Kosovo: UE decide di monitorare elezioni

Pubblicato il 16 settembre 2019 alle 19:05 in Europa Kosovo

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Unione Europea ha reso noto che invierà una missione di monitoraggio elettorale in Kosovo per assicurare la liceità del risultato delle elezioni anticipate del prossimo 6 ottobre.

La decisione, ufficializzata domenica 15 settembre, e ripresa il giorno successivo da Emerging Europe, si pone in linea con quanto precedentemente realizzato da Bruxelles nei confronti di Pristina. Le missioni di osservazione elettorale dell’Unione Europea in Kosovo sono già state 4, di cui 2 nel 2017, a conferma dell’impegno dell’UE nei confronti del Paese più giovane d’Europa.

A tale riguardo, l’Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza comune dell’Unione Europea, Federica Mogherini, ha dichiarato che “il Kosovo rimane una priorità politica dell’UE e l’invio di una missione di osservazione elettorale per le prossime elezioni parlamentari conferma l’impegno continuo dell’UE a supporto del processo democratico del Paese”, dove “tutti gli stakeholder e le comunità devono essere in grado di partecipare alle elezioni e dire la propria sul futuro del Kosovo”. Le elezioni del 6 ottobre, ha sottolineato Mogherini, “giungono in un momento delicato per il Kosovo, il quale deve muoversi in maniera decisa per raggiungere progressi nel suo percorso di integrazione europea, di riforme del Paese e di normalizzazione delle relazioni con la Serbia”.

Secondo quanto annunciato da Mogherini, inoltre, a capo della Missione vi sarà l’Osservatrice capo Viola von Cramon-Taubadel, la quale ha dichiarato di credere “che sia importante per l’UE continuare ad accompagnare le elezioni in Kosovo, le quali hanno avuto inizio nel 2009”. In particolare, ha specificato von Cramon-Taubadel, “l’osservazione della Missione fornirà un importante contributo a queste elezioni e, tramite il suo follow-up, anche agli sforzi finalizzati a rafforzare i processi elettorali del futuro del Paese”.

È un momento delicato per la Serbia e per il Kosovo, entrambi vicine alle elezioni. Dopo la nomina del nuovo Rappresentante Speciale della Casa Bianca per i Balcani occidentali, Matthew Palmer, i Paesi della regione avevano intravisto dopo tempo uno spiraglio di possibilità per la riapertura del dialogo tra Pristina e Belgrado, fattore che vincola lo sviluppo dell’intera regione balcanica. Anche la Serbia aveva inizialmente mostrato apertura, ma il 9 settembre il ministro dell’Interno serbo, Nebojsa Stefanovic, aveva dichiarato che la Serbia continuerà ad opporsi all’ingresso del Kosovo nell’Interpol. Tale dichiarazione rappresentava un cambio di rotta rispetto a quanto finora emerso, dal momento che il Kosovo aveva imposto i dazi sui beni importati dalla Serbia proprio in virtù dell’ostruzionismo portato avanti da Belgrado in merito al possibile ingresso di Pristina nell’Interpol e, da parte sua, la Serbia aveva annunciato che fino a quando permarranno i dazi, Belgrado non avrà intenzione di avviare il processo di dialogo. Poco prima, il premier uscente del Kosovo, Ramush Haradinaj, il quale si è dimesso nel mese di luglio, aveva dichiarato che finché la Serbia non riconoscerà l’indipendenza di Pristina non avrà senso avviare un processo di dialogo. Tuttavia, la Serbia aveva reso noto di riporre speranze nel nuovo governo che assumerà il potere, il quale potrà essere “più costruttivo e positivo”, “abolire le tasse sui beni serbi e aprire la strada per un nuovo dialogo”. Nel frattempo, le elezioni in entrambi i Paesi, il 6 ottobre a Pristina, mentre a Belgrado in primavera, sono considerate positivamente dagli Stati Uniti, che intendono fare da mediatore affinché tra le due elezioni si riapra il dialogo per identificare i punti di incontro, così come le differenze, al fine di raggiungere un accordo che possa essere il migliore possibile per il futuro di entrambi” e per consentire lo sviluppo della regione.

Anche l’Alto rappresentante per la Politica Estera dell’UE, Federica Mogherini, aveva dichiarato, lo scorso 2 settembre, di ritenere l’ingresso dei Paesi del Balcani nell’Unione “necessario sia Bruxelles sia per la regione”, dato che rappresenta la “riunificazione del continente europeo”. A pochi giorni di distanza dalle parole di Mogherini, la neoeletta presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, aveva dichiarato, in occasione della presentazione della sua squadra, il 10 settembre, che una delle priorità della sua agenda sarà proprio l’avvio di buone relazioni e forti collaborazioni con i Paesi della regione balcanica. 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play 

Jasmine Ceremigna

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.