Balcani: Serbia e Cina avviano collaborazione militare, Giappone incontra il Kosovo

Pubblicato il 13 settembre 2019 alle 16:09 in Asia Balcani

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La Serbia ha avviato la collaborazione militare con la Cina, da cui acquisterà droni armati. Nel frattempo, il presidente del Kosovo, Hashim Taci, si è recato a Tokyo per incontrare il premier, Shinzo Abe.

Anche l’Asia è coinvolta nelle dinamiche regionali dei Balcani. È quanto emerge a seguito dell’annuncio da parte della Serbia dell’acquisto di 9 droni armati cinesi Chengdu Pterodactyl-1, conosciuti in Cina con il nome di Wing Loong, risultato del nuovo clima di collaborazione politica ed economica tra Pechino e Belgrado, unite dal progetto della Nuova via della Seta.

I 9 droni armati Wing Loong, secondo quanto dichiarato dal ministro della Difesa della Serbia, Aleksandar Vulin, giungeranno a Belgrado nei prossimi mesi, “rafforzando notevolmente l’esercito serbo, il quale otterrà capacità militari che non aveva in passato”.

Secondo quanto reso noto, i 9 velivoli a guida autonoma che giungeranno in Serbia saranno solo un primo ordine, dal momento che Belgrado ha reso noto che in futuro potrebbe acquistarne altri 15. I Wing Loong sono droni di lunga resistenza e in grado di raggiungere una media altitudine. Svolgono principalmente funzioni di ricognizione aerea e di sorveglianza e possono essere equipaggiati con ordigni esplosivi e missili per mirare contro obiettivi a terra.

Con l’invio dei 9 droni armati, la Cina esporterà in Europa per la prima volta velivoli militari a guida autonoma. I droni Wing Loong erano precedentemente stati scelti da Paesi di altre aree geografiche, tra cui il Kazakistan, l’Indonesia, il Pakistan, l’Egitto, l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e l’Uzbekistan. Circa gli scambi con gli Stati europei, invece, Pechino aveva venduto alla Slovacchia e alla Bielorussia i suoi velivoli militari di trasporto e numerosi lanciamissili.

Negli ultimi anni, secondo quanto ricostruito dal Telegraph, la Cina ha incrementato le proprie esportazioni di armi all’estero, diventando il quinto Paese al mondo dopo gli Stati Uniti, la Russia, la Francia e la Germania. Tuttavia, restringendo il campo alle vendite di droni armati, Pechino risulta al primo posto. Nello specifico, tra il 2008 e il 2017, la Cina ha venduto oltre 14 miliardi di armi convenzionali, la maggior parte delle quali, elicotteri da combattimento, carri armati e missili antinave, ha raggiunto Paesi in Africa, America Latina e Medio Oriente.

Mentre la Serbia rafforzava la propria collaborazione militare con Pechino, il presidente del Kosovo, Hashim Thaci, si è recato a Tokyo per incontrare il premier, Shinzo Abe. Nel corso della conferenza stampa tenuta al termine del vertice, il premier giapponese ha annunciato che il suo Paese è intenzionato a “continuare a fornire sostegno al Kosovo”. Nello specifico, Abe ha reso noto che Tokyo “vuole investire in Kosovo” e come prima mossa, organizzerà “una conferenza a Vienna sull’economia e sarà interamente dedicata al Kosovo”.

Tale disponibilità da parte di Tokyo è stata ben accolta dal presidente kosovaro, il quale ha reso noto che il vertice con Abe “è stato di grande importanza e comporterà il rafforzamento della collaborazione tra i due Paesi”.

Nel corso della visita di Stato in Giappone, Thaci ha anche avuto modo di incontrare il governatore della città di Tokyo, Yuriko Koike. Nel corso del vertice, stando a quanto reso noto da RTK, il presidente del Kosovo ha dichiarato che “nello spirito di espansione e di rafforzamento delle relazioni tra i due Paesi, è nell’interesse di entrambi raggiungere il gemellaggio delle due capitali, dato che l’esperienza di Tokyo potrà essere determinante per lo sviluppo di Pristina”.

È un momento delicato per la Serbia e per il Kosovo, entrambi vicine alle elezioni. Dopo la nomina del nuovo Rappresentante Speciale della Casa Bianca per i Balcani occidentali, Matthew Palmer, i Paesi della regione avevano intravisto dopo tempo uno spiraglio di possibilità per la riapertura del dialogo tra Pristina e Belgrado, fattore che vincola lo sviluppo dell’intera regione balcanica. Anche la Serbia aveva inizialmente mostrato apertura, ma il 9 settembre il ministro dell’Interno serbo, Nebojsa Stefanovic, aveva dichiarato che la Serbia continuerà ad opporsi all’ingresso del Kosovo nell’Interpol. Tale dichiarazione rappresentava un cambio di rotta rispetto a quanto finora emerso, dal momento che il Kosovo aveva imposto i dazi sui beni importati dalla Serbia proprio in virtù dell’ostruzionismo portato avanti da Belgrado in merito al possibile ingresso di Pristina nell’Interpol e, da parte sua, la Serbia aveva annunciato che fino a quando permarranno i dazi, Belgrado non avrà intenzione di avviare il processo di dialogo. Poco prima, il premier uscente del Kosovo, Ramush Haradinaj, aveva dichiarato che finché la Serbia non riconoscerà l’indipendenza di Pristina non avrà senso avviare un processo di dialogo. Tuttavia, la Serbia, così come gli Stati Uniti, aveva reso noto di riporre speranze nel governo che assumerà il potere a seguito delle elezioni in Kosovo del 6 ottobre, il quale potrà essere “più costruttivo e positivo”, “abolire le tasse sui beni serbi e aprire la strada per un nuovo dialogo”.

Anche l’Alto rappresentante per la Politica Estera dell’UE, Federica Mogherini, aveva dichiarato, lo scorso 2 settembre, che l’ingresso dei Paesi del Balcani nell’Unione “è necessario sia Bruxelles sia per la regione”, dato che rappresenta la “riunificazione del continente europeo”. A pochi giorni di distanza dalle parole di Mogherini, la neoeletta presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, aveva dichiarato, in occasione della presentazione della sua squadra, il 10 settembre, che una delle priorità della sua agenda sarà proprio l’avvio di buone relazioni e forti collaborazioni con i Paesi della regione balcanica. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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