UE: 4 milioni per combattere l’estremismo e la radicalizzazione

Pubblicato il 12 settembre 2019 alle 11:31 in Asia Europa

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La Commissione Europea ha approvato la spesa di 4 milioni di Euro a supporto di un progetto finalizzato al contrasto della radicalizzazione e dell’estremismo in Asia Centrale.

È quanto annunciato dal Servizio Europeo di Azione Esterna, mercoledì 11 settembre, il quale ha ufficializzato l’intenzione dell’Unione Europea di aiutare i Paesi dell’Asia Centrale nell’adozione di misure finalizzate al contrasto alla radicalizzazione e alla promozione della pace e della stabilità. Nello specifico, tali misure avranno come obiettivo l’aumento della resilienza sociale e la fornitura di strumenti alla cittadinanza affinché diventi in grado di individuare e reagire alla disinformazione.

Molto spesso, sostiene l’UE, i gruppi estremisti utilizzano i canali online per promuovere la propria ideologia e invogliare le persone più vulnerabili, inclusi i giovani, alla violenza. Ciò ha portato alla diffusione della disinformazione e di opinioni distorte sulle principali tematiche sociali, politiche e religiose, facilmente sfruttabili.

Al fine di contrastare tale fenomeno, il progetto dell’UE intitolato “Contribuire alla stabilità e alla pace in Asia centrale attraverso l’alfabetizzazione mediatica, il miglioramento delle segnalazioni e la cooperazione a livello regionale” intende migliorare le abilità dei giornalisti, attivisti e degli addetti stampa dell’Asia Centrale affinché producano contenuti di alta qualità e incoraggino una lettura maggiormente critica delle notizie.

Il progetto, avviato nel 2018 grazie ai fondi dello Strumento per la Stabilità e la Pace dell’UE, è portato avanti da Internews, una ONG internazionale finalizzata alla diffusione di notizie affidabili e di alta qualità. Le sue principali attività consistono nell’organizzazione di incontri formativi e workshop nazionali e regionali e nell’ideazione e creazione di piattaforme di controllo per l’individuazione della disinformazione in collaborazione con il Kazakistan, il Kirghizistan e il Tagikistan.

Nel dicembre 2018, nell’ambito di tale cooperazione, Internews aveva realizzato un forum regionale in collaborazione con il Ministero degli Affari Interni del Kirghizistan. A seguito di tale iniziativa, il responsabile dell’Agenzia kirghisa per il contrasto all’estremismo e all’immigrazione illecita, Erlan Bakiev, ha dichiarato che “al giorno di oggi, le organizzazioni terroriste e gli estremisti utilizzano in maniera attiva il web per le loto attività do comunicazione, arruolamento e propaganda”. Bakiev ha in seguito aggiunto che “non vi è dubbio sull’utilizzo da parte delle organizzazioni terroristiche dei migliori esperti sull’utilizzo dei media e per tale ragione, al fine di contrastarli, è importante aumentare l’alfabetizzazione mediatica dei cittadini, dei professionisti del settore e dei funzionari pubblici”.

Il Kazakistan, situato nell’Asia Centrale a Sud della Russia, ha adottato una strategia completa di contrasto al terrorismo e dell’estremismo violento dopo essere stata terreno fertile per le cellule dell’ISIS. In particolare, il Country Report on Terrorism del 2017 redatto dal Dipartimento di Stato americano ha evidenziato le iniziative kazake finalizzate a prevenire la radicalizzazione e l’abbandono del Paese da parte di potenziali foreign fighter diretti verso la Siria e l’Iraq. A fronte di tali iniziative, la polizia frontaliera del Kazakistan ha dichiarato che nessun cittadino del Paese aveva lasciato il Paese nel 2017 per dirigersi in zone di guerra.

Per quanto concerne il Kirghizistan, ex repubblica sovietica centroasiatica a Sud del Kazakistan, il Country Report on Terrorism del 2017 redatto dal Dipartimento di Stato americano ne ha evidenziato le misure finalizzate al contrasto all’estremismo. Ciò nonostante, però, secondo le stime del governo, almeno 800 cittadini kirghizi hanno lasciato il Paese per unirsi all’ISIS o ad altre organizzazioni terroriste.

Anche il Tagikistan, ex membro dell’Unione Sovietica situato a Sud del Kirghizistan, secondo il Country Report on Terrorism del 2017 redatto dal Dipartimento di Stato americano, ha adottato l’antiterrorismo quale priorità della propria agenda, soprattutto dopo che le indagini delle agenzie antiterrorismo del Paese hanno fatto emergere che circa 1.300 tagiki hanno lasciato il Paese per unirsi all’ISIS a partire dal 2015. Vista la vicinanza con l’Afghanistan, inoltre, le autorità tagiche ritengono che Kabul sia la principale fonte di disordini e di terrorismo per il Paese.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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