ECOWAS: 1 miliardo di dollari per combattere il terrorismo in Africa Occidentale

Pubblicato il 16 settembre 2019 alle 13:18 in Africa Burkina Faso

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I leader di diversi Paesi dell’Africa Occidentale si sono riuniti in Burkina Faso in occasione del Summit Economico dell’ECOWAS e, domenica 15 settembre, hanno annunciato la creazione di un fondo di 1 miliardo di dollari per combattere la minaccia islamista nel Sahel. L’iniziativa, da finanziare tra il 2020 e il 2024, è stata condivisa da tutti e 15 i Paesi della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale più Ciad e Mauritania, che si sono uniti all’incontro nella capitale burkinabé, Ouagadougou.

“L’ECOWAS ha deciso di mobilitare risorse finanziarie fino a un miliardo di dollari per combattere il terrorismo”, ha dichiarato il presidente del Niger, Mahamadou Issoufou. Il denaro, versato in un fondo comune, contribuirà a rafforzare le operazioni militari dei Paesi coinvolti e quelle congiunte che sono attive nella regione. I dettagli completi del piano saranno presentati al prossimo vertice ECOWAS, previsto a dicembre.

Gruppi armati legati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico hanno rafforzato la loro presenza nella regione del Sahel nel corso degli ultimi anni, rendendo ingovernabili larghe fasce di territorio e incrementando la violenza etnica locale, soprattutto in Mali e Burkina Faso. Una missione multinazionale volta a combattere il terrorismo nella regione è stata inaugurata nel 2017. Supportata dalla Francia, la forza militare del G5 Sahel riunisce truppe provenienti da Ciad, Niger, Mali, Burkina Faso e Mauritania e si impegna a respingere i gruppi armati presenti nell’area, riportando la stabilità e la sicurezza. Tuttavia, a causa di gravi difficoltà finanziarie e della mancanza di addestramento ed equipaggiamento adeguati, la task-force del G5 Sahel soffre di limitata efficacia e conta, al momento, una forza numerica di 4.000 uomini, nettamente inferiore ai 5.000 inizialmente programmati.

All’inizio del summit di Ouagadougou, il presidente della Commissione dell’ECOWAS, Jean-Claude Brou, ha sottolineato il crescente peso umano, economico e politico della violenza nelle regioni occidentali del continente africano e ha invitato le Nazioni Unite a rafforzare l’operazione di peacekeeping attiva dal 2013 in Mali. La MINUSMA, la più pericolosa missione dell’ONU tra tutte quelle dei caschi blu, conta circa 12.000 unità tra polizia ed esercito ed è stata creata con la Risoluzione 2100 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il 25 aprile 2013, con l’obiettivo di fornire sostegno al processo di transizione politica e stabilizzazione del Mali. Brou ha dichiarato, in apertura dell’incontro: “Il bilancio è di 2.200 attacchi negli ultimi quattro anni, 11.500 morti, migliaia di feriti, milioni di sfollati e attività economiche fortemente colpite”.

Il presidente del Burkina Faso, Roch Marc Christian Kabore, ha argomentato che “la minaccia supera i confini”. “Nessun Paese è salvo e l’escalation della violenza ha portato ad una crisi umanitaria senza precedenti nel Sahel”, ha aggiunto. Da parte sua, il leader della Costa d’Avorio, Alassane Ouattara, ha detto che “la MINUSMA e il G5 Sahel non sono abbastanza. Dobbiamo trovare metodi di coordinazione più ampi ed efficaci”, mentre il presidente del Niger Issoufou ha chiarito che “la comunità internazionale non può fare finta di niente e deve assumersi le sue responsabilità”.

L’ECOWAS chiederà anche alla Banca Mondiale e al Fondo Monetario Internazionale di considerare la spesa per la sicurezza “un investimento” e di convincere i partner occidentali e del mondo arabo a supportare l’iniziativa. A giugno, le Nazioni Unite avevano affermato che gli attacchi si stavano diffondendo velocemente in Africa Occidentale e che la regione avrebbe dovuto considerare di intraprendere sforzi ulteriori rispetto a quelli militari correnti. “Credo fermamente che non stiamo ancora vincendo la guerra contro il terrorismo nel Sahel e che le operazioni dovrebbero essere di gran lunga rafforzate”, aveva dichiarato a inizio settembre il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres.

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Chiara Gentili

di Redazione

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