Iran: no a negoziazioni con gli USA se permangono le sanzioni

Pubblicato il 12 settembre 2019 alle 12:50 in Iran USA e Canada

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Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha affermato, nel corso di una conversazione telefonica con il presidente francese, Emmanuel Macron, che non ha senso intraprendere negoziazioni con gli Stati Uniti se questi non revocano le proprie sanzioni.

L’affermazione di Rouhani è giunta nella tarda serata di mercoledì 11 settembre, dopo che il presidente della Casa Bianca, Donald Trump, aveva affermato, nella stessa giornata, che non avrebbe incontrato il suo omologo iraniano. “Il governo, il parlamento ed il popolo iraniani credono che non vi sia alcun significato e senso in negoziazioni con gli Stati Uniti, dal momento che le misure di divieto sono ancora vigenti” sono state le parole del presidente iraniano.

Trump, dal canto suo, l’11 settembre ha messo in guardia la controparte iraniana da quanto stabilito circa le procedure di arricchimento dell’uranio, considerando tale mossa “molto pericolosa”. Il presidente statunitense ha altresì dichiarato che, inizialmente, pensava che Teheran volesse raggiungere un accordo nella cornice del programma sul nucleare. Tuttavia, rispondendo alla domanda di un eventuale incontro, Trump ha dichiarato: “Non sto cercando alcun incontro con il presidente iraniano all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite”.

Macron, invece, continua a profondere sforzi per cercare di salvare l’accordo sul nucleare del 2015. A tal proposito, il 2 settembre scorso, nel corso di una riunione tenutasi a Parigi con una delegazione iraniana, la Francia ha offerto all’Iran una linea di credito dal valore di 15 miliardi di dollari, in cambio del completo rispetto dell’accordo del nucleare. Nonostante l’opposizione da parte degli Stati Uniti, Parigi avrebbe voluto contribuire ad alleviare le conseguenze negative per l’economia iraniana, derivanti dall’imposizione delle sanzioni statunitensi, e garantendo entrate petrolifere.

Tuttavia, nelle ultime settimane, vi è stata una crescente escalation della questione del nucleare, che ha visto il suo apice lo scorso 6 settembre, quando il ministro degli Esteri iraniano, Mohammed Javad Zarif, ha inviato una lettera all’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, in cui veniva affermato che l’Iran aveva ufficialmente revocato tutte le restrizioni in materia di ricerca e sviluppo sul nucleare, compiendo un nuovo passo verso la riduzione dei propri adempimenti circa l’accordo sul nucleare del 2015.

Sempre l’11 settembre, Rouhani non ha escluso la possibilità di ritornare indietro sui suoi passi, affermando che potrebbe nuovamente adempiere ai propri impegni, nel caso in cui “un accordo con l’Europa diventi definitivo”, lasciando alludere alla presenza di un accordo preliminare che necessita dell’approvazione degli Stati Uniti per entrare in vigore. Inoltre, il presidente iraniano ha altresì dichiarato che la propria decisione di proseguire con la terza fase di riduzione degli adempimenti è “reversibile”.

“Rafforzare l’accordo sul nucleare e mettere in sicurezza i corridoi marittimi del mondo, tra cui quelli del Golfo e del mare di Oman, rappresentano due grandi obiettivi, negli interessi del mondo intero e anche dell’Unione Europea e degli Stati Uniti” ha altresì detto Rouhani, il quale ha poi aggiunto che l’accordo sul nucleare rappresenta un’ottima opportunità per coloro che investono nella crescente economia iraniana. Pertanto, a detta di Teheran, è necessario che l’Europa, ed in particolare la Francia, facciano la propria parte per preservare tale patto.

Tuttavia, Rouhani ha altresì descritto la terza fase della riduzione delle proprie promesse “più importante delle due fasi precedenti”, ribadendo che l’Iran desidera acquisire una tecnologia nucleare per scopi pacifici ma che sta seguendo una strategia di “impegno in cambio di impegno”.

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) è un accordo firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania ed i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, con cui si prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Trump si è ritirato da tale intesa unilateralmente l’8 maggio 2018, imponendo nuovamente sanzioni contro Teheran, e causando una frattura più profonda nei loro rapporti.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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