Libano: il presidente Aoun incontra l’ambasciatore italiano

Pubblicato il 13 settembre 2019 alle 16:11 in Italia Libano

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Il presidente della repubblica libanese, Michel Aoun, ha incontrato, venerdì 13 settembre, l’ambasciatore italiano in Libano, Massimo Marotti. L’incontro, tenutosi, nel palazzo presidenziale di Baada, ha messo in luce i mezzi necessari per rafforzare la cooperazione bilaterale tra i due Paesi.

In particolare, è stata presa in esame la situazione in cui riversa attualmente il Libano, segnato da una crisi economica incombente, e le aree di cooperazione Libano- Italia, alla luce di quanto espresso nelle deliberazioni della conferenza Cedre, del 6 aprile 2018, e della conferenza Roma II, del 15 marzo dello stesso anno, in cui si è discusso delle modalità di sostegno fornito da alcuni Paesi europei, tra cui l’Italia.  La conferenza di donatori Cedre, tenutasi a Parigi, ha permesso a Beirut di raccogliere una prima somma di 11 miliardi dollari tra donazioni e prestiti, mentre con Roma II la Francia si è impegnata a fornire una linea di credito pari a 400 milioni di euro.

Parlando del proprio Paese, il 13 settembre, Aoun ha affermato che Beirut impiegherà tutti i mezzi necessari a disposizione per risolvere le difficoltà economiche correnti e che “non permetterà al Libano di cadere”, in quanto, sebbene la crisi rappresenti un grande ostacolo, ci si impegnerà nell’”operazione di salvataggio”. A detta del presidente libanese, tale momento di difficoltà economica è dovuto ad un aumento della spesa pubblica rispetto alla percentuale di produzione del Paese, che ha causato un deficit di bilancio.

Tuttavia, il governo si è detto pronto a mettere in atto tutte le misure strutturali idonee per affrontare la problematica, sostenendo ed incoraggiando tutti i settori, la finanza in primis. “Stiamo vivendo una situazione difficile, ma abbiamo le capacità per uscirne” è stato altresì aggiunto, sottolineando che il Libano continuerà a contrastare anche ulteriori problemi, come quello della corruzione.

L’Italia rappresenta un partner storico per il Libano. Da un lato, Roma ha investito nel settore petrolifero e del gas. Dall’altro lato, si è prestato sostegno alle forze militari e di sicurezza, attraverso la presenza di circa 1.100 peacekeeper tra le forze Onu adibite al monitoraggio del cessate il fuoco con Israele, ovvero i caschi blu che costituiscono il contingente della Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite (UNIFIL). Quest’ultima è stata creata il 19 marzo 1978, in seguito all’occupazione del territorio libanese da parte di Israele, al fine di creare una fascia di sicurezza volta a tutelare i civili.

Inoltre, sempre nell’ambito dell’UNIFIL, Roma ha inviato 278 mezzi terrestri e 6 aerei. Secondo quanto riferito, il 15 marzo 2018, da un ex Ministero degli Esteri italiano, Angelino Alfano, “l’Italia è un partner di primaria importanza nel sostenere lo sviluppo delle capacità delle forze armate libanesi, in particolare per il suo impegno nel settore dell’addestramento”.

Un’altra missione che vede la partecipazione italiana è Mibil, che si inquadra nel contesto delle iniziative dell’International Support Group for Lebanon (ISG), sempre in ambito Onu. L’ISG mira a supportare il Libano, catalizzando l’impegno nel supporto ai rifugiati, all’economia nazionale e alle forze armate. Il contributo nazionale italiano consiste nell’impiego di 53 militari, 5 mezzi terrestri e 1 mezzo navale.

Non da ultimo, il 12 marzo 2018, il Ministero della Difesa italiano aveva annunciato la conclusione del primo corso di C-IED Awareness, la lotta agli ordigni improvvisati, a guida italiana, a favore delle Forze armate libanesi, mirata “ad incrementare ulteriormente il livello tecnico professionale dell’apparato preposto a garantire la sicurezza nel sud del Libano nel rispetto delle Risoluzioni 1701 e 2373 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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