Cisgiordania: 5 Paesi europei condannano annunciata annessione

Pubblicato il 14 settembre 2019 alle 6:50 in Europa Israele Palestina

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La Francia, la Germania, l’Italia, il Regno Unito e la Spagna hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in merito agli ultimi sviluppi tra Israele e palestinesi.

In particolare, i 5 Paesi hanno dichiarato di essere “profondamente preoccupati per l’annuncio di una possibile annessione di aree della Cisgiordania, in particolare la Valle del Giordano e la costa settentrionale del Mar Morto”.

Tale annessione, hanno dichiarato i Paesi, “costituirebbe una seria violazione del diritto internazionale” il che è in grado di mettere “in pericolo la prospettiva di una soluzione basata su due Stati, secondo i confini del 1967, e che rendano più difficile conseguire una pace giusta e duratura”. La soluzione a 2 Stati è stata stabilita nel 1993 con gli Accordi di Oslo e prevede la creazione di due Paesi in grado di coesistere uno di fianco all’altro, ovvero Israele da una parte e la Palestina dall’altra, con un’unica capitale, Gerusalemme, divisa tra i due.

Tale soluzione è sostenuta da gran parte dei Paesi arabi, mentre, superando le politiche pianificate dai suoi predecessori, l’amministrazione Trump, promotrice di un piano per la risoluzione del conflitto arabo-palestinese, si è rifiutata di approvare tale soluzione. 

In merito alla situazione sulla striscia di Gaza, inoltre, dove dal 2008 Israele ha condotto 3 guerre, i 5 Paesi europei hanno dichiarato di riaffermare “il diritto di Israele alla sicurezza” e di condannare pertanto “i recenti attacchi contro Israele provenienti da Gaza”. In merito a tali attacchi, Israele considera Hamas responsabile di tutte le violenze di Gaza, mentre Hamas afferma che Israele è la causa dello stato di rabbia e pressione inflitta ai residenti dell’area, a causa del continuo assedio.

La dichiarazione congiunta di Francia, Italia, Germania, Regno Unito e Spagna giunge in seguito all’annuncio rilasciato il 10 settembre dal premier israeliano uscente, Benjamin Netanyahu, in merito alla sua intenzione di annettere la Valle del Giordano alla Cisgiordania occupata, in caso di vittoria nella competizione elettorale programmata per il prossimo 17 settembre.

I territori indicati da Netanyahu costituiscono circa un terzo della Cisgiordania. In particolare, per quanto concerne la Valle del Giordano, stando a un censimento del 2012, la popolazione palestinese indigena presente nell’area ha raggiunto circa 70.000 abitanti, distribuiti in 29 città su un’area di circa 10.000 dunam. A questi, si aggiungono altri 15.000 palestinesi che vivono in decine di piccole comunità beduine.

Oltre ai 5 Paesi europei, anche la Lega araba, riunitasi al Cairo il 10 settembre nel corso di una sessione straordinaria richiesta dalla Palestina, aveva condannato le parole di Netanyahu. In particolare, in tale occasione i ministri degli Esteri presenti avevano affermato che la dichiarazione del premier israeliano rappresentava una nuova aggressione da parte di Israele, in violazione di quanto stabilito dal diritto internazionale, dalla Carta delle Nazioni Unite e dalle relative risoluzioni, oltre a minare le basi e i progressi futuri del processo di pace.

Parallelamente, il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, aveva annunciato, il 10 settembre, di avere intenzione di rescindere qualsiasi accordo raggiunto con Israele nel caso in cui questo decida di occupare la Valle del Giordano e il Mar Morto settentrionale, imponendo la propria sovranità sui territori palestinesi.

Le parole di Netanyahu, inoltre, erano state fortemente criticate dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, il quale aveva espresso il proprio stato di preoccupazione a riguardo. Nello specifico, secondo Guterres, l’annessione di tali aree in caso di vittoria costituisce una grave violazione del diritto internazionale, ma anche “un danno alle possibilità di rilanciare i negoziati e la pace regionale”.

I palestinesi reclamano la liberazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, territori occupati da Israele nella guerra del 1967, per la costituzione di uno Stato indipendente. Superando le politiche pianificate dai suoi predecessori, l’amministrazione statunitense attuale si è rifiutata di approvare una soluzione che preveda due Stati per risolvere il conflitto tra Israele e palestinesi. Questi ultimi hanno chiuso i loro legami con la Casa Bianca dopo che il presidente statunitense, Donald Trump, ha dichiarato di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele, nel dicembre 2017, e di trasferire la propria ambasciata in questa città.  Gli Stati Uniti hanno altresì tagliato aiuti ai palestinesi equivalenti a centinaia di milioni di dollari e hanno ordinato la chiusura dell’ufficio diplomatico palestinese insediato a Washington. Inoltre, il 25 marzo, il presidente americano ha riconosciuto la sovranità israeliana sulle Alture del Golan.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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