Onu: regime siriano e Russia accusati di crimini di guerra

Pubblicato il 12 settembre 2019 alle 11:45 in Medio Oriente Siria

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Gli investigatori delle Nazioni Unite hanno accusato la coalizione internazionale a guida statunitense, la Russia, il regime siriano e le milizie curde di aver commesso abusi che potrebbero essere considerati crimini di guerra.

Tali accuse sono state rivolte dopo l’avvio di nuovi attacchi ed operazioni nell’area rurale di Idlib ad opera delle forze del presidente siriano, Bashar Al-Assad, coadiuvate dalla Russia. In particolare, secondo il rapporto pubblicato dalla Commissione di inchiesta dell’Onu, e riguardante la Siria, la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti ha condotto diversi attacchi aerei in Siria, provocando un gran numero di vittime civili e che, pertanto, possono essere considerati crimini di guerra.

Il rapporto, di mercoledì 11 settembre, si basa su 300 interviste, immagini satellitari, analisi di video e immagini, raccolte sin dall’inizio del 2019. Oltre alla coalizione, è stato altresì dichiarato che aerei del regime siriano e degli alleati russi hanno condotto e stanno tuttora conducendo una sanguinosa battaglia che prende di mira anche strutture mediche, scuole, mercati e aree agricole. Anche tale tipo di azioni costituisce un crimine di guerra.

Tuttavia, è stato sottolineato che l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Siria, Geir Pedersen, è seriamente impegnato nel Paese ed ha altresì rivolto uno sguardo particolare alla questione delle persone scomparse, rapite e detenute. Inoltre, a detta di un membro della Commissione internazionale d’inchiesta indipendente, Hanny Megally, vi sono stati diversi processi giudiziari straordinari e sono stati emessi mandati di arresto contro capi della sicurezza in Siria. Megally ha poi evidenziato che non è la prima volta che vengono rivolte accuse simili.

Il rapporto ha affermato che il conflitto in Siria, oramai al suo non anno, è caratterizzato da un grado di violenza sempre più crescente, a danno soprattutto dei civili. È stato dichiarato che i siriani sfollati a seguito delle offensive di Assad sono quasi 13 milioni. Le aree che continuano ad assistere ad una drammatica escalation sono soprattutto Idlib, Hama, Latakia e l’Ovest di Aleppo, dove sono state altresì distrutte le infrastrutture necessarie alla sopravvivenza della popolazione civile.

Stando al rapporto, la coalizione a guida statunitense e le Syrian Democratic Forces hanno condotto operazioni che hanno distrutto in particolare città e villaggi del governatorato di Dayr Al-Zawr, dove migliaia di civili sono stati costretti alla fuga, alcuni dei quali sospettati di essere militanti dell’ISIS. Dopo il bombardamento di Baghouz, di marzo 2019, circa 70.000 persone, per la maggior parte donne e bambini al di sotto di 12 anni, si sono rifugiate nel campo di Al-Hol, dovendo, però, far fronte a condizioni umanitarie pessime.

Non da ultimo, sono stati documentati almeno 390 casi di morte “evitabile”, a causa di malnutrizione e ferite infette. Inoltre, a causa delle politiche adottate da alcuni Stati, i bambini di al-Hol rischiano non solo di essere separati dai propri genitori ma anche di rimanere senza alcuna nazionalità, anche a causa della perdita dei propri documenti di nascita. A ciò si aggiunge il fatto che numerosi ragazzi di età superiore a 12 anni sono stati imprigionati perché possibili futuri combattenti dello Stato Islamico.

Anche il distretto di Afrin è vittima di incidenti di torture, rapimenti, violenza sessuale, estorsione e assassinii, a causa dell’assenza dello stato di diritto. Nel Ghouta Est, a Duma e Dar’a, l’accesso ai servizi rimane limitato, soprattutto per quanto riguarda acqua, elettricità ed istruzione. Inoltre, le disparità di genere si sono accentuate con l’esacerbarsi del conflitto. Di fronte a tale scenario, la Commissione indipendente di inchiesta sulla Siria ha ricevuto il mandato di condurre indagini sulle violazioni del diritto internazionale, commesse in Siria sin da marzo 2011.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive di Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

Sin dalla fine del mese di aprile, la provincia di Idlib e le aree adiacenti, nel Nord-Ovest del Paese, hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama. Sebbene nei primi tre mesi i combattimenti fossero concentrati soprattutto nell’area rurale di Hama, le forze del regime hanno iniziato, l’8 agosto, ad ampliare il proprio raggio di azione nella periferia meridionale di Idlib.

Dopo circa quattro mesi di combattimenti e 950 civili morti, venerdì 30 agosto, l’esercito russo aveva reso noto di aver accettato un cessate il fuoco unilaterale nella regione Nord-occidentale di Idlib, che avrebbe rispettato anche il regime siriano a partire dalla mattina di sabato 31 agosto. Si tratta di una regione con postazioni strategiche, in cui l’esercito siro-russo sta cercando di riguadagnare terreno attraverso operazioni via terra. Tuttavia, già a partire dal 10 settembre, tale tregua è stata più volte violata.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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