Libia: Haftar alle porte di Gharyan, scoperta una nuova base “turca”

Pubblicato il 12 settembre 2019 alle 10:32 in Libia Turchia

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Le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar, nella tarda serata di mercoledì 11 settembre, hanno preso il controllo della postazione di Ghout Al-Reeh, situata nei pressi di Gharyan, città posta a circa 90 km a Sud-Ovest di Tripoli.

Tale risultato giunge dopo scontri che hanno interessato le forze di Haftar e l’esercito del governo tripolino. In particolare, quest’ultimo ha dapprima lanciato un’offensiva contro postazioni dell’LNA situate a 30 km a Sud di Gharyan. Secondo quanto riferito dall’operazione Vulcano di Rabbia, l’esercito tripolino era riuscito a prendere il controllo di gran parte dell’area, che rappresenta un luogo rilevante per il proprio nemico, in quanto punto di passaggio per i rifornimenti diretti verso Tarhouna.

Inoltre, le forze di Haftar hanno riferito di aver scoperto depositi di droni e munizioni appartenenti al governo di Tripoli e situati nella città di Zawiya, considerata un’area di notevole importanza, in quanto ospita la più importante raffineria di petrolio del Paese, con una capacità di 120mila barili di petrolio al giorno. Questa si trova nella Libia occidentale, a meno di 50 km dalla capitale Tripoli. Secondo quanto riferito dal centro media dell’LNA, Zawiya ospita altresì una base delle forze di Tripoli, verso cui giungono aerei di provenienza turca. Inoltre, l’omonimo distretto è anche sede di un ulteriore deposito di armi pesanti e veicoli corazzati, situato nell’area di Abu Sarra, occupato, con l’operazione dell’11 settembre, dalle forze di Haftar.  

L’esercito libico ha ripetutamente accusato la Turchia di guidare le battaglie nella regione occidentale della Libia, a favore delle milizie armate e dei gruppi terroristici sostenuti dal governo di Tripoli, fornendo armi, attrezzature militari e droni, nonostante il divieto del Consiglio di sicurezza dell’Onu di fornire armi alla Libia.

Uno degli ultimi eventi legati alla Turchia risale alla sera di lunedì 2 settembre, quando le forze aeree di Haftar hanno abbattuto un drone di provenienza turca, mentre si stava dirigendo verso i raggruppamenti delle unità di terra situate a Wadi Al-Rabie, nel Sud della capitale Tripoli. Tale drone era partito dalla base di Mitiga, l’ala militare dell’aeroporto internazionale.

Precedentemente, nella notte tra il 17 e il 18 agosto, la base aerea di Misurata era stata colpita da 13 raid aerei. Misurata riveste un’importanza strategica e militare ed è di supporto alle forze dell’esercito del governo tripolino. Da tale luogo, le forze di Tripoli lanciano aerei da guerra e droni, ed è qui che ricevono armi e munizioni dall’estero.

Già prima dell’attacco del 17 agosto, si prevedeva che la postazione potesse divenire una probabile base permanente per la Turchia, sostenitrice del governo tripolino. In tale occasione, Haftar aveva dichiarato che avrebbe ostacolato qualsiasi tentativo di stabilire basi straniere in Libia, volte a sostenere e finanziare il terrorismo all’interno del Paese. Pertanto, fino a quando la città continuerà a ricevere sostegno militare turco, attacchi dell’LNA sono da ritenersi legittimi.

Le tensioni tra Libia e Turchia erano già aumentate il 23 giugno, quando il ministero degli Esteri di Ankara aveva accusato le milizie di Haftar di aver sequestrato 6 cittadini turchi. In tale occasione, Ankara aveva avvertito che l’LNA sarebbe diventato un “obiettivo legittimo” se queste persone non fossero state rilasciate immediatamente. Da parte sua, l’esercito di Tobruk aveva riferito di aver arrestato solamente 2 turchi nella città petrolifera Nord-orientale di Ajdabiya.

In Libia, Ankara sostiene il governo internazionalmente riconosciuto di Tripoli e ha fornito droni e veicoli alle forze alleate di tale fazione.  Tali armamenti sono stati utilizzati per respingere la campagna di Haftar, lanciata dal generale contro Tripoli, il 4 aprile scorso.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Haftar, il 4 aprile, dopo aver conquistato il Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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