Afghanistan: i talebani sottolineano che la guerra violenza continuerà senza accordo

Pubblicato il 13 settembre 2019 alle 8:56 in Afghanistan USA e Canada

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Un portavoce dei talebani ha comunicato che, senza un accordo, i talebani non sono obbligati a fornire un passaggio sicuro alle truppe statunitensi. Il punto di vista dei militanti sulla fine dei colloqui per la pace in Afghanistan. 

“È stato sorprendente per noi perché avevamo già concluso l’accordo di pace con il team delle negoziazioni USA”, ha dichiarato al quotidiano Al-Jazeera Suhail Shaheen, portavoce dei talebani. L’uomo ha riferito tali parole mentre si trovava ancora a Doha, la capitale del Qatar, dove si è tenuto il nono round di colloqui tra Stati Uniti e rappresentanti dei talebani. In tale contesto, il rappresentante speciale USA per la riconciliazione afgana, Zalmay Khalilzad, aveva anche affermato che un accordo di pace era stato concluso in linea di principio e avrebbe portato al ritiro immediato di alcune truppe statunitensi. Dall’inizio dei colloqui, le discussioni si sono incentrate su quattro questioni chiave: la garanzia talebana che ai gruppi armati e combattenti stranieri non sarà consentito utilizzare l’Afghanistan come base per condurre attacchi al di fuori del Paese, il completo ritiro delle forze statunitensi e della NATO, un dialogo intra-afghano e un cessate il fuoco permanente. Shaheen ha, tuttavia, affermato che un cessate il fuoco all’interno dell’Afghanistan non è mai stato parte dei negoziati, ma sarebbe rimasta piuttosto una questione da risolvere con il governo afghano, ma solo dopo il ritiro delle forze straniere.

“A proposito degli altri afgani, siamo pronti a parlare con loro. Se c’è un accordo per il cessate il fuoco con loro, non li attaccheremo. Ma questo è un altro aspetto della questione afgana. Vogliamo porre fine all’occupazione dell’Afghanistan prima”, ha aggiunto il portavoce del gruppo armato. Shaheen ha poi aggiunto che l’accordo dei talebani con gli Stati Uniti comprendeva il passaggio sicuro per il ritiro delle truppe e ha sottolineato: “Se firmiamo un accordo con loro, abbiamo l’obbligo di non attaccarli e fornire loro un passaggio sicuro. Se si ritirano senza alcun accordo di pace che firma con noi, spetta al nostro consenso o alla nostra volontà capire se attaccare o non attaccarli”. “Dipende da noi, perché non c’è accordo. Quindi li attaccheremo se vedremo che è nel nostro interesse, nel nostro interesse nazionale, nel nostro interesse islamico. Se vediamo che, invece, è nel nostro interesse non attaccare, non lo faremo”, ha aggiunto. “Se gli americani vogliono non attaccarci, e vogliono ritirarsi, e firmano l’accordo, sì, non li attaccheremo… Ma se ci attaccano, continuano i loro bombardamenti, i loro raid notturni, allora continuerà anche da parte nostra ciò che c’è stato negli ultimi 18 anni”, ha concluso.

Tale situazione è la conseguenza del fatto che durante i negoziati, le violenze in Afghanistan non si siano mai interrotte, con numerosi attenti quasi quotidiani. “I colloqui sono morti. Sono finiti”, aveva dichiarato Trump ai giornalisti, lunedì 9 settembre, mentre lasciava la Casa Bianca. I mesi di negoziati statunitensi con i leader dei talebani, che controllano gran parte dell’Afghanistan, si sono conclusi sabato 7 dicembre, quando Trump ha improvvisamente annunciato che avrebbe annullato le riunioni programmate a Camp David tra i militanti islamisti e il presidente afghano, Ashraf Ghani. Annunciando la cancellazione degli incontri, Trump ha citato l’attentato talebano a Kabul del 5 settembre, in cui 12 persone, tra cui un soldato americano, sono state uccise.

La situazione in Afghanistan è caratterizzata da una profonda instabilità. Alcuni credevano che un accordo tra talebani e Stati Uniti potesse garantire un miglioramento, nonostante le continue violenze. Tuttavia, Donald Trump aveva dichiarato che l’esercito USA sarebbe rimasto in Afganistan, il 29 agosto, almeno con il suo intelligence. La decisione giungeva, probabilmente, in risposta a quanto rivelato dai talebani, lunedì 26 agosto, quando questi avevano dichiarato che il raggiungimento di un accordo con gli Stati Uniti non avrebbe fermato l’insorgenza dei militanti contro il governo dell’Afghanistan, sostenuto da Washington, ma che al contrario i talebani avrebbero continuato “la loro lotta contro il governo afghano, per rovesciarlo e assumere il potere con la forza”.  

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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