Elezioni in Tunisia: in attesa del verdetto finale

Pubblicato il 16 settembre 2019 alle 10:13 in Africa Tunisia

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Il 45% degli aventi diritto al voto si è recato, domenica 15 settembre, alle urne per votare il futuro presidente della Tunisia.

A questa percentuale, si aggiunge il 27.4% dei tunisini residenti all’estero, secondo i dati forniti dalla commissione elettorale indipendente. Per il vicepresidente di tale organismo, Farouk Bouaskar, le percentuali possono essere ritenute accettabili ma si è detto rammaricato per il disinteresse mostrato dai giovani tunisini, in cambio di una maggiore partecipazione delle categorie di anziani. Tuttavia, l’affluenza alle urne rispetto alle elezioni del 2014 è diminuita, considerando che in quell’anno il tasso è stato pari al 64%.

Nella giornata di lunedì 16 settembre, si prevede che la Commissione annuncerà i nomi dei due candidati che passeranno al turno successivo. Tuttavia, diversi sondaggi non ufficiali hanno mostrato che i candidati favoriti sono stati il conservatore Kaïs Saïed, un giurista e professore di diritto costituzionale, ed il populista Nabil Karoui, il candidato per “Il cuore della Tunisia”, accusato di riciclaggio di denaro e, al momento, sotto processo. In particolare, Saied avrebbe ricevuto il 19% dei voti, mentre Karoui il 15%. Entrambi sono schierati contro il sistema politico attuale.

Se tali risultati dovessero effettivamente verificarsi, si potrebbe parlare, per alcuni, di un “terremoto elettorale”, volto a sostituire una classe al potere sin dalla rivoluzione del 2011 e che è considerata la causa della fase di incertezza e instabilità vissuta ultimamente dal Paese.

Karoui si è sempre fatto promotore di slogan in difesa dei più poveri, ma, già al momento della presentazione della candidatura, la magistratura lo aveva messo sotto accusa. Lo scorso 23 agosto è arrivato il mandato di arresto, con l’accusa di evasione fiscale e riciclaggio di denaro. Tuttavia, la commissione elettorale aveva affermato che il candidato avrebbe avuto il diritto di competere per la posizione di presidente, in quanto non era stato emesso, al momento della candidatura, un verdetto contro di lui. Nonostante ciò, Karoui ha goduto di una notevole base elettorale, ed è stato incluso sin dall’inizio nella lista dei possibili favoriti, oltre ad aver assistito a segni di protesta dei propri sostenitori contro la magistratura tunisina e le accuse relative.

Tuttavia, tale questione ha sollevato domande sul ruolo dei media e del denaro nell’influenzare gli elettori e le conseguenze per l’intera transizione democratica. Altra questione è l’ingerenza del governo in questioni di carattere giudiziario. Da una lettera giunta in seguito ai primi risultati del 15 settembre, Karoui ha affermato: “Oggi è un giorno straordinario per la democrazia e la storia del Paese”.

Nella stessa occasione, Kais Saied ha, invece, sottolineato la responsabilità che potrebbe rivestire nei confronti del popolo tunisino, al fine di passare dalla disperazione alla speranza. Il candidato ha altresì espresso la soddisfazione dei risultati raggiunti, grazie anche ad una campagna elettorale basata sulla comunicazione “diretta”, che verrà impiegata anche successivamente.

In tale contesto, il partito Ennahda, considerato il maggiore partito politico tunisino, ha visto schierato il vicepresidente del partito stesso, Abdel Fattah Mourou, noto per le sue posizioni moderate all’interno del movimento, di ispirazione islamica. Un altro candidato è stato il primo ministro in carica, Youssef Chahed, che, al momento, si vede costretto ad indietreggiare dalla scena politica, in quanto i sondaggi lo vedono soltanto alla quinta posizione.

Per alcuni, il vuoto lasciato dall’ex classe politica al potere, ed i problemi causati da questa a livello sociale ed economico, hanno portato gli elettori tunisini a favorire proposte alternative e partiti che si sono rivolti maggiormente alle classi più emarginate.

Il prossimo turno delle elezioni tra i due candidati vincitori si terrà il 6 ottobre prossimo. Il presidente in Tunisia ha autorità soprattutto in materia di politica estera e di difesa, ed è coadiuvato dal primo ministro. Quest’ultimo viene scelto dal parlamento ed ha autorità sulle questioni interne. Beji Caid Essebsi è stato il primo presidente democraticamente eletto della Tunisia e si trovava in carica dal 31 dicembre 2014. Dopo la morte improvvisa di Essebsi, lo scorso 25 luglio, la Commissione elettorale tunisina ha annunciato le nuove elezioni presidenziali, le seconde per la Tunisia dopo la rivoluzione. Si tratta dell’unico Paese della regione nordafricana che ha intrapreso una transizione democratica in seguito alle rivolte del 2011.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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