Turchia: attentato mortale nel Sud-Est del Paese

Pubblicato il 13 settembre 2019 alle 11:26 in Medio Oriente Turchia

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L’esplosione di un ordigno lungo una strada ha causato la morte di 7 persone e il ferimento di altre 10 nel Sud-Est della Turchia. Le autorità turche sospettano che l’attacco sia stato effettuato dai combattenti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). 

La notizia è stata riferita dall’ufficio del governatore della regione di Diyarbakir, dove è avvenuto l’assalto. In una nota, l’ufficio competente ha riferito che ritengono che la bomba sia stata fabbricata e posizionata dal PKK. Negli ultimi mesi, il governo di Ankara ha intensificato le pressioni sulle organizzazioni politiche e i gruppi sociali curdi. Da parte sua, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) rivendica fin dalla propria creazione l’autonomia del popolo curdo e ha avviato una rivolta in Turchia nel 1984. Il partito curdo è considerato organizzazione terroristica dalla Turchia, dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti. Il PKK opera in Turchia, nel Nord dell’Iraq e fa parte dell’Unità di protezione popolare (YPG) in Siria, dove è stato molto attivo nella lotta all’ISIS. Il PKK ha anche una sezione iraniana, il Kurdistan Free Life Party (PJAK), che ha combattuto a fianco di Teheran in numerose occasioni, fin dal 2004. 

Nel mese di agosto la repressione dei curdi ha toccato nuove vette. Lunedì 19 agosto le forze di polizia turche avevano arrestato 418 persone in 29 diverse province, nel corso di un’operazione indirizzata contro individui che erano sospettati di avere legami con PKK. Nella stessa giornata, erano stati arrestati anche 3 sindaci, accusati di essere militanti del PKK e di diffondere la propaganda dell’organizzazione terroristica. I 3 primi cittadini, tutti membri del più moderato Partito democratico del popolo pro-curdo (HDP), ovvero il sindaco di Diyarbakir, Selcuk Mizrakli, insieme all’omologo della città di Mardin, Ahmet Turk, e al primo cittadino di Van, Bedia Ozgokce Ertan, erano a capo delle principali città dell’area sudorientale della Turchia, a maggioranza curda. 

Il Partito democratico del popolo pro-curdo (HDP), di cui facevano parte i 3 sindaci , ha dichiarato che gli arresti sono avvenuti sulla base di un mandato “fondato su menzogne e motivazioni illecite”. Quanto accaduto, secondo l’HDP, “è un nuovo ed evidente golpe, nonché una chiara presa di posizione da parte del governo contro la volontà politica della minoranza curda”. Dall’altra parte, secondo il Ministero dell’Interno turco, il PKK ha sfruttato le elezioni amministrative dello scorso marzo per far giungere al potere sindaci da controllare facilmente una volta eletti, in modo da incrementare il sostegno all’organizzazione. Per tale ragione, il presidente della Turchia, Tayyip Erdogan, aveva annunciato che alcuni sindaci dell’HDP avrebbero potuto essere arrestati qualora le indagini avviate in seguito alle elezioni amministrative avessero fatto emergere legami con il PKK. Tali indagini, ha reso noto il ministro dell’Interno del Paese, Suleyman Soylu, hanno coinvolto 178 candidati alle elezioni amministrative. Una simile operazione era stata condotta nel 2016, quando decine di sindaci sono stati arrestati sulla base delle stesse accuse. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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