Nuova Zelanda: a 6 mesi da Christchurch, legislazione più severa sul possesso di armi

Pubblicato il 15 settembre 2019 alle 6:16 in Asia Nuova Zelanda

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Il primo ministro della Nuova Zelanda, Jacinda Ardern, ha annunciato l’adozione della nuova legislazione che inasprirà le normative attuali sul possesso di armi. L’annuncio arriva circa 6 mesi dopo la strage di Christchurch, dove 51 musulmani sono morti nel doppio attentato contro due moschee della città, il 15 marzo 2019. Il responsabile, l’australiano Brenton Tarrant, si presenterà in aula per il processo a giugno 2020.

Molti hanno ritenuto che le poco severe leggi neozelandesi sul possesso di armi da fuoco fossero state uno degli elementi chiave che hanno spinto un esponente del “suprematismo bianco” a impugnare pistole semi-automatiche e a compiere un simile attentato terroristico, come è stato definito dalla polizia e dalla stessa Ardern.

Il governo aveva ottenuto un sostegno parlamentare quasi unanime quando, il 21 marzo, aveva imposto il divieto su tutti i fucili semi-automatici di tipo militare (MSSA) e su quelli d’assalto, insieme alle parti che servono a convertire le armi in MSSA e tutti i caricatori ad alta capacità. Già in quell’occasione, il primo ministro aveva altresì specificato che la legislazione in materia sarebbe stata ulteriormente ampliata e che, in futuro, molte più riforme avrebbero riguardato il registro delle armi da fuoco e le licenze. “Possedere un’arma è un privilegio non un diritto”, ha affermato la Ardern in una dichiarazione. “Quell’attacco ha messo in luce tutte le debolezze nella legislazione, che abbiamo il potere di correggere. Non saremmo un governo responsabile se non le affrontassimo”, ha aggiunto.

La nuova legge, la cui prima lettura è prevista per il 24 settembre, includerà la creazione di un registro che monitori e tracci ogni arma da fuoco legalmente posseduta in Nuova Zelanda. La norma rafforzerà anche le regole in materia di licenze e imporrà agli individui di rinnovarle ogni 5 anni anziché 10.

La decisione di modificare la legislazione sul porto d’armi stata presa quando, subito dopo le sparatorie, il primo ministro aveva etichettato l’attacco come terrorismo e aveva affermato che, con il 15 marzo, la storia della Nuova Zelanda era cambiata per sempre, così come le sue leggi. La premier aveva poi annunciato in conferenza stampa che si trattava di “un’azione a nome di tutti i neozelandesi per rendere il Paese un posto più sicuro, dove tutte le armi semiautomatiche come quelle usate durante l’attacco saranno bandite”.

Tuttavia, la Ardern si ritrova ad affrontare la resistenza del Partito Nazionale, all’opposizione, e delle lobby delle armi, che hanno negato l’efficacia di leggi più severe in materia di porto d’armi in quanto colpirebbero anche i proprietari di armi rispettosi della legge, che sono la maggioranza. Ci sono state poi diverse critiche anche relativamente al piano sul riacquisto di armi da fuoco, proposto dal governo, il quale prevede che i proprietari di armi da fuoco abbiano tempo fino al 20 dicembre per consegnare le armi che sono diventate vietate dalla legge. Finora sono state consegnate circa 19.000 armi da fuoco e 70.800 accessori per armi, che, secondo alcuni critici, sono molte meno del previsto.

La Nuova Zelanda, un Paese con meno di 5 milioni di persone, ha al suo interno un numero di armi da fuoco stimato tra 1.2 e 1.5 milioni, e circa 13.500 di queste armi di tipo MSSA. La maggior parte degli agricoltori possiede armi da fuoco specialmente per la caccia ai cervi, ai maiali e alle capre. I club di armi da fuoco e le aree di tiro sono su tutto il territorio del Paese, e questo ha creato una potente lobby che ha ostacolato i precedenti tentativi di rafforzare le leggi sulle armi. Secondo il progetto “Small Arms Survey” dell’Istituto di Studi Internazionali e sullo Sviluppo di Ginevra, la Nuova Zelanda è il 17esimo Paese nel mondo in termini di possesso di armi da fuoco da parte di civili.

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Chiara Gentili

di Redazione

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