Brexit: Johnson incontra Juncker alla ricerca di un accordo con l’UE

Pubblicato il 16 settembre 2019 alle 18:10 in Europa UK

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Il primo ministro del Regno Unito, Boris Johnson, ha incontrato il presidente uscente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker e il principale negoziatore dell’Unione Europea, Michel Barnier. Nel corso della giornata, Johnson ha altresì avuto modo di incontrare il suo omologo lussemburghese, Xavier Bettel.

L’incontro con l’Unione Europea, che si è tenuto lunedì 16 settembre in Lussemburgo, è stato il primo tra Johnson e Juncker dal cambio di vertice alla premiership britannica e giunge a esattamente una settimana di distanza dall’approvazione da parte del Parlamento inglese della legge che vieta l’uscita dall’UE senza un accordo.

In particolare, l’incontro tra le due parti coinvolte nelle trattative per l’abbandono da parte di Londra del blocco comunitario è stato finalizzato, secondo quanto dichiarato da un portavoce della Commissione Europea,  a “fare il punto dei negoziati tecnici in corso tra l’UE e il Regno Unito e discutere dei prossimi passi da intraprendere”.

A seguito del vertice, la Commissione Europea ha rilasciato un comunicato stampa con il quale ha reso noto che spetta ora al governo britannico “tornare con soluzioni legalmente operative e compatibili con l’Accordo di recesso”. A tale riguardo, da parte sua, “il presidente Jucker ha sottolineato la continua disponibilità e apertura da parte della Commissione nel prendere in considerazione qualsiasi proposta in grado di raggiungere gli obiettivi del backstop”. Il backstop è una clausola che impedirebbe il ritorno di un confine duro in Irlanda, unica frontiera terrestre tra Gran Bretagna e UE, misura duramente contrastata da Johnson in quanto renderebbe il Regno Unito dipendente dall’UE. Il “backstop” era stato negoziato dall’ex premier, Theresa May, e prevede che la Gran Bretagna rimanga in un’unione doganale temporanea con l’UE dopo la Brexit, fino a soluzione migliore.

Parallelamente, Downing Street ha rilasciato un comunicato in cui l’incontro con Juncker viene descritto come “costruttivo”, dal momento che Johnson ha informato Juncker che “non intende richiedere una estensione, motivo per cui il Regno Unito uscirà dall’UE il 31 ottobre”. Nel corso del vertice, inoltre, il premier inglese ha ribadito la propria “determinazione a raggiungere un accordo privo della clausola sul backstop e in grado di ricevere l’approvazione del Parlamento britannico”.

Secondo quanto reso noto da Downing Street, i due leader hanno altresì concordato sulla necessità di “intensificare i colloqui”, motivo per cui “a breve gli incontri si terranno giornalmente”.

Al termine dell’incontro con i vertici europei, il premier del Regno Unito ha avuto modo di incontrare il suo omologo lussemburghese, Xavier Bettel, il quale ha dichiarato che la Brexit si sta trasformando in un “incubo”. In particolare, dopo aver incontrato il suo omologo inglese, Bettel ha dichiarato che “Johnson ha fallito nel presentare una seria alternativa in grado di consentire il raggiungimento di un accordo entro il 31 ottobre”.

Da parte sua, Johnson, il quale non ha partecipato alla conferenza stampa congiunta con l’omologo lussemburghese per via delle proteste dei cittadini, ha dichiarato a tale riguardo di aver “lavorato molto” e “condiviso molti documenti”, ma a prescindere da ciò, “il Regno Unito lascerà l’UE il 31 ottobre, con o senza accordo”.

Lunedì 9 settembre è stata l’ultima giornata di lavori delle Camere prima della sospensione delle loro attività fino al 14 ottobre. Prima di interrompere i suoi lavori, tuttavia, il Parlamento aveva ottenuto l’approvazione della regina sul disegno di legge che di fatto vieta l’uscita dall’UE senza un accordo. La legge approvata prevede che il primo ministro avrà tempo fino al 19 ottobre, ovvero 2 giorni dopo il vertice con l’Unione, per raggiungere un accordo con l’UE e farlo approvare dal Parlamento inglese o, in alternativa, ottenere il consenso dei deputati sull’uscita senza un accordo. Nel caso in cui ciò non avvenga entro il 19 ottobre, il premier dovrà a quel punto chiedere a Bruxelles un’estensione della scadenza per l’abbandono da parte del Regno Unito del blocco comunitario, prorogandola al 31 gennaio 2020, sempre se l’Unione non propone una data alternativa. In caso contrario, il premier avrà 2 giorni di tempo per accettare la nuova scadenza, che però potrà nel frattempo essere rigettata dai membri del Parlamento.

Prima ancora dell’approvazione di tale legge, il premier in carica aveva rivisto la sua strategia, dichiarando di avere ora in programma di “incontrare l’UE il 17 ottobre, tornare in Regno Unito con un accordo e uscire dal blocco comunitario entro il 31 ottobre”, prendendo di fatto atto del disegno di legge portato avanti dal Parlamento, ma senza deludere le aspettative dei suoi elettori.

Il Regno Unito ha assunto l’impegno di lasciare l’UE entro il 31 ottobre rinegoziando l’accordo precedentemente raggiunto tra Buxelles e l’ex premier, Theresa May, il quale era stati respinto per tre volte dai legislatori, oppure andando via senza aver concordato un accordo di recesso. Il punto critico della trattativa è il backstop, una clausola che impedirebbe il ritorno di un confine duro in Irlanda, unica frontiera terrestre tra Gran Bretagna e UE, misura duramente contrastata da Johnson in quanto renderebbe il Regno Unito dipendente dall’UE. Il “backstop” era stato negoziato dall’ex premier, Theresa May, e prevede che la Gran Bretagna rimanga in un’unione doganale temporanea con l’UE dopo la Brexit, fino a soluzione migliore.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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