Afghanistan verso le elezioni: 11 province del Paese senza elettricità

Pubblicato il 16 settembre 2019 alle 13:23 in Afghanistan Asia

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L’Afghanistan si prepara alle elezioni presidenziali, previste per il 28 settembre, in un clima particolarmente teso. Dopo la fine dei colloqui tra talebani e Stati Uniti, in mezzo a numerosi episodi di violenza, 11 province del Paese, compresa Kabul, sono senza elettricità dal 15 settembre, a seguito di un assalto da parte di alcuni militanti armati. 

L’energia elettrica, che viene importata dall’Uzbekistan, è stata drasticamente tagliata in 11 province afghane, tra cui Kabul, dopo che domenica 15 settembre “alcuni militanti armati hanno distrutto 2 piloni dell’elettricità nella provincia settentrionale di Baghlan”, secondo una dichiarazione della società di alimentazione elettrica Breshna Sherkat. “L’incidente è avvenuto all’incirca alle 10 di domenica, quando le infrastrutture sono state fatte saltare in aria con degli esplosivi”, ha riferito un portavoce dell’azienda. In tale situazione, alcuni residenti di Kabul hanno accusato il governo di essere stato incapace di costruire infrastrutture sufficientemente resistenti. “Il governo dovrebbe prestare piena attenzione a quest’area. L’elettricità non dovrebbe essere interrotta in questo modo”, ha dichiarato Abdullah, residente a Kabul. Non è la prima volta che militanti armati attaccano le forniture di energia elettrica.  

Il capo esecutivo della Repubblica Islamica di Afghanistan, Abdullah Abdullah, lunedì 16 settembre, ha incolpato i talebani di aver distrutto i piloni dell’energia e di aver causato il taglio dell’elettricità nel Paese. Parlando durante l’ultima sessione del Consiglio dei Ministri, Abdullah ha dichiarato: “Sfortunatamente, i piloni dell’elettricità sono stati distrutti, colpendo 11 province e le azioni dei talebani non suggeriscono che questi abbiano intenzioni pacifiche”. Allo stesso tempo, Abdullah ha chiesto ai funzionari statali e alle forze di sicurezza del Paese di evitare qualsiasi tipo di interferenza con le prossime elezioni. “Vi invito a servire il popolo negli ultimi giorni del governo di unità nazionale, che è la principale responsabilità di tutti voi, con piena imparzialità e senza tentare di interferire con le elezioni”, ha dichiarato Abdullah. Tali parole arrivano a seguito di un accusa, lanciata dal capo dell’esecutivo, contro il presidente uscente Ashraf Ghani, il quale avrebbe abusato di strutture governative per la propria campagna elettorale.

Il clima prima delle elezioni è particolarmente teso. Già il 6 agosto, i talebani avevano avvertito la popolazione afghana di evitare di partecipare agli eventi della campagna elettorale per le elezioni presidenziali, poiché i militanti colpiranno il “falso” processo elettorale. Alle elezioni presidenziali afgane parteciperanno 18 candidati, tra cui il presidente in carica, Ashraf Ghani. I talebani hanno riferito che le elezioni presidenziali del 2014 sono state rovinate dall’interferenza degli Stati Uniti, messa in atto dall’ex segretario di Stato USA, John Kerry. Intanto, la volontà del popolo veniva ignorata, hanno sottolineato i talebani. Il gruppo afferma che le elezioni in Afghanistan non saranno legittime finchè persisterà la presenza di forze straniere nel Paese.

Il governo afghano, da parte sua, aveva annunciato un piano per la sicurezza della campagna elettorale e ha dichiarato che tutte le risorse verranno utilizzate per garantire che i raduni della campagna e il processo elettorale si svolgano in un ambiente sicuro. Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. A seguito dell’invasione USA del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo. 

La situazione sembrava in miglioramento, con i colloqui tra Stati Uniti e talebani e la promessa di un ritiro consistente delle truppe straniere dal Paese. Tuttavia, durante i negoziati, le violenze in Afghanistan non si siano mai interrotte, con numerosi attenti quasi quotidiani. “I colloqui sono morti. Sono finiti”, aveva dichiarato Trump ai giornalisti, lunedì 9 settembre, mentre lasciava la Casa Bianca. Lo sforzo diplomatico con i leader dei talebani, che controllano gran parte dell’Afghanistan, si è concluso sabato 7 dicembre, quando Trump ha improvvisamente annunciato che avrebbe annullato le riunioni programmate a Camp David tra i militanti islamisti e il presidente afghano, Ashraf Ghani. Annunciando la cancellazione degli incontri, Trump ha citato l’attentato talebano a Kabul del 5 settembre, in cui 12 persone, tra cui un soldato americano, sono state uccise.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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