Libia: l’esercito di Haftar abbatte 3 droni turchi

Pubblicato il 13 settembre 2019 alle 9:06 in Libia Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le forze aeree dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, hanno reso noto, venerdì 13 settembre, di aver abbattuto 3 droni di provenienza turca e di aver distrutto un deposito di aerei situato a Misurata.

In particolare, secondo quanto riferito, due droni sono stati abbattuti mentre sorvolavano il distretto centrale di Jufra. Il terzo è stato intercettato nei pressi della zona di Kufra. Il centro di informazione militare dell’LNA ha poi affermato di aver distrutto tutti i depositi di droni di proprietà turca, dopo che le proprie forze aeree hanno colpito diverse postazioni, tutte situate a Misurata. L’attacco contro tale città è stato giustificato dal lancio dei 3 droni.

Già precedentemente, le forze di Haftar avevano abbattuto due droni turchi mentre stavano per abbattersi sulla base aerea di Jufra, nel cuore del deserto libico, la stessa che stava per essere colpita durante l’ultimo attacco. Al momento, tutta l’area operativa è sotto la supervisione delle forze di Haftar, che controllano la zona aerea strategica di Jufra dal 2017. Prima di tale anno, questa apparteneva alle milizie affiliate al governo di Tripoli e all’organizzazione, definita terroristica, “Brigate di difesa di Bengasi”, che la utilizzavano come propria base.

Parallelamente, le forze di Haftar hanno annunciato di aver colpito concentrazioni militari dell’esercito di Tripoli, mentre queste cercavano di entrare nella città di Sirte, nel Nord della Libia, dove sono stati altresì colpiti 15 veicoli militari.

Dal lancio dell’operazione militare, del 4 aprile scorso, volta a liberare la capitale Tripoli dalle milizie armate e dai gruppi terroristici, la Difesa dell’esercito di Haftar è riuscita ad abbattere più di 10 droni turchi, che sono stati impiegati per fornire copertura aerea alle forze opposte del governo tripolino. Allo stesso tempo, l’LNA è riuscito altresì a distruggere la sala di controllo principale dell’aeroporto di Mitiga, e la base di droni situata nella medesima città.

Tra gli ultimi sviluppi, l’11 settembre, le forze di Haftar hanno riferito di aver scoperto depositi di droni e munizioni appartenenti al governo di Tripoli, situati nella città di Zawiya, considerata un’area di notevole importanza, in quanto ospita la più importante raffineria di petrolio del Paese. Questa si trova nella Libia occidentale, a meno di 50 km dalla capitale Tripoli. Secondo quanto riferito dal centro media dell’LNA, Zawiya ospita altresì una base delle forze di Tripoli, verso cui giungono aerei di provenienza turca. Nella stessa giornata, l’esercito di Haftar ha altresì preso il controllo della postazione di Ghout Al-Reeh, situata nei pressi di Gharyan, città posta a circa 90 km a Sud-Ovest di Tripoli.

L’Esercito Nazionale Libico ha ripetutamente accusato la Turchia di guidare le battaglie nella regione occidentale della Libia, a favore delle milizie armate e dei gruppi terroristici sostenuti dal governo di Tripoli, fornendo armi, attrezzature militari e droni, nonostante il divieto del Consiglio di sicurezza dell’Onu di fornire armi alla Libia.

Uno degli ultimi eventi legati alla Turchia risale alla sera di lunedì 2 settembre, quando le forze aeree di Haftar hanno abbattuto un drone di provenienza turca, mentre si stava dirigendo verso i raggruppamenti delle unità di terra situate a Wadi Al-Rabie, nel Sud della capitale Tripoli. Tale drone era partito dalla base di Mitiga, l’ala militare dell’aeroporto internazionale.

Precedentemente, nella notte tra il 17 e il 18 agosto, la base aerea di Misurata era stata colpita da 13 raid aerei. Misurata riveste un’importanza strategica e militare ed è di supporto alle forze dell’esercito del governo tripolino. Da tale luogo, le forze di Tripoli lanciano aerei da guerra e droni, ed è qui che ricevono armi e munizioni dall’estero. Già prima dell’attacco del 17 agosto, si prevedeva che la postazione potesse divenire una probabile base permanente per la Turchia. In tale occasione, Haftar aveva dichiarato che avrebbe ostacolato qualsiasi tentativo di stabilire basi straniere in Libia, volte a sostenere e finanziare il terrorismo all’interno del Paese. Pertanto, fino a quando la città avrebbe continuato a ricevere sostegno militare turco, attacchi dell’LNA erano da ritenersi legittimi.

Le tensioni tra Libia e Turchia erano aumentate il 23 giugno, quando il ministero degli Esteri di Ankara aveva accusato le milizie di Haftar di aver sequestrato 6 cittadini turchi. In tale occasione, Ankara aveva avvertito che l’LNA sarebbe diventato un “obiettivo legittimo” se queste persone non fossero state rilasciate immediatamente. Da parte sua, l’esercito di Tobruk aveva riferito di aver arrestato solamente 2 turchi nella città petrolifera Nord-orientale di Ajdabiya.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

 

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.