Afghanistan: 2 governatori talebani uccisi in raid aerei

Pubblicato il 15 settembre 2019 alle 17:06 in Afghanistan Asia

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Le forze di sicurezza afghane, supportate dai raid aerei americani, domenica 15 settembre, hanno ucciso 2 governatori provinciali talebani, mentre si intensificano i combattimenti all’indomani del collasso delle trattative di pace tra il gruppo islamista e i funzionari di Washington.

Le operazioni, avviate nella notte tra sabato 14 e domenica 15 settembre, erano volte a sventare attacchi programmati dalle forze talebane contro bersagli afghani, secondo quanto riferito da un ufficiale di sicurezza del Paese nella capitale, Kabul. Egli ha aggiunto che gli scontri si sono intensificato all’indomani del collasso delle trattative di pace e dei colloqui diplomatici tra i talebani e gli Stati Uniti.

Il Ministero della Difesa afghano, tramite un comunicato, ha reso noto che almeno 85 talebani sono rimasti uccisi nelle operazioni congiunte via terra e via aria nella provincia meridionale di Paktika, sabato notte. Le cifre sono state criticate dai talebani, che hanno affermato che, da parte loro, 7 combattenti sono stati uccisi e 11 feriti, mentre dall’altra parte, tra le fila delle forze governative afghane, i feriti superavano le 20 persone. “Il resto dei comunicati sono infondati”, ha commentato il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid. 

Gli scontri tra gli insorgenti talebani e le forze afghane si sono intensificati, soprattutto nella provincia settentrionale Samangan, sabato 14 settembre, giorno in cui il governatore provinciale Mawlavi Nooruddin, che agiva per conto del gruppo islamista, è stato ucciso insieme a 4 miliziani in un raid aereo avvenuto nel distretto di Dara-e-Soof Payeen.

I talebani, che hanno convalidato una struttura governativa provinciale parallela e separata dal governo nazionale afghano, hanno smentito che il governatore sia stato ucciso. In tal senso, Zabihullah Mujahid, portavoce del gruppo, ha esplicitamente commentato che Nooruddin è vivo.

In un avvenimento separato, Mullah Sayed Azim, un altro governatore ombra facente gli interessi dei talebani nel distretto afghano di Anar Dara, nel Farah occidentale, è stato anch’egli ucciso in un raid congiunto delle forze afghane e internazionali. Mohibullah Mohib, portavoce della polizia provinciale di Farah, ha affermato: “Sayed Azim è stato ucciso insieme a 34 altri insorti ad Anar Dara”.

Gli ufficiali di sicurezza di lungo corso presenti nella capitale Kabul hanno reso noto che numerose operazioni congiunte sono state lanciate contro i talebani e lo Stato Islamico per prevenire attacchi contro le forze governative e i civili in vista delle elezioni presidenziali, previste nello Stato per il prossimo 28 settembre.

I combattimenti sono scoppiati, nella settimana precedente, in diverse parti del Paese, dopo che il presidente americano, Donald Trump, ha cancellato la riunione segreta prevista a Camp David con i principali leader talebani, abortendo il progetto di ritirata delle truppe statunitensi dalla regione e di fatto mettendo un freno alle trattative volte a stipulare una pace dopo 18 anni di conflitto nel Paese.

La settimana precedente, i talebani avevano ucciso 4 unità speciali afghane durante l’esplosione di un’autobomba nel Paese.

I talebani, come principale condizione di pace, richiedono la totale ritirata delle truppe statunitensi dalla regione, e si rifiutano di mediare in maniera diretta con le autorità nazionali, affermando che il principale nemico è Washington.

Quanto agli Stati Uniti, che forniscono un essenziale sostegno aereo alle truppe terrestri governative afghane, essi sono entrati in piena modalità bellica contro i talebani dopo il collasso delle trattative di pace, secondo quanto reso noto da importanti ufficiali del Paese. “La determinazione di spazzare via i porti sicuri dei talebani ha raggiunto un apice senza precedenti”, ha commentato, in condizioni di anonimato, una fonte interna all’esercito americano, aggiungendo che le battaglie finiranno solo una volta che il gruppo islamista avrà accettato un cessate-il-fuoco.

Sabato 14 settembre, i talebani hanno inviato una delegazione in Russia per discutere con Mosca l’ipotesi del ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan, in seguito all’insuccesso delle trattative intrattenute nell’ultimo mese con i funzionari statunitensi. La mossa giunge all’indomani dell’annuncio con cui il presidente americano, Donald Trump, ha reso noto di aver annullato un incontro segreto previsto da agenda a Camp David con i principali leader del gruppo islamista. Alla luce di tale dietrofront, i talebani hanno iniziato a cercare sostegno regionale, organizzando visite diplomatiche anche in Cina, Iran e in alcuni Paesi dell’Asia centrale.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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