Egitto: nuovi scontri nel Nord del Sinai

Pubblicato il 16 settembre 2019 alle 12:14 in Africa Egitto

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Il Ministero dell’Interno egiziano ha reso noto, nella giornata di domenica 15 settembre, che l’area di Jalbana, nella regione del Sinai del Nord, ha assistito a scontri tra le forze di sicurezza ed un gruppo di combattenti, definiti terroristi. Uno dei militanti è stato ucciso mentre tre ufficiali ed un poliziotto sono rimasti feriti.

Secondo quanto riferito, i militanti stavano sostando all’interno di un’auto, in attesa di compiere un attentato terroristico, e, non appena si sono ritrovati assediati dalla polizia, hanno aperto il fuoco contro le forze dell’ordine. Non sono stati rivelati ulteriori dettagli sul numero di combattenti morti. L’unico di cui è stata dichiarata l’identità è Ahmed Adel Said, soprannominato “Abu Hamza”.

Non da ultimo, il Ministero egiziano ha altresì affermato di aver scoperto e sequestrato un certo numero di armi e munizioni, nonché dispositivi esplosivi, appartenenti al gruppo al centro dello scontro. Gli stessi combattenti sono stati ritenuti responsabili dell’attacco del 4 gennaio 2018, dove un agente di polizia ha perso la vita.

L’ultimo attacco nella regione del Sinai del Nord risale al 14 settembre, nella città costiera di El-Arish. Anche in questo caso si è trattato di uno scontro a fuoco tra militanti e forze dell’ordine, che ha causato la morte di 3 ufficiali e 3 combattenti, oltre al ferimento di 2 membri dell’esercito. Il 20 agosto scorso, le forze di sicurezza egiziane hanno ucciso nella stessa città 11 jihadisti, membri di un’organizzazione terroristica locale affiliata all’ISIS.

Il Sinai del Nord vive da mesi in uno stato d’allerta. In seguito ad alcuni episodi verificatisi, che hanno destato preoccupazione nel Paese, il 22 luglio è stato proclamato lo stato di emergenza ed un coprifuoco in tutta la regione.

Tra gli ultimi eventi, il 18 luglio, un attacco suicida ha colpito un parcheggio a Cheikh Zuweid, provocando la morte 2 persone, di cui un civile. Successivamente, l’ISIS ha rivendicato l’attacco, specificando altresì il nome dell’attentatore, Abu Omar El-Seedy. Il giorno precedente, il 17 luglio, 4 persone sono state uccise da uomini armati sconosciuti nella città di Bir al-Abed, anch’essa situata nella medesima regione.

Il 25 giugno scorso, un gruppo di militanti ha attaccato tre posti di blocco della polizia egiziana, uccidendo almeno 6 agenti e ferendone altri 8. A ciò si aggiunge l’attacco del 5 giugno, rivendicato dall’ISIS, che ha provocato la morte di 8 agenti di polizia, e quello del 6 giugno, in cui 14 terroristi estremisti sono stati uccisi negli scontri con le forze di polizia egiziane nel quartiere di Al Masaaed, situato nella città di Al-Arish, capoluogo del Governatorato.

Le insurrezioni nella regione si sono intensificate dopo la cacciata dell’ex presidente islamista Mohamed Morsi, il 3 luglio 2013. Da allora, centinaia di poliziotti e soldati sono stati uccisi negli attacchi dei militanti.

Il Sinai del Nord, zona di congiunzione tra i continenti africano ed asiatico, è teatro, da anni, anche di operazioni militari. L’esercito egiziano ha lanciato una campagna nel Sinai, chiamata Comprehensive Operation – Sinai, il 9 febbraio 2018, con l’obiettivo di intensificare i controlli nella regione e contrastare i ribelli islamisti e le altre attività criminali che compromettono la sicurezza e la stabilità del Paese.

Tra luglio 2013 e luglio 2018, l’Organizzazione Araba per i Diritti Umani ha documentato la morte di 4.010 civili nel Sinai, tra cui 3.709 persone che, a detta dell’esercito, sono decedute negli scontri con le forze di sicurezza. Per la restante parte, si è trattato di attacchi indiscriminati, su cui non è stata aperta alcuna indagine.

Tuttavia, sebbene l’esercito egiziano non sia riuscito a frenare l’ondata di attacchi che hanno colpito sia le forze militari sia la polizia egiziana, la sua presenza nella regione ha portato ad un maggiore controllo dell’area, con la conseguente riduzione del numero di attacchi. Le iniziative promosse dal governo egiziano hanno altresì permesso di distruggere grandi quantità di infrastrutture e materiale militare appartenenti ai terroristi.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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