ONU ammonisce l’Indonesia: tutelare i manifestanti in Papua Occidentale

Pubblicato il 16 settembre 2019 alle 15:11 in Asia Indonesia

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Un gruppo di esperti delle Nazioni Unite per la tutela dei diritti umani ha esortato il governo indonesiano a proteggere i manifestanti in Papua Occidentale e ha chiesto che venga ristabilita la linea telefonica e l’accesso a internet. 

In una dichiarazione, rilasciata lunedì 16 settembre, i funzionari del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite hanno affermato che le restrizioni alla libertà di espressione in Papua occidentale “non solo hanno minato la discussione sulle politiche del governo, ma hanno anche messo a repentaglio la sicurezza dei difensori dei diritti umani che denunciavano presunte violazioni”. “Chiediamo misure immediate per garantire la protezione della libertà di espressione e ci opponiamo a tutte le intimidazioni, interferenze, restrizioni indebite e minacce contro coloro che partecipano alle proteste”, hanno riferito gli esperti.

Intanto, nella stessa giornata di lunedì 16 settembre, si sono verificate nuove manifestazioni a Yahukimo, nella provincia di Papua, secondo quanto riferito dall’avvocato e attivista per i diritti umani, Veronica Koman. La Koman ha anche affermato che nelle Isole Yapen, situate sempre nella provincia di Papua, 3 persone sono state arrestate e la folla è stata “dispersa con l’uso della forza”. Secondo i rapporti degli ultimi giorni, diversi attivisti della Papua Occidentale, sono stati indagati o hanno ricevuto mandati di arresto per presunti incitamenti alla violenza, diffusione di false informazioni e altre azioni contro il governo centrale di Jakarta. Il governo ha emesso un mandato di arresto anche per Veronica Koman, che si trova attualmente all’estero. Il governo di Jakarta ha minacciato di annullare il suo passaporto, bloccare i suoi conti bancari e richiedere che l’Interpol la localizzi, se la donna non si consegnerà alla giustizia. I media locali hanno riferito di numerosi altri arresti, che non è stato possibile verificare. 

Le proteste in Indonesia sono scoppiate il 19 agosto, a seguito dell’arresto di alcuni studenti di etnia papuana che vivevano a Surabaya e Malang, sull’isola di Giava. Questi erano stati accusati di aver gettato la bandiera indonesiana in una fogna. Da parte loro, i giovani hanno negato di aver compiuto tale gesto. Inoltre, alcune agenzie di stampa hanno riferito che i ragazzi sarebbero stati sottoposti ad abusi legati alla loro etnia. Secondo quanto riferito, sono stati chiamati “scimmie” dalle forze dell’ordine, mentre venivano radunati e portati via. Gli studenti sono stati rilasciati dalla polizia domenica 18 agosto. La provincia di Papua si trova nella regione indonesiana della Nuova Guinea Occidentale, insieme alla Papua Occidentale. Sebbene le due province si estendano sull’isola principale dello Stato della Papua Nuova Guinea, l’Indonesia considera il loro territorio come parte dello Stato nazionale.

La Papua era una colonia olandese fino al 1962, quando Giacarta prese il controllo del territorio, consolidando il proprio governo tramite un controverso referendum. Secondo l’Indonesia, la Papua Occidentale è indonesiana, in quanto faceva parte delle Indie orientali olandesi che costituiscono la base dei confini moderni del Paese. Tuttavia, l’etnia locale, che dopo decenni di migrazioni rappresenta ora la metà della popolazione, rivendica la propria autonomia. Per anni, gli indigeni papuani hanno minacciato una rivolta armata. La Nuova Guinea Occidentale è anche la regione più povera del Paese, dove sono anche frequenti le accuse di violazione dei diritti umani ai danni della popolazione locale. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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