Egitto, Etiopia, Sudan: riprendono i colloqui sulla GERD

Pubblicato il 16 settembre 2019 alle 11:45 in Egitto Etiopia Sudan

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Il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, ha reso noto che Il Cairo ha deciso di riprendere i colloqui con il Sudan e l’Etiopia sulla realizzazione della diga GERD (Grand Ethiopian Renaissance Dam), il futuro sistema idroelettrico più grande di tutto il continente africano. La costruzione dell’impianto, del valore di circa 4 miliardi di dollari, era stata sospesa circa un anno fa, quando l’Etiopia aveva chiesto di rimandare le trattative in attesa di una concreta stabilizzazione politica del Sudan. L’ultimo incontro tra il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e il premier etiope Abiy Ahmed si era tenuto a luglio 2018.

Domenica 15 settembre, però, dopo poco più di un anno di pausa, i ministri dell’Acqua e quelli degli Affari Esteri di Etiopia, Sudan ed Egitto si sono ritrovati al Cairo per riprendere le negoziazioni relative alle operazioni da intraprendere sulla diga, vista da al-Sisi come una minaccia al suo approvvigionamento idrico. L’Egitto infatti ritiene che la GERD possa restringere il corso del fiume Nilo il quale, dopo aver attraversato gli altipiani dell’Etiopia e il deserto del Sudan, arriva a irrigare i campi e a riempire i bacini egiziani. “L’incontro di domenica arriva dopo un anno e 3 mesi di stallo, un periodo di gran lunga superiore a quello che era stato prefissato”, ha riferito all’agenzia di stampa MENA il ministro Shoukry. Quest’ultimo ha altresì aggiunto che spera che i negoziati portino a un accordo su una tempistica fissa che conduca al più presto alla firma di un patto vincolante sulle operazioni di riempimento e funzionamento della diga. Sono queste, infatti, le questioni più problematiche e quelle su cui verterà il corso dei negoziati, con l’Etiopia, da una parte, che insiste sulla necessità di completare lo stoccaggio entro 3 anni e l’Egitto che invece richiede, dall’altra parte, un periodo di almeno 7 anni. La visione egiziana ha sottolineato l’importanza di considerare la situazione del corso d’acqua in un quadro cooperativo, che permetta di raggiungere gli obiettivi energetici dell’Etiopia senza danneggiare gli interessi idrici egiziani.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano era iniziata nell’aprile 2011. L’Egitto, tuttavia, ha sempre mostrato grande preoccupazione per la realizzazione della GERD che, a suo avviso, rischierebbe di intaccare la quota di circa 55 miliardi di metri cubi che Il Cairo rivendica sul Nilo. Il quadro delle trattative è infatti complicato da due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo all’Egitto una percentuale maggiore. Pertanto, tali accordi vengono considerati ingiusti dall’Etiopia e dal Sudan. Inoltre, Il Cairo accusa Khartoum di essersi schierata in favore di Addis Abeba, mentre le autorità sudanesi ritengono che l’Egitto sostenga gruppi di ribelli attivi all’interno dei territori etiopi.

L’Egitto riceve circa il 70% del suo flusso d’acqua dal Nilo Azzurro e dal fiume Atbara, entrambi provenienti dall’altopiano etiope e confluenti nel Nilo principale dal Sudan settentrionale. Il suo flusso fornisce attualmente meno del 97% del fabbisogno idrico dell’Egitto, con 660 metri cubi per persona, una delle quote d’acqua pro capite annue più basse del mondo. Con una popolazione che dovrebbe raddoppiare nei prossimi 50 anni, si prevede che l’Egitto avrà carenze di acqua dolce e cibo a livello nazionale entro il 2025, secondo quanto emerso da uno studio condotto dalla Geological Society of America (GSA).

D’altro canto, si pensa che la diga, una volta completata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale. È previsto che lo Stato africano diventi il primo esportatore di energia dell’area, nonché il Paese più importante per la produzione di energia rinnovabile di tutto continente.

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Chiara Gentili

di Redazione

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