Sudan: annunciati negoziati di pace con i ribelli, il premier vola in Sud Sudan

Pubblicato il 12 settembre 2019 alle 13:06 in Sud Sudan Sudan

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Il primo ministro sudanese, Abdalla Hamdok, si è recato in Sud Sudan, giovedì 12 settembre, per la sua prima visita estera ufficiale. Nella capitale, Juba, ha incontrato le forze ribelli del suo Paese e, secondo quanto riferito con una nota dal ministro dell’Informazione, Faisal Mohammed Saleh, ha definito con loro una tabella di marcia da seguire fino alla firma di un accordo di pace tra le parti. I negoziati ufficiali inizieranno il 14 ottobre e dureranno per circa 2 mesi.

Uno degli obiettivi prioritari del nuovo premier è quello di riportare al più presto la pace e la stabilità in Sudan, condizione che permetterebbe anche la rimozione del Paese dalla lista americana degli Stati sponsor del terrorismo. La nazione africana è teatro tuttora di diversi conflitti interni, che interessano principalmente le zone del Darfur, del Nilo Blu e del Kordofan meridionale. Le forze militari e paramilitari sudanesi sono state accusate ripetutamente di crimini di guerra e violazioni dei diritti umani in quelle aree. Il nuovo governo di transizione, nato il 7 settembre da un accordo di condivisione dei poteri tra la fazione civile e quella militare del Sudan, firmato il 17 luglio, ha espresso tutto il suo impegno nel cercare di risolvere le dispute nei primi 6 mesi del suo operato. Hamdok ha ribadito anche in prima persona quest’intenzione e ha sottolineato che una ridotta spesa militare, favorita dal ripristino della pace, potrebbe altresì stabilizzare l’economia del Paese, attualmente in sofferenza.

Il premier, insieme a 4 ministri del nuovo esecutivo e al capo del Consiglio Sovrano sudanese, Mohamed Hamdan Dagalo, capo delle Forze paramilitari di Supporto Rapido, ha incontrato in Sud Sudan i rappresentanti del Fronte Rivoluzionario Sudanese (SRF), del Movimento settentrionale per la Liberazione del Popolo sudanese (SPLM-N) e dell’Alleanza delle Forze per la Liberazione del Sudan (SLFA). La SRF è una coalizione chiave che incorpora le forze ribelli del Darfur, del Nilo Blu e del Kordofan meridionale. Le ultimi due regioni sono rappresentate anche nell’SPLM-N, capeggiato da Abdulaziz al-Hilu, mentre l’SLFA, guidato da Taher Hajer, è un’alleanza dei gruppi ribelli del Darfur.

Anche l’Egitto, il Ciad e gli Emirati Arabi Uniti hanno espresso la loro disponibilità a ospitare i negoziati di pace tra governo e ribelli sudanesi. L’accordo, secondo le parole del vicecapo dell’SPLM-N, Yasir Arman, “mira alla costruzione di una fiducia reciproca nei confronti di un ripristino della pace, punto fondamentale della nostra carta costituzionale”.

La visita di Hamdok, tuttavia, non è solo volta alla riappacificazione con le fazioni ribelli del Sudan ma anche alla normalizzazione delle relazioni commerciali con il Sud Sudan, diventato indipendente il 9 luglio 2011. I due Paesi intendono definire meglio i loro rapporti in ambito economico per facilitare il movimento di persone, beni e servizi. “La visita marcherà la relazione speciale che intercorre tra i due vicini”, ha sottolineato il Ministero dell’Informazione.

Se Hamdok e il suo entourage hanno espresso ottimismo e speranza rispetto alle prospettive di pace del proprio Paese, altri si sono mostrati più cauti e hanno evidenziato che le forze militari e paramilitari detengono ancora un ruolo di primo piano all’interno degli ambienti politici sudanesi. Alcuni temono che un trattato di pace con i gruppi ribelli possa fare poco per alleviare le difficoltà delle minoranze etniche e religiose nelle province meridionali del Paese. Il Fronte Rivoluzionario Sudanese ha invitato il governo a migliorare le misure tese a ristabilire la fiducia e a realizzare un accordo di pace duraturo tra le varie fazioni. Le iniziative suggerite riguarderebbero l’apertura di corridoi umanitari, il rilascio dei prigionieri di guerra, l’annullamento di sentenze ingiuste contro i leader dei ribelli e la restituzione delle proprietà confiscate.

Migliaia di persone sono state uccise durante la guerra civile in Sudan, dove il conflitto nella regione occidentale del Darfur, iniziato nel 2003, ha visto i ribelli ingaggiare una dura lotta contro il potere centrale dell’ex presidente Omar al-Bashir. I combattimenti del Darfur sono diminuiti negli ultimi 4 anni, da quando il Movimento per la giustizia e l’uguaglianza (JEM) e due fazioni dell’Esercito di liberazione sudanese (SLA) hanno cominciato ad essere attivi in funzione anti-ribelli.

Il Kordofan meridionale e il Nilo azzurro sono state anch’esse ampiamente impegnate in un lungo conflitto contro il governo di Khartoum, interrotto con un cessate il fuoco in vigore negli ultimi 2 anni. La guerra era iniziata quando, con l’indipendenza del Sud Sudan, nel 2011, le due regioni erano finite sul lato sudanese del confine. Grandi comunità delle due province si erano schierate con il Sud durante i decenni di guerra civile con il governo Khartoum. Molti affermano di essere ancora emarginati e accusano le autorità di discriminazione nei propri confronti.

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Chiara Gentili

di Redazione

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