Israele: ancora raid sulla Striscia di Gaza mentre l’Onu condanna Netanyahu

Pubblicato il 12 settembre 2019 alle 9:07 in Israele Palestina

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Aerei da guerra israeliani hanno lanciato un quarto raid sul complesso di Ashkelon, a Beit Lahia, nel Nord della Striscia di Gaza, dopo che la medesima area era stata colpita precedentemente con tre raid successivi.

La notizia è stata riferita nelle prime ore di giovedì 12 settembre e, secondo quanto affermato dall’esercito israeliano, si trattava di un compound militare di Hamas colpito nella tarda serata del giorno precedente, l’11 settembre. L’attacco è giunto in risposta a missili lanciati durante il giorno dall’enclave controllata da Hamas contro territori israeliani. A tal proposito, le Forze di Difesa israeliane si sono dette determinate a contrastare qualsiasi tentativo di causare danni ai civili di Israele e considerano Hamas responsabile per quanto sta accadendo dentro e fuori la Striscia di Gaza. Gli attacchi israeliani sono stati successivamente confermati anche da ufficiali palestinesi.

La Striscia di Gaza ha assistito, anche nelle prime ore di mercoledì 11 settembre, a 15 raid aerei, lanciati da Israele verso l’area centrale e settentrionale della zona. In particolare, tali raid sono stati lanciati in serie da un velivolo dell’esercito israeliano contro diversi obiettivi, senza causare vittime. L’offensiva è giunta dopo che due missili hanno colpito l’insediamento israeliano di Ashdod, mentre il primo ministro, Benjamin Netanyahu, stava tenendo un incontro con i membri del partito Likud. Non da ultimo, altri attacchi hanno interessato Beit Lahia, nel Nord della Striscia di Gaza, e la città palestinese di Deir al Balah, nel centro della medesima regione, mentre ulteriori raid di provenienza israeliana hanno altresì colpito le aree rurali del Sud. Il Ministero della Salute palestinese non ha riportato vittime, ma è stato affermato che i luoghi colpiti sono stati distrutti.

Tale escalation giunge in un momento in cui il premier Benjamin Netanyahu, anche in vista delle prossime elezioni previste per il 17 settembre, ha annunciato la propria intenzione di annettere la Valle del Giordano alla Cisgiordania occupata, in caso di vittoria. Si tratta di territori che equivalgono a circa un terzo della Cisgiordania.

L’intenzione di Netanyahu è stata ampiamente condannata dai ministri degli Esteri dei Paesi arabi riunitisi in sede di Lega araba, il 10 settembre, al Cairo. Nel corso di una sessione straordinaria richiesta della Palestina, i ministri arabi hanno affermato che la dichiarazione del premier israeliano rappresenta una nuova aggressione da parte di Israele, che viola quanto stabilito dal diritto internazionale, dalla Carta delle Nazioni Unite e dalle relative risoluzioni legittime prese a livello internazionale, tra cui le risoluzioni del Consiglio di sicurezza 242 e 338. Inoltre, quanto affermato da Israele potrebbe minare le basi e i progressi futuri del processo di pace.

Dal canto suo, il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, ha minacciato, il 10 settembre, di ritirarsi da qualsiasi accordo raggiunto con Israele nel caso in cui questo decida di occupare la Valle del Giordano e il Mar Morto settentrionale, ed imponga la propria sovranità sui territori palestinesi. “Abbiamo il diritto di difendere i nostri diritti e raggiungere i nostri obiettivi con tutti i mezzi disponibili, qualunque sia il risultato” sono state le parole di Abbas.

Non da ultimo, anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha commentato l’intenzione di Netanyahu, esprimendo, l’11 settembre, il proprio stato di preoccupazione a riguardo. Per Guterres, annettere parti della Cisgiordania occupata, in caso di vittoria alle elezioni, rappresenta una mossa illegale che minerebbe le prospettive di pace nella regione. “Tali misure, se attuate, costituirebbero una grave violazione del diritto internazionale. Sarà un danno alle possibilità di rilanciare i negoziati e la pace regionale” sono state le parole del Segretario Generale.

Dal 2008, Israele ha condotto tre guerre sulla Striscia di Gaza, uccidendo migliaia di persone, per lo più civili palestinesi. Israele considera Hamas responsabile di tutte le violenze di Gaza, mentre Hamas afferma che Israele è la causa dello stato di rabbia e pressione inflitta ai residenti dell’area, a causa del continuo assedio.

I palestinesi reclamano la liberazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, territori occupati da Israele nella guerra del 1967, per la costituzione di uno Stato indipendente. Superando le politiche pianificate dai suoi predecessori, l’amministrazione statunitense attuale si è rifiutata di approvare una soluzione che preveda due Stati per risolvere il conflitto tra Israele e palestinesi. Questi ultimi hanno chiuso i loro legami con la Casa Bianca dopo che il presidente statunitense, Donald Trump, ha dichiarato di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele, nel dicembre 2017, e di trasferire la propria ambasciata in questa città.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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