Germania come mediatore in Libia, prevista conferenza internazionale in autunno

Pubblicato il 14 settembre 2019 alle 6:14 in Germania Libia

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La Germania intende ospitare una conferenza sulla Libia, in coordinamento con le Nazioni Unite, per tentare di riportare la sicurezza e stabilizzare la produzione di petrolio nel Paese nordafricano, dove la guerra continua a minacciare la stabilità economica e politica. Il piano, reso noto dall’ambasciatore tedesco a Tripoli, è ancora in fase di preparazione, ma, secondo quanto rivelato da alcuni alti funzionari, potrebbe rappresentare il primo sforzo diplomatico concretamente intrapreso dalle potenze occidentali da quando, il 4 aprile, il comandante libico Khalifa Haftar ha lanciato un’offensiva contro la capitale libica per prenderne il controllo e liberarla dai gruppi terroristici. Fonti diplomatiche rivelano che la conferenza potrebbe tenersi a Berlino tra ottobre e novembre.

L’inviato dell’ONU in Libia Ghassan Salamé aveva dichiarato, il mese scorso, di voler organizzare una conferenza internazionale per riunire tutte le forze straniere, sostenitrici dell’una o dell’altra fazione in guerra, e promuovere il dialogo a favore della pace. “La Germania, da parte sua, ha deciso di avviare un processo di consultazione con i principali partner internazionali. Con un sufficiente lavoro preparatorio, tali sforzi potrebbero portare a un significativo evento internazionale questo autunno”, ha detto su Twitter Oliver Owcza, ambasciatore della Germania. L’uomo non ha fornito ulteriori dettagli sull’iniziativa ma la sua dichiarazione arriva pochi giorni dopo quella della cancelliera Angela Merkel, che, mercoledì 11 settembre, ha parlato di Libia davanti al Parlamento tedesco. Nel suo discorso, il capo del governo ha affermato che l’attuale situazione nel Paese nordafricano si sta evolvendo sempre di più e potrebbe portare a una crisi simile a quella siriana. Pertanto, è necessario fare tutto il possibile per far sì che l’escalation degli ultimi mesi non si trasformi in una guerra per procura. In tale occasione, la cancelliera ha assicurato che la Germania svolgerà il proprio ruolo in quanto, a suo dire, se in Libia non vi sarà stabilità, tutta l’Africa sarà destabilizzata.

Salamé ritiene che la Germania possa essere un attore chiave per la mediazione, in quanto si è sempre dimostrata imparziale rispetto al conflitto libico, a differenza di Italia e Francia che sembrano esclusivamente interessati ad assicurarsi un’influenza sul Paese e a soddisfare i loro interessi energetici ed economici, riferiscono fonti diplomatiche. I due Stati europei avevano convinto Khalifa Haftar e il suo rivale, il premier Fayez al-Serraj, a presentarsi prima a Parigi, il 29 maggio 2018, e poi a Palermo, il 12 e 13 novembre dello stesso anno, per risolvere le loro controversie ma avevano fallito entrambi. Tanto che, dopo pochi mesi, il generale libico Haftar aveva cominciato la sua campagna per la presa di Tripoli, sede del Governo di Accordo Nazionale, riconosciuto dall’ONU, e ingaggiato una guerra con Serraj che va avanti ancora oggi.

“La Germania sarebbe una buona idea per il fatto che non è stata effettivamente coinvolta nel sostenere una delle due parti del conflitto, ma anche perché possiede una notevole influenza nell’Unione europea e altrove”, ha affermato un ricercatore in Libia, Emad Badi. L’obiettivo della conferenza sarebbe quello di spingere i giocatori stranieri a far rispettare l’embargo sulle armi esistente e a promuovere un cessate il fuoco per consentire alle autorità libiche di tenere colloqui sulla condivisione del potere e su eventuali elezioni, hanno riferito diversi diplomatici.

Già nel corso dell’ultimo incontro del G7, presieduto dal governo francese e conclusosi il 26 agosto scorso, il tema della Libia era giunto al tavolo delle discussioni a livello internazionale. In tale occasione, i 7 Paesi partecipanti si sono detti concordi sulla necessità di giungere ad una soluzione politica e ad un cessate il fuoco, oltre ad esprimere la propria disponibilità ad organizzare una conferenza internazionale sul fascicolo Libia.

Gli ultimi scontri tra le forze di Haftar e quelle del governo di Tripoli risalgono a sabato 7 settembre. In particolare, 8 seguaci di Haftar e 6 membri dell’esercito tripolino sono morti in seguito a battaglie violente verificatisi a Sud della capitale Tripoli. Secondo quanto riferito, le ultime offensive hanno consentito alle forze di Tripoli di avanzare verso gli assi di Al-Khala, Ain Zara e Al-Sabia, dopo aver distrutto munizioni della fazione opposta, tra cui vi erano altresì armi di provenienza emiratina. La campagna ha costretto finora circa 120.000 persone ad abbandonare le proprie case. Tuttavia, più di 100.000 civili sono rimasti nelle aree adiacenti ai fronti di combattimento, mentre oltre 400.000 si trovano nelle aree interessate dagli scontri in modo diretto e rischiano ogni giorno la propria vita.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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