Israele sospettato di spiare la Casa Bianca, Trump e Netanyahu smentiscono

Pubblicato il 14 settembre 2019 alle 6:27 in Israele USA e Canada

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Il quotidiano americano Politico ha pubblicato una notizia, rilasciata sulla base delle dichiarazioni di 3 ex funzionari americani, in cui si afferma che Israele avrebbe collocato alcuni sistemi di sorveglianza nei pressi della Casa Bianca al fine di spiare i telefoni dell’area. La rivelazione, che ha destato particolare scalpore, è stata immediatamente smentita dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e lo stesso presidente americano Donald Trump non ha alimentato ulteriori voci e ha affermato di credere alle parole del premier di Tel Aviv.

Una serie di controversi dispositivi per la sorveglianza dei sistemi cellulari, conosciuta con il nome di “StingRays”, era stata scoperta vicino alla Casa Bianca e ad alcune postazioni chiave nei dintorni di Washinton, presumibilmente messi apposta per spiare il presidente Donald Trump e i suoi più stretti collaboratori. In realtà gli strumenti di ricezione erano stati scovati nell’ottobre 2018 dal Dipartimento di Sicurezza Interna ed erano stati inviati ad altre agenzie federali per approfonditi accertamenti. Dopo aver condotto dettagliate analisi forensi, gli agenti avrebbero attribuito la responsabilità e l’appartenenza dei dispositivi allo Stato di Israele.

“Era abbastanza chiaro che fossero gli israeliani i responsabili”, ha rivelato a Politico un ex alto funzionario dell’intelligence americana. Gli intervistati hanno tutti lavorato con le precedenti amministrazioni statunitensi e hanno unitamente confermato che c’era da tempo la preoccupazione ricorrente che Israele stesse spiando la Casa Bianca. “Occasionalmente ci sono stati alcuni giri di parole che, per quanto ne sapevamo, erano apparsi solo in bozze di discorsi e non erano mai stati effettivamente utilizzati pubblicamente”, ha detto un altro funzionario dell’intelligence. “Gli israeliani sono piuttosto aggressivi. Quando si tratta di proteggere la sicurezza dello Stato israeliano, fanno tutto ciò che vogliono pur di raggiungere quell’obiettivo”, ha aggiunto. I funzionari hanno poi specificato che non è affatto chiaro se gli sforzi israeliani abbiano avuto successo. Sulla base di quanto rivelato, inoltre, il presidente Donald Trump non avrebbe intrapreso alcuna azione contro il governo di Tel Aviv. “La reazione di questa amministrazione è stata molto diversa da come sarebbe stata quella della precedente. Con l’attuale presidente ci sono stati una serie diversa di calcoli che sono stati affrontati”, ha riferito una delle fonti di Politico.

Trump, in sua difesa, ha affermato di non credere alle accuse avanzate contro di lui e contro il suo alleato in Medio Oriente. “Non credo che gli israeliani ci stessero spiando. Lo troverei difficile da credere”, ha affermato prima di chiarire che “comunque tutto è possibile”. Il presidente ha ribadito in ogni caso: “Le mie relazioni con Israele sono grandiose”. Da parte sua, il primo ministro Netanyahu ha fatto sapere dalla Russia, dove si trovava giovedì 11 settembre per un incontro con il presidente Vladimir Putin, che le affermazioni riportate dal quotidiano sono una “evidente bugia”. “Ho una direttiva: nessuna connessione di intelligence con gli Stati Uniti, nessuno spionaggio”, ha detto il primo ministro. “Questa regola è applicata rigorosamente, senza alcuna eccezione”, ha aggiunto. Secondo quanto si legge nel report di Politico, l’FBI e il Dipartimento di Sicurezza Interna si sono rifiutati di commentare.

Uno degli ex funzionari intervistati dal quotidiano ha ammesso che, a differenza di altri episodi di spionaggio straniero verificatisi sul suolo americano, l’amministrazione Trump non ha chiesto spiegazioni al governo israeliano né fatto alcun passo ufficiale contro di esso.

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Chiara Gentili

di Redazione

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