Mali: jihadisti rivelano che l’attentato del 3 settembre era indirizzato ai francesi

Pubblicato il 12 settembre 2019 alle 15:23 in Africa Mali

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L’affiliato africano di al-Qaeda nell’Africa occidentale e nel Maghreb, Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin (JNIM), ha dichiarato che l’attentato compiuto il 3 settembre in Mali, dove sono rimasti uccisi circa 14 civili, era in realtà diretto contro un convoglio di soldati francesi. Un autobus, con a bordo 60 passeggeri, era passato sopra una mina mentre attraversava la regione centrale di Mopti, frequentemente colpita dai militanti delle organizzazioni terroristiche.

I portavoce di JNIM hanno chiarito, giovedì 12 settembre, che non intendevano colpire l’autobus ma che il loro obiettivo erano le truppe francesi. I jihadisti si sono altresì scusati con i familiari delle vittime, offrendo le loro condoglianze. “Con profonda tristezza e dolore, abbiamo ricevuto notizie sull’uccisione di un gruppo di nostri fratelli e figli”, ha detto l’organizzazione tramite il suo braccio mediatico, secondo quanto riportato dal sito americano che monitora le pagine web jihadiste, SITE. “Questo incidente è stato il risultato della detonazione di una mina terrestre che i mujaheddin avevano piantato per le pattuglie d’occupazione francesi”, si legge nella dichiarazione. Oltre a 14 morti, circa 24 sono stati feriti in seguito all’attentato.

La regione di Mopti, il cui confine orientale viene condiviso anche da Niger e Burkina Faso, è diventata una sorta di rifugio sicuro per i militanti jihadisti che intendono destabilizzare il potere centrale e attaccare le forze straniere presenti sul territorio nell’ambito di operazioni di peacekeeping. Attentati con ordigni improvvisati sono piuttosto frequenti. Il 16 giugno, un contingente di forze maliane e francesi ha ucciso circa 20 militanti islamici nel quadro di uno dei più recenti raid effettuati nel Mali settentrionale, dove è forte la presenza dell’Isis. Oltre allo Stato Islamico, nel Paese sono attivi, soprattutto al centro e al Nord, diversi gruppi estremisti violenti, di matrice islamista, come il suddetto Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), ma anche al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), Ansar al-Dine (AAD), e il Macina Liberation Front. JNIM si è formato il 2 marzo 2017 dall’unione della branca sahariana di AQIM, di Ansar al-Dine e del Fronte di liberazione della Macina.

La sicurezza del Mali è peggiorata da quando, nel 2013, le forze francesi locali hanno respinto i ribelli islamisti e Tuareg dai territori a nord che erano stati occupati nel corso dell’anno precedente. Da allora, si verificano periodicamente attacchi. Inizialmente le azioni terroristiche erano concentrate nel deserto del Nord ma, nel corso del tempo, si sono estese anche nel centro e nel Sud del Paese. Le autorità di Bamako si appoggiano soprattutto all’aiuto della missione dell’Onu, la UN Multidimensional Integrated Stabilization Mission (MINUSMA), e delle forze francesi per assicurare la stabilità nella regione, minacciata dai continui attacchi terroristici. Nell’ambito della MINUSMA, le Nazioni Unite hanno dispiegato circa 12.000 unità tra polizia ed esercito. Si tratta della missione più pericolosa tra tutte le quelle dei caschi blu. L’iniziativa è stata creata con la Risoluzione 2100 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il 25 aprile 2013, con l’obiettivo di fornire sostegno al processo di transizione politica e stabilizzazione nel Paese.

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Chiara Gentili

di Redazione

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