Stati Uniti: “Prove certe che la petroliera iraniana abbia portato greggio in Siria”

Pubblicato il 14 settembre 2019 alle 6:36 in Iran USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno rivelato di possedere prove sul fatto che la petroliera iraniana Adrian Darya 1 abbia trasferito greggio al governo siriano, nonostante Teheran abbia sempre negato di vendere petrolio al suo vicino in Medio Oriente. La nave, precedentemente conosciuta con il nome di Grace 1 era stata bloccata dalla Gran Bretagna nei pressi di Gibilterra, il 4 luglio scorso, in seguito al sospetto che stesse trasportando petrolio in Siria, in violazione delle sanzioni dell’Unione Europea. Successivamente l’imbarcazione, con il nuovo nome di Adrian Darya, era stata rilasciata, il 15 agosto, con l’assicurazione iraniana che la nave non si sarebbe diretta verso Damasco con i suoi 2.1 milioni di barili di petrolio a bordo. Tuttavia, la petroliera naviga nel Mediterraneo fin dal suo rilascio e sembra che il 2 settembre abbia sospeso il proprio sistema di localizzazione. Ciò ha indotto a sospettare che abbia salpato nuovamente verso le coste siriane.

Il Ministero degli Esteri del Regno Unito aveva già riferito a inizio settimana che, secondo le proprie indiscrezioni, la petroliera aveva venduto il suo greggio al governo del presidente Bashar al-Assad, infrangendo le sue promesse. L’inviato iraniano a Londra, interrogato dal Ministero sulla faccenda, aveva tuttavia precisato che la Adrian Darya 1 era stata venduta a una compagnia privata e che Teheran non aveva violato nessuna delle garanzie date. Il delegato aveva poi precisato che spetta al compratore privato decidere la destinazione di vendita.

Dall’altro lato dell’oceano, interrogato dai giornalisti in conferenza stampa, il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Morgan Ortagus, ha dichiarato: “Sì, il regime iraniano ha già consegnato petrolio alla Siria e quel carburante finisce direttamente nei carri armati delle truppe che stanno massacrando innocenti siriani”. Alla domanda che chiedeva se Washington avesse prove certe del fatto che questo trasferimento sia affettivamente avvenuto, Ortagus ha risposto: “Se non ce l’avessimo non avrei detto quello che sto dicendo”.

La petroliera Adrian Darya, ex Grace 1, è divenuta motivo di tensione nelle ultime settimane, inasprendo maggiormente la crisi tra Iran e Occidente, a sua volta collegata a contrasti diplomatici con le principali potenze dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. L’area al centro di tali tensioni è il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz. In tale quadro, l’Iran ha ripreso l’arricchimento dell’uranio oltre i limiti consentiti dall’accordo sul nucleare del 2015. Il presidente della Casa Bianca, Donald Trump, si è ritirato da tale intesa unilateralmente, l’8 maggio 2018, imponendo nuovamente sanzioni contro Teheran, e causando una frattura più profonda nei loro rapporti. Di fronte alla proposta statunitense di istituire una coalizione nelle acque del Golfo, il portavoce iraniano ha dichiarato che questa aumenterebbe ulteriormente le tensioni, in quanto l’Iran e i Paesi della regione sono coloro che possono garantire la propria sicurezza.

La nave, al centro di un duro confronto tra Washington e Teheran ormai da mesi, è stata inserita nella temuta lista americana il 30 agosto. In seguito a questa decisione, gli Stati Uniti hanno specificato che il trattamento varrà anche nei confronti di chiunque presti assistenza alle navi iraniane, perché ciò significherebbe supportare un gruppo terroristico, ovvero il Corpo iraniano delle Guardie della Rivoluzione islamica. Il Dipartimento americano, insieme a questa dichiarazione, ha altresì specificato che le consegne di petrolio alla Siria, da parte dell’imbarcazione di Teheran, rappresentano una presa di posizione a favore del presidente siriano Bashar al-Assad, accusato di perpetrare una lunga guerra nel Paese del Medio Oriente.

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Chiara Gentili

di Redazione

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