Yemen, il conflitto del Sud: i possibili scenari futuri

Pubblicato il 13 settembre 2019 alle 10:28 in Arabia Saudita Emirati Arabi Uniti Yemen

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Dopo più di una settimana dall’arrivo di una delegazione del Consiglio di transizione meridionale yemenita nella città saudita di Gedda, restano ancora segreti i dettagli degli incontri informali svoltisi tra questa ed i rappresentanti del governo yemenita centrale. Tuttavia, tali meeting sono stati definiti la pietra miliare per gli sviluppi futuri della crisi che interessa il Sud dello Yemen.

L’Arabia Saudita, che sostiene sin dal 2015 il governo yemenita presieduto da Rabbu Mansour Hadi, si è fatta promotrice dell’incontro, in quanto crede che sia di fondamentale importanza ripristinare le istituzioni del governo e le proprie postazioni, soprattutto ad Aden, capitale provvisoria e sede governativa dello Yemen. Il Regno aveva precedentemente affermato di aver seguito gli sviluppi della situazione del Sud del Paese e di essere preoccupata per quanto accaduto, ribadendo il proprio rifiuto verso qualsiasi escalation militare o battaglie secondarie, che potrebbero avvantaggiare le milizie Houthi e le altre organizzazioni terroristiche come l’ISIS e al-Qaeda.

Sin dall’8 settembre scorso, la situazione nei governatorati di Abyan e Shabwa, anch’essi al centro di scontri, è caratterizzata da una relativa calma, sulla scia di un possibile compromesso tra gli Emirati Arabi Uniti (EAU) e l’Arabia Saudita, schieratesi con le due fazioni opposte. Tuttavia, a detta di alcune fonti, è probabile che la situazione esploda in qualsiasi momento, e in particolare ad Abyan, visto l’arrivo di rinforzi giunti negli ultimi giorni, per entrambi gli schieramenti. Inoltre, le mosse sul campo indicano che Abu Dhabi è determinata a proseguire nella sua agenda nel Sud dello Yemen. Pertanto, uno dei primi scenari possibili, è una nuova escalation di tensione e violenza.

A tal proposito, gli EAU si stanno adoperando per occupare Shabwa e Abyan, dove le attività militari sono sempre più intense. Non da ultimo, il governatore della provincia, Mohammed Saleh bin Adio, ha dichiarato, l’11 settembre, che gli Emirati hanno trasformato un impianto per la produzione di gas liquefatto in una caserma militare. Infine, diversi rinforzi sono giunti anche per le forze della cintura di sicurezza, che continuano a perpetrare operazioni di incursione ed arresti contro la popolazione di Aden.

In tale quadro, martedì 10 settembre, il ministro dei Trasporti yemenita, Saleh al-Jubwan, ha accusato gli Emirati di utilizzare i porti dello Yemen per trasferire armi al Consiglio di transizione meridionale di Aden. Il giorno successivo, il governatore di Socotra, Ramzi Mahrous, ha accusato un delegato di Abu Dhabi e altri funzionari presenti sull’isola di aver colpito le istituzioni statali e di aver preso arbitrariamente il controllo dei generatori di corrente.

Socotra sembra essere un terreno di scontro fra il governo del presidente riconosciuto Hadi, appoggiato dai sauditi, e le forze indipendentiste del Sud, sostenute dagli Emirati sin dal 6 maggio 2018, quando le forze degli EAU hanno occupato militarmente l’isola, senza alcuna autorizzazione da parte di Hadi. Di conseguenza, il Movimento del Sud ha cominciato a considerare gli Emirati una potenza colonizzatrice.

Gli incontri intrapresi a Gedda sono caratterizzati da un elevato grado di riservatezza. Tuttavia, sembra che l’Arabia saudita abbia avanzato una proposta di dialogo tra le fazioni interne allo Yemen, volto a disinnescare le tensioni. Al momento, però, nonostante la questione riguardi lo Yemen, sono Riad e Abu Dhabi a confrontarsi. In particolare, gli Emirati sono considerati i principali fautori della crisi del Sud, nonché la “mente” delle operazioni attuate dal Consiglio di transizione meridionale. Dal canto suo, il governo centrale yemenita dipende direttamente dal sostegno offerto dall’Arabia Saudita, che ne influenza le decisioni. Tale Paese, al pari dell’opinione della maggior parte della popolazione yemenita, mira a preservare lo status quo dello Yemen, senza separazioni o ulteriori cambiamenti.

Un possibile accordo tra governo e forze secessioniste si baserebbe su diverse concessioni e compromessi per entrambe le parti. In primo luogo, è stata richiesta la partecipazione di membri separatisti nell’esecutivo e l’allontanamento di alcuni funzionari yemeniti contrari all’ingerenza emiratina. Dall’altro lato, il governo yemenita ha chiesto alla fazione opposta di abbandonare qualsiasi progetto di separazione e di restituire le istituzioni occupate ad Aden. Tutto ciò comporterebbe il riconoscimento del Consiglio di transizione come componente ufficiale della legittimità yemenita, e la garanzia di una relativa calma.

Un altro possibile scenario vede la supremazia degli Emirati a Aden e nelle aree circostanti, e la conseguente divisione del Paese. Ciò rappresenterebbe il consolidamento dell’attuale situazione ad Aden ma altresì una condivisione del potere tra Abu Dhabi e Riad. Tuttavia, per alcuni, non restituire pieni poteri sullo Yemen al governo legittimo o andare incontro alle forze separatiste, potrebbe costituire un motivo di imbarazzo per l’Arabia Saudita, e la vedrebbe accusata di sostegno al piano secessionista, contro lo stesso Hadi.

Il terzo scenario vede gli incontri di Gedda come una semplice occasione per guadagnare tempo, da cui potrebbe scaturire un accordo “fragile”, che non risanerebbe la situazione ma accentuerebbe maggiormente le spaccature interne ed esterne, consentendo agli Emirati di proseguire da soli nei propri piani, anche verso un eventuale sostegno all’Iran.

Nella cornice del conflitto in Yemen, scoppiato il 19 marzo 2015, l’Arabia Saudita e gli Emirati collaborano in una coalizione formata anche da Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti, intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015.

I due Paesi sono, però, divisi su un secondo fronte di battaglia che ha caratterizzato negli ultimi mesi lo Yemen del Sud. Dal 7 agosto scorso, violenti scontri hanno avuto inizio nella città di Aden, per poi propagarsi verso altri distretti e città meridionali. Da un lato, vi sono le guardie presidenziali. Dall’altro, le forze secessioniste, rappresentate dal Consiglio di transizione meridionale. Queste sono poi alleate con le forze della cintura di sicurezza, che vengono sostenute dagli Emirati Arabi Uniti. In tale quadro, il 28 agosto, Abu Dhabi ha condotto diversi attacchi aerei, causando la morte ed il ferimento di circa 300 persone, tra militari e civili.

I separatisti e le forze del governo riconosciuto a livello internazionale si sono sempre detti uniti di fronte agli Houthi, protagonisti del perdurante conflitto in Yemen. Tuttavia, le due parti non concordano su alcune politiche riguardanti il futuro del Paese ed i secessionisti desiderano separarsi dal resto del Paese. Il motivo scatenante dei recenti scontri è stata l’accusa, da parte delle forze secessioniste, secondo cui il partito Al-Islah, un ramo dei Fratelli Musulmani e presunto alleato del presidente Hadi, sarebbe complice dell’attacco missilistico del 1° agosto contro una parata militare, in cui un comandante delle forze della cintura di sicurezza, Munir al-Yafei, ha perso la vita.

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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