Mosca: contatti continui con l’Arabia Saudita per sicurezza del settore energetico

Pubblicato il 16 settembre 2019 alle 12:52 in Arabia Saudita Russia

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Il ministro dell’Energia della Federazione russa, Aleksandr Novak, ha reso noto che Mosca mantiene contatti continui e costanti con Riyad per monitorare la situazione a seguito dei recenti attacchi alle raffinerie saudite di Aramco che, secondo Mosca, incidono sulla sicurezza del settore energetico a livello globale.

“I nostri team mantengono i contatti. Seguiamo anche da vicino la situazione. Siamo in contatto e abbiamo in programma di discuterne, in particolare oggi, mentre i nostri team stanno lavorando” – ha detto il ministro russo riferendosi a una teleconferenza prevista per oggi, 16 settembre, con la sua controparte saudita, Abdulaziz bin Salman a Saud.

Per Novak, “la sicurezza energetica in generale è disturbata quando si verificano tali attacchi”. Il ministro ha inoltre espresso la certezza che esistono riserve sufficienti a coprire l’eventuale carenza di greggio a seguito degli attacchi.

Quando è stato chiesto se la Russia dovesse aumentare la produzione di petrolio in questa situazione, il ministro ha detto “dipende dall’impatto che i colleghi sauditi stanno valutando ora”, ma che Mosca è pronta ad aumentare la produzione in base alle richieste dell’Arabia e degli altri paesi produttori.

“Possiamo capire fino a che punto il volume della produzione e delle forniture sono stati influenzati” – ha aggiunto Novak, che ha spiegato che tuttavia, “esistono sufficienti riserve commerciali nel mondo per compensare la carenza di petrolio nel medio termine”.

Sulla sicurezza delle infrastrutture energetiche in Russia, ha affermato che è questa è “assicurata a livello continuo” e che le misure di sicurezza comunque sono state aumentate.

Alla domanda se il comitato OPEC+, che riunisce i 14 membri dell’OPEC (Algeria, Angola, Arabia Saudita, Ecuador, Emirati Arabi Uniti, Gabon, Guinea Equatoriale, Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria, Qatar, Venezuela) e Azerbaijan, Bahrein, Brunei, Kazakhstan, Malaysia, Messico, Oman, Russia, Sudan, Sud Sudan, che non sono membri OPEC, potesse incontrarsi urgentemente dopo l’incidente, il ministro ha affermato che prima bisogna avere una valutazione completa del danno. “Possiamo sempre farlo, tutto dipenderà dalla valutazione dell’impatto a lungo termine sul mercato. Dobbiamo vedere come si evolve la situazione, intendo il ripristino di queste infrastrutture in Arabia Saudita”, ha spiegato.

I paesi firmatari dell’accordo OPEC+, secondo il ministro russo, possono “soddisfare e rinegoziare alcuni parametri in caso di richiesta o forza maggiore”. “È ancora troppo presto per dirlo, non capiamo fino in fondo quanto tempo ci vorrà per ripristinare le strutture” – ha concluso.

Da parte sua, il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha detto ai giornalisti che i leader di Iran, Russia e Turchia potrebbero affrontare l’incidente al vertice tripartito previsto per oggi 16 settembre ad Ankara.

Secondo Peskov “non è in agenda una discussione in materia, ma tradizionalmente c’è uno scambio di opinioni sui temi delle notizie calde e presumibilmente anche questo problema sarà affrontato”.

Il 14 settembre, una serie di  attacchi con droni ha  provocato incendi in due raffinerie della compagnia saudita Aramco nei distretti di Abqaiq e Khurais, nell’est dell’Arabia Saudita. La società ha riconosciuto che  l’incidente ha ridotto la  sua produzione giornaliera di circa 5,7 milioni di barili, quasi la metà di quanto produceva prima dell’incidente.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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