Brexit, Bercow: “Johnson deve rispettare la legge”, intanto il governo annuncia vertice con Juncker

Pubblicato il 13 settembre 2019 alle 18:08 in Europa UK

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Il presidente della Camera inglese, John Bercow, ha criticato fortemente le parole del premier, Boris Johnson, secondo cui si sarebbe rifiutato di chiedere a Bruxelles una proroga dei tempi per uscire dall’Unione.

A tale riguardo, Bercow ha dichiarato che “non rispettare la legge non può sicuramente essere il punto di partenza”. Nello specifico, il presidente della Camera ha affermato di ritenere che “prendere in considerazione di non rispettare una legge approvata dal Parlamento” equivale a mettere in discussione “la forza morale dei rappresentanti eletti dal popolo” e ciò costituirebbe “il più cattivo esempio per il resto della società”.

Per tale ragione, “nessuno può rifiutarsi di richiedere un’estensione in virtù di quello che viene considerato il nobile fine di andar via dall’UE il prima possibile”, dal momento che “qualcuno può a quel punto giustificare il fatto di aver rapinato una banca dicendo che il denaro rubato verrà donato in beneficenza”.

Nel frattempo, Downing Street ha annunciato che Johnson incontrerà, lunedì 16 settembre, il presidente uscente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, in quello che sarà un primo tentativo per uscire dall’impasse sulla Brexit.

L’incontro avverrà in Lussemburgo, Paese natale di Juncker, e vedrà anche la partecipazione del principale negoziatore dell’Unione Europea, Michel Barnier, il quale ha recentemente insistito sulla presentazione da parte del Regno Unito di “proposte concrete”.

Entrambi i funzionari europei avevano in precedenza dichiarato di essere ottimisti sull’apporto che Johnson avrebbe portato nell’ambito dei negoziati sulla Brexit, ma in base alle ultime dichiarazioni di Barnier, secondo quanto sostenuto dal Guardian, l’ottimismo può aver fatto qualche passo indietro. Nello specifico, il responsabile dell’UE per il processo negoziale ha dichiarato che “mentre in precedenza l’Unione aveva raggiunto un accordo con il Regno Unito, al momento non vi è motivo per essere ottimisti”.

Secondo quanto reso noto, la scelta di effettuare l’incontro in Lussemburgo è stata suggerita a Johnson da alcuni funzionari europei, secondo cui incontrare Juncker a Bruxelles avrebbe potuto essere interpretato come una richiesta di concessioni da parte di Johnson.

Nel corso della visita in Lussemburgo, Johnson avrà altresì modo di incontrare il suo omologo lussemburghese, Xavier Bettel.

Lunedì 9 settembre è stata l’ultima giornata di lavori delle Camere prima della sospensione delle loro attività fino al 14 ottobre. Prima di interrompere i suoi lavori, tuttavia, il Parlamento aveva ottenuto l’approvazione della regina sul disegno di legge che di fatto vieta l’uscita dall’UE senza un accordo. La legge approvata prevede che il primo ministro avrà tempo fino al 19 ottobre, ovvero 2 giorni dopo il vertice con l’Unione, per raggiungere un accordo con l’UE e farlo approvare dal Parlamento inglese o, in alternativa, ottenere il consenso dei deputati sull’uscita senza un accordo. Nel caso in cui ciò non avvenga entro il 19 ottobre, il premier dovrà a quel punto chiedere a Bruxelles un’estensione della scadenza per l’abbandono da parte del Regno Unito del blocco comunitario, prorogandola al 31 gennaio 2020, sempre se l’Unione non propone una data alternativa. In caso contrario, il premier avrà 2 giorni di tempo per accettare la nuova scadenza, che però potrà nel frattempo essere rigettata dai membri del Parlamento.

Prima ancora dell’approvazione di tale legge, il premier in carica aveva rivisto la sua strategia, dichiarando di avere ora in programma di “incontrare l’UE il 17 ottobre, tornare in Regno Unito con un accordo e uscire dal blocco comunitario entro il 31 ottobre”, prendendo di fatto atto del disegno di legge portato avanti dal Parlamento, ma senza deludere le aspettative dei suoi elettori.

Il Regno Unito ha assunto l’impegno di lasciare l’UE entro il 31 ottobre rinegoziando l’accordo precedentemente raggiunto tra Buxelles e l’ex premier, Theresa May, il quale era stati respinto per tre volte dai legislatori, oppure andando via senza aver concordato un accordo di recesso. Il punto critico della trattativa è il backstop, una clausola che impedirebbe il ritorno di un confine duro in Irlanda, unica frontiera terrestre tra Gran Bretagna e UE, misura duramente contrastata da Johnson in quanto renderebbe il Regno Unito dipendente dall’UE. Il “backstop” era stato negoziato dall’ex premier, Theresa May, e prevede che la Gran Bretagna rimanga in un’unione doganale temporanea con l’UE dopo la Brexit, fino a soluzione migliore.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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