospedale in un villaggio siriano al confine con la Turchia, al-Rai, uccidendo 10 persone e ferendone altre 15.

La notizia è stata divulgata dal consiglio locale e dagli operatori sanitari della struttura ospedaliera in questione. L’esplosione ha inoltre danneggiato l’ospedale, si legge nel comunicato diffuso dal Consiglio di al-Rai, cittadina che giace in una zona della Siria nord-occidentale situata sotto il controllo dei ribelli siriani, dissidenti del regime del presidente Bashar al-Assad e sostenuti da Ankara.
Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale turca, Anadolu, i morti causati dall’attacco terroristico nei pressi della frontiera sarebbero 12, tutti civili.

Il 10 settembre, aerei da guerra del regime siriano avevano condotto due attacchi contro la collina di Al-Kabina, nell’area rurale di Latakia, situata nel Nord-Ovest della Siria. Tali attacchi giungevano in violazione del cessate-il-fuoco dichiarato precedentemente dalla Russia.

La notizia della ripresa degli attacchi del regime coincide con l’annuncio di possibili negoziazioni per convincere il regime a ritirarsi da Khan Shaykhun e dalle aree circostanti. In particolare, secondo alcune fonti informate a riguardo, tali negoziati interessano Russia e Turchia e prevedono il ritiro delle forze di Assad dall’area intorno a tale città, nello specifico 3 km verso Est e 3 km ad Ovest. È stata poi proposta la permanenza dei dipartimenti di polizia e delle istituzioni civili del regime, presenti a Khan Shaykhun, sotto la supervisione della polizia militare russa. Non da ultimo, in seguito al ritiro, la Turchia istituirebbe due postazioni. La prima nell’area di Dharat al-Nimr, nel Nord di Khan Shaykhun, e la seconda a Kafartab, situata nell’Ovest.

Sin dalla fine del mese di aprile, la provincia di Idlib e le aree adiacenti, nel Nord-Ovest del Paese, hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama. Sebbene nei primi tre mesi i combattimenti fossero concentrati soprattutto nell’area rurale di Hama, le forze del regime hanno iniziato, l’8 agosto, ad ampliare il proprio raggio di azione nella periferia meridionale di Idlib.

Dopo circa quattro mesi di combattimenti e 950 civili morti, venerdì 30 agosto, l’esercito russo aveva reso noto di aver accettato un cessate il fuoco unilaterale nella regione Nord-occidentale di Idlib, che avrebbe rispettato anche il regime siriano a partire dalla mattina di sabato 31 agosto. Si tratta di una regione con postazioni strategiche, in cui l’esercito siro-russo sta cercando di riguadagnare terreno attraverso operazioni via terra.

Uno degli scontri più violenti delle ultime settimane si è verificato il 25 agosto, a Khan Shaykhun, situata nel Sud di Idlib, tra le forze del regime siriano e quelle dei ribelli. Il bilancio delle vittime, per entrambe le fazioni, è stato di almeno 60 morti, tra cui civili. Dal 21 agosto, l’esercito del regime siriano, sostenuto da aerei da guerra e milizie russe, ha preso il controllo di tale città e ha invaso l’area rurale a Sud.

La guerra civile è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive di Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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