Arabia Saudita: attacchi Houthi, danneggiato il 50% della produzione petrolifera nazionale

Pubblicato il 15 settembre 2019 alle 10:50 in Arabia Saudita Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Gli attacchi con droni condotti dai ribelli yemeniti Houthi, sabato 14 settembre, hanno messo fuori uso 2 importanti impianti petroliferi, ledendo a oltre la metà della produzione nazionale di petrolio.

Secondo un comunicato divulgato dalla Aramco, la compagnia petrolifera statale saudita, gli attacchi comporteranno una drastica riduzione della produzione di petrolio, pari a -5,7 milioni di barili al giorno, ossia oltre il 5% della fornitura di petrolio a livello internazionale. Il direttore generale della società, Amin Nasser, ha reso noto che nei raid e nei successivi incendi non ci sono stati feriti, e che la situazione è ora stata riportata sotto controllo.

Un portavoce della coalizione araba a guida saudita, il colonnello Turki al-Malki, ha spiegato che è in corso un’indagine per capire chi abbia effettivamente ordinato i raid di sabato, e ha affermato che l’alleanza, appoggiata dalle potenze occidentali, confronterà le attuali minacce alla sicurezza energetica e alla stabilità economica mondiale.

Il ministro dell’Energia saudita, il principe Abdulaziz bin Salman, ha reso noto che entro 48h la Aramco avrà ulteriori informazioni, e inizierà ad attingere alle risorse precedentemente immagazzinate  per compensare per le perdite. La Aramco sta progettando le modalità di attuazione di quella che probabilmente sarà l’offerta pubblica iniziale più grande a livello mondiale.

Kamran Bokhari, direttore e fondatore del Centro per le Politiche Globali di Washington, ha commentato: “Si tratta di una situazione relativamente nuova per i sauditi. Per moltissimo tempo non hanno mai dovuto temere che i loro impianti petroliferi potessero essere colpiti via cielo”.

Gli attacchi via cielo condotti nella giornata di sabato 14 settembre, e poi rivendicati dagli Houthi, hanno bersagliato due impianti petroliferi Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais. Nonostante ciò, il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha incolpato degli attacchi l’Iran, scrivendo su Twitter che non ci sono prove relative al fatto che essi siano giunti dallo Yemen, e che, nonostante tutte le esortazioni e gli appelli alla de-escalation, l’Iran ha comunque lanciato un attacco senza precedenti contro il rifornimento energetico mondiale.

Jason Bordoff, a capo del Centro sulla Politica Energetica Mondiale presso la Columbia University, ed ex consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti durante la presidenza di Barack Obama, ha spiegato: “Abqaiq è forse la struttura più cruciale al mondo per le riserve di petrolio. Il rischio di una escalation di attacchi regionali che faccia impennare ancora di più i prezzi del petrolio è appena aumentato significativamente”.

Abqaiq si trova circa 60 km a sud-ovest del quartier generale di Aramco, nella provincia saudita di Dhahran. L’impianto di raffinazione del greggio tratta la materia prima dell’oleodotto più grande al mondo, il gigante Ghawar, e lo esporta a Ras Tanura, l’impianto di carico a largo della costa a sua volta più grande del mondo, e Juaymah.

Il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, ha telefonato al presidente Trump per ribadire che Riad ha la forza e la capacità di confrontare questa “aggressione terroristica”. Washington, da parte sua, ha condannato i raid, e Trump, secondo quanto riferito dalla Casa Bianca, ha risposto al principe saudita dicendosi pronto a cooperare per garantire la sicurezza regionale. Anche dal Dipartimento energetico americano è giunto sostegno, e il Segretario per l’Energia, Rick Perry, ha fatto sapere di essere pronto a sbloccare petrolio dalle sue riserve strategiche qualora ciò fosse necessario, aggiungendo che lavorerà fianco a fianco con l’Agenzia Energetica Internazionale per coordinare le prossime mosse.

Secondo quanto riferito da alcuni testimoni, sempre nella giornata di sabato, la coalizione araba a guida saudita ha lanciato raid aerei sulla provincia yemenita settentrionale Saada, roccaforte dei ribelli Houthi. L’emittente in mani ai dissidenti, al-Masirah TV, ha confermato che è stato colpito un campo militare.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.