Etiopia: arrestati membri dell’ISIS accusati di reclutare e armare i locali

Pubblicato il 16 settembre 2019 alle 15:13 in Africa Etiopia

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Ufficiali dell’esercito etiope hanno rivelato che membri dell’organizzazione dello Stato Islamico sono stati catturati nel Paese e al momento si trovano in detenzione con l’accusa di “aver reclutato, addestrato e armato cittadini etiopi”. Il vice-capo dell’esercito di Addis Abeba, Behanu Jula, ha riferito all’agenzia di stampa nazionale, Ethiopian News Agency, che diversi membri del gruppo estremista sono ancora ricercati e ha sottolineato che molte volte in passato lo Stato Islamico ha tentato di costruire una sua base in Etiopia.

Il primo ministro etiope Abiy Ahmed ha recentemente evidenziato anche i tentativi dell’organizzazione jihadista di al-Shabaab, legata ad al-Qaeda, di uscire dalla Somalia e stabilirsi in Etiopia. Nonostante non ci sia ancora riuscito, il gruppo è solito compiere attentati con esplosivi, spesso di tipo suicida, soprattutto al confine tra i due Paesi.

Secondo quanto si evince dal Country Report on Terrorism del governo americano, nel corso degli anni recenti, il governo di Addis Abeba si è concentrato con forza nella lotta contro i jihadisti di al-Shabaab. L’Etiopia collabora a stretto contatto con gli Stati Uniti su una serie di questioni di sicurezza regionale. La polizia federale etiope (EFP) ha richiesto la firma di un Memorandum of Understanding sulla condivisione delle informazioni e sul crimine transnazionale dell’ISIS all’FBI. Nel maggio 2016, il governo etiope ha denunciato la branca dell’ISIS in Libia, in seguito alla pubblicazione di un video dei terroristi in cui venivano decapitati 16 migranti etiopi. L’episodio è stato il secondo in cui cittadini dell’Etiopia sono stati uccisi dai jihadisti in Libia. Il primo era avvenuto nell’aprile 2015, quando l’ISIS aveva assassinato 30 etiopi cristiani nel Paese nordafricano.

La National Intelligence and Security Service (NISS), l’autorità di intelligence nazionale, ha il compito di svolgere indagini criminali ed è responsabile della gestione delle operazioni antiterrorismo, in coordinazione con l’Ethiopian National Defense Forces (ENDF) e la polizia federale (EFP). Questi due corpi, insieme al NISS, costituiscono la Task Force antiterrorismo dell’Etiopia, un comitato a livello federale che coordina tutti gli sforzi per limitare e contrastare la minaccia terroristica nel Paese del Corno d’Africa. Il NISS facilità altresì la collaborazione con gli Stati Uniti.

Da quando è salito alla guida dello Stato africano, il 2 aprile scorso, il premier Abiy Ahmed ha avviato un cambiamento radicale non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello politico e sociale. Uno dei maggiori risultati finora ottenuti è stata la firma dell’accordo di pace con l’Eritrea, il 9 luglio, con cui I due Paesi vicini hanno sancito fine dello stato di guerra, in corso dal maggio 1998. Ahmed ha altresì intrattenuto colloqui di pace con diversi gruppi di ribelli, tra cui l’Oromo Liberation front (OLF), il Patriotic Ginbot (PG7), l’Ogaden National Liberation Front (ONLF) e il Tigray People’s Democratic Movement. Ciononostante, il 22 giugno si è verificato un tentativo di golpe a Bahir Dar, capitale regionale dello Stato Amhara, successivamente fallito. I cospiratori avevano intenzione di rovesciare Ambachew Mekonnen, capo del governo regionale di Amhara, situato a Nord della capitale. Mekonnen, così come il suo consigliere e il Capo di Stato maggiore dell’esercito, sono rimasti uccisi nel corso del tentato golpe. Il 24 giugno, le autorità dell’Etiopia hanno dichiarato di aver ucciso il leader del colpo di Stato fallito. Si tratta del generale Asamnew Tsige. Tali eventi mettono in evidenza quanto ancora siano forti e durature le instabilità in alcune parti del Paese africano, nonostante l’operato del riformista Abiy.

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Chiara Gentili

di Redazione

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